I servizi IPTV offerti fino ad oggi dai carrier telefonici hanno
raggiunto circa 3,3 milioni di abbonati a livello europeo, numero che
sfonderà quota 16,7 milioni per la fine del 2010.
Ma a discapito dei numeri, i provider di servizi devono affrontare nei prossimi
5 anni il problema di come convertire questa opportunità tecnologica
in revenue.
Il problema da affrontare è quindi capire come mettere a pagamento servizi
e trasmissioni via Internet oggi propagati gratuitamente o all'interno di pacchetti
all inclusive attraverso il satellite o attraverso la TV digitale terrestre.
Proprio per questo motivo, Gartner rimane prudente, prevedendo un giro
d'affari per il 2006 pari a soli 336 milioni di euro, mentre per il 2010
sono previsti circa 3 miliardi di euro (un fatturato pro-abbonato pari a
circa 180 euro annui).
Il bivio è dunque fondamentale. Mentre i profitti
dall'IPTV saranno estremamente modesti, i carrier telefonici non possono perdere
l'occasione di offrire questi servizi nel futuro.
Quale modello di business quindi adottare considerando che l'IPTV ha concettualmente
un sistema completamente nuovo di trasmettere e ricevere dati e informazioni
da e per l'utente finale? Del resto, come è ovvio che sia, è oggi
sostanzialmente impossibile ottenere i medesimi risultati con i sistemi di trasmissione
televisiva broadband tradizionali.
La nazione che sta facendo la parte da leone è la Francia.
Per la fine del 2006 gli iscritti europei ai servizi di IPTV sono appunto francesi
(circa 1,7 milioni di abbonati per un giro d'affari pari a 141 milioni di euro).
Per la fine del 2010, in Francia si raggiungerà la quota di 5 milioni
di abbonati e un giro d'affari di 682 milioni di euro.
La Gran Bretagna raggiungerà per la fine del 2006 circa 75.000 abbonati.
E l'Italia? Sfonderà con il Grande Fratello?