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PMI Dome

ICT al rallentatore in Italia: serve più governance

Mercato aggregato in crescita del 2,3 per cento, contro il 6,1 per cento nel mondo. L'informatica ristagna, l'It debole non aiuta la competitività del Paese e sollecita decise azioni di rilancio. La PA locale stende, ma è critica al neo-statalismo locale.
Redazione PMI-dome | 23 marzo 2006
I DATI ASSINFORM

Il dettaglio dei dati sull'andamento del mercato dell'informatica e delle tecomunicazioni, nella nostra pill-o-stat.

"Una stagnazione generalizzata della domanda d’innovazione nel Paese, che registra anche veri e propri crolli settoriali, è alla base della crisi di mercato che vive oggi l’Information & Communication Technology italiana,  con conseguenti difficoltà competitive per l’intera economia. E’ una situazione che desta profonda preoccupazione avvenendo in assoluta controtendenza con i nuovi trend della ripresa mondiale, che vedono l’innovazione tecnologica e le infrastrutture Ict al centro di ogni strategia di crescita economica” – non ha usato perifrasi Ennio Lucarelli, presidente diAitech-Assinform (l’associazione di Confindustria che da quest’anno riunisce tutte le principali imprese informatiche che operano in Italia) nel denunciare i problemi alla base della crisi del settore, evidenziata dai dati sull’andamento del mercato nazionale dell'informatica e delle telecomunicazioni,  presentati oggi a Milano, come prima anticipazione del Rapporto Assinform 2006. 

Le cifre, d’altro canto, parlano chiaro:

  • il volume del fatturato prodotto nel 2005 dal mercato aggregato (informatica + telecomunicazioni) è risultato di 62.611milioni di euro, con un incremento del 2,3 % rispetto all’anno precedente,  pari a quasi due punti in meno rispetto al mercato europeo e quattro in meno rispetto a quello mondiale
  • ancora più profondo il ritardo che scontano i servizi informatici rispetto ai paesi nostri diretti concorrenti: 0,9% di crescita (2004 /2005) contro una media europea del 3,5% dove si segnalano punte fino al 6% come il caso spagnolo e contro un tasso di sviluppo del 5% del mercato Usa

Ma è analizzando la domanda It che meglio si evidenzia la gravità del fenomeno, che vede l’intera economia italiana, tra settori produttivi e pubblica amministrazione, disinvestire in innovazione:

  • se le grandi imprese, a fine 2005, si erano alimentate di servizi informatici per un debole + 0,9%, la domanda delle piccole imprese ha subito un calo del -1,4%, (in continuità negativa con il –3,3% dell’anno precedente), parzialmente controbilanciata  dall’andamento delle medie imprese, che si è attestato a un migliore +1,7%
  • nel contempo si è verificata una contrazione dell’1% della spesa informatica delle Amministrazioni centrali (ancor peggiori i dati di bilancio 2006, che nella Legge Finanziaria prevedono una contrazione della spesa informatica del 35%)

Un discorso a parte merita ciò che sta avvenendo a livello delle amministrazioni pubbliche locali con il ricorso sempre più ampio all’affidamento diretto di servizi informatici interni e, più recentemente, anche di infrastrutture di telecomunicazioni, a società costituite ad hoc da parte di Regioni, Province, Comuni, aziende municipalizzate:

  • infatti, alla crescita della domanda pubblica da parte degli enti locali del 3,4% nel 2005, è corrisposta una ancor maggiore crescita dell'offerta di servizi Ict da parte delle società pubbliche, del +4,3%, pari al 40% dell'it nella PA Locale

Per questo si concorda pienamente con il presidente di Confindustria Montezemolo quando denuncia con forza, com’è avvenuto anche in occasione dell’assise di Vicenza, il fenomeno degenerativo rappresentato dalla crescita di questa sorta di neo-statalismo locale con cui “invece di liberalizzare il mercato, si allarga la concorrenza sleale di chi opera in regimi protetti con i soldi dei cittadini. Non solo: si sottraggono spazi vitali per iniziative veramente imprenditoriali dove soprattutto le nostre piccole e medie imprese potrebbero essere protagoniste”.

“Questa situazione è il risultato della carenza cronica, di cui soffre il nostro Paese, di una  strategia di sostegno all’innovazione tecnologica agganciata alle politiche per lo sviluppo e la competitività – ha affermato il presidente di AITech-Assinform – carenza che ha penalizzato soprattutto i segmenti più deboli nel mercato globale e di più complesso intervento, come le piccole imprese che costituiscono la maggior parte del nostro sistema produttivo e la Pubblica Amministrazione, che deve essere modernizzata al suo interno e rinnovata attraverso lo sviluppo  di grandi progetti- paese. La governance italiana ha mancato al ruolo centrale, che svolge in altri paesi avanzati, di stimolo per lo sviluppo di un’offerta di servizi innovativi concorrenziale e competitiva,personalizzata alle esigenze nazionali”.

Lucarelli ha poi sottolineato che per migliorare la governance dell’It “sarà necessario uno sforzo congiunto di AITech-Assinform e di Confindustria, della quale condividiamo in modo convinto la richiesta di riforme strutturali per una politica tesa a creare condizioni di maggior concorrenza e competitività nel nostro Paese” aggiungendo che in questa direzione sarà essenziale promuovere l’inversione della tendenza, tutta italiana, di allontanamento dall’economia dell’innovazione, condizione che potrà verificarsi “solo se diventerà una priorità assoluta nell’agenda del nuovo governo, al quale spetterà il compito di attuare una politica capace di qualificare la domanda di Ict, per rafforzare e stimolare l’offerta”.  In questo senso l'Associazione ha presentato di recente alle forze politiche di entrambe le coalizioni un piano straordinario per l'Information Technology, in cui si chiede la completa liberalizzazione del settore, la trasformazione delle società pubbliche di Ict in agenzie capaci di analizzare e canalizzare i bisogni delle Pa ed esigere dal mercato le soluzioni più avanzate, la promozione di grandi progetti nazionali e internazionale basati sull’infrastruttura Ict in cui coinvolgere, in forma aggregata, le Pmi dell’Information Technology. “Come già si sta verificando in altri paesi quali Francia, Gran Bretagna o Irlanda – ha concluso Ennio Lucarelli - la crescita di una domanda qualificata di infrastrutture e servizi innovativi va considerata uno dei più importanti strumenti di modernizzazione e di ripresa di competitività del Paese. Una domanda qualificata in innovazione, infatti, porterà i produttori a studiare nuovi prodotti e servizi, capaci di offrire soluzioni altrettanto qualificate per le specifiche esigenze italiane, come lo sviluppo della logistica, il rilancio del turismo, la semplificazione e l’efficienza della macchina pubblica, la protezione dell’ambiente”.

Ecco qui il dettaglio dei dati


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