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Dispersioni

Un interessante post di una business writer, e di una donna, che conosce e frequenta la rete da molto tempo. E che riflette sul suo valore e anche sul disagio che può provocare. Perché mentre la tecnologia ci apre al mondo, ci fa sentire anche un po' 'dispersi'.
di Luisa Carrada | 07 aprile 2006

Il Web 2, i sistemi di scrittura collaborativa, il social bookmarking.
La notizia sulla sindrome da attenzione parziale continua, l'inchiesta dell'AIE sullo studio dei giovani tra libri e pc.
La prima riguarda la nostra sempre più difficile capacità di concentrazione di fronte alla possibilità di agire contemporaneamente su tanti media diversi, l'altra ci dice che in Italia un ragazzo su due ormai studia su materiali scaricati da internet.
Tutte cose che in questi giorni ho messo un po' in fila. Con disagio, perché quelle notizie e quei link parlano di cose che riguardano direttamente anche me. Anche se non vado più a scuola da molto tempo, anche se non posso certo definirmi una technogeek.

Passo tantissimo tempo di fronte a uno schermo e sono praticamente collegata continuamente, almeno quando lavoro. Però faccio un uso davvero parco del cellulare e non ho sempre la cuffia in testa. La musica la ascolto mentre scrivo, opportunamente scelta perché assecondi e non disturbi la nascita delle parole nella mia testa. Il lettore mp3 lo uso in viaggio, quando faccio walking, e quando devo registrare qualcosa di importante per il mio lavoro. La televisione, se la accendo, è per guardarla, quindi non faccio altro.
Sono capace di staccare tutto per giorni interi senza minimamente soffrirne, anzi sempre con grande senso di libertà ritrovata.

Insomma, mi considero molto morigerata dal punto di vista tecnologico.
Quanto allo studio, chi legge e scrive per lavoro, fa eternamente i compiti. Io almeno la vivo così.
Eppure la sindrome da attenzione parziale continua la vivo anch'io, e ne soffro. Ho potenzialmente tutto per imparare, comunicare, concentrarmi, studiare e lavorare meglio, eppure vivo la dispersione come una scomodissima compagna che raramente mi lascia da sola.

Scrivo, mi interrompo, navigo, apro la posta, rispondo, un amico mi manda un link, lo inseguo, lo metto in de.li.cious. (lo riaprirò mai?), stampo una pagina, la impilo su altre, fammi vedere a che ora danno il film che vorrei vedere, torno al testo, scrivo una frase, non mi viene, magari mi aiuta un post, scrivo il post, dovrei rispondere, oddio che ora si è fatta, dov'era il link che ho trovato ieri, scartabello tra le cartelle, però mi farebbe comodo la toolbar di google per cercare nel mio pc, fammi andare a vedere.
Vado in mille direzioni, mentre quello che mi serve per lavorare se ne va in mille cartelle di carta e di bit. Le informazioni passano, le metto da parte in posti dove forse non le ritroverò mai.
Posso pensare addirittura di scrivere su grandi lavagne comunitarie dove tutti intervengono, correggono e integrano, magari per il solo gusto di farlo, di esserci?

Mi assale un flashback preistorico, ma non di tantissimo tempo fa: Luisa seduta nei saloni polverosi della biblioteca di storia dell'arte di piazza Venezia a Roma. Non ha niente con sé, se non un piccolo schedario bibliografico portatile di ferro smaltato e un grosso quaderno ad anelli con i fogli mobili. Non ha neanche troppi soldi per fare le montagne di fotocopie che le servirebbero da libri d'arte delicati e rarissimi. Una fortuna, perché così deve prendere appunti a mano, leggere con attenzione, sintetizzare, organizzare gli appunti in maniera tale da poterci lavorare con calma a casa, confrontare lì le immagini e scrivere con chiarezza idee attributive e considerazioni. Sono decine di mattine, una dietro l'altra, per molti mesi. Ma alla fine di ognuna di quelle mattine, idee e informazioni erano passate ordinatamente dalla mia testa alla mia mano e poi al foglio: erano diventate davvero mie e mentre tornavo in motorino pensavo che effettivamente nel disegno n°4 il misterioso artista aveva copiato pari pari una figura del Pollaiolo, bisognava ripartire da lì.
Alla fine di quei pellegrinaggi infiniti, incontrai il mio primo word processing e così scrissi la mia tesi di laurea. Mi sembrava che le parole finalmente volassero, ed io con loro.
Oggi sono sempre connessa col mondo, eppure spesso mi sento persa e dispersa.

Luisa Carrada
Il blog del Mestiere di scrivere


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