Di fornte alla presentazione dei palinsesti del nuovo canale di TRE, La3, c'è chi vuol far sentire la propria voce. La TV mobile è negli ultimi mesi al centro di interessi aziendali sempre crescenti. Non solo TRE ha presentato, già a febbraio, il nuovo servizio basato su tecnologia Nagravision, ma anche Mediaset e Vodafone si sono accordate per offrire servizi televisivi in mobilità. Di meno di un mese fa l'avviso da parte di AGCom dell'avvio di una consultazione su uno schema di provvedimento finalizzato a permettere l’avvio sul mercato dei servizi televisivi in mobilità mediante tecnologia DVB-H.
Adiconsum ha risposto a tale consultazione e ha reso noto il proprio disappunto su alcuni punti, e in una nota sottolinea innanzi tutto come gli operatori stiano iniziando ad offrire un servizio la cui regolamentazione ancora è oggetto di consultazione e quindi al vaglio dell’AGCom.
Punto fondamentale che l'Associazione per i consumatori vuole chiarire è che
"In Italia non sta per nascere la tv sul telefonino ma solo la tv ricevibile in mobilità. Grazie alla trasmissione in DVB-H, derivata dalla tv digitale terrestre, è infatti possibile vedere la televisione su ricevitori mobili, compresi quindi anche i cellulari predisposti. Non e’ la tv degli operatori mobili. Le compagnie di telefonia mobile possono sfruttare questa nuova opportunità tecnologica per offrire programmi premium a pagamento, realizzando quindi specifiche pay tv criptate, diffuse attraverso cellulari. Le compagnie telefoniche devono però anche garantire che vengano trasmessi gratuitamente i programmi che altrettanto gratuitamente vengono ricevuti da terminali fissi: e questo oggi non è ancora garantito."
E a sostegno di queste importanti sottolineature, Adiconsum, conferma di aver ha partecipato alla consultazione pubblica relativa alla direttiva dell’AGCom 191/06/cons che e di aver redatti un documento propositivo dove constata come le regole fin qui previste dallo schema di delibera, non siano in grado di disciplinare l’avvio delle trasmissioni digitali terrestri verso terminali mobili, preoccupandosi solo - continua la nota - "di legittimare quanto le aziende gia stanno per proporre, disinteressandosi completamente degli interessi dei consumatori".
Il regolamento è poco chiaro proprio riguardo alla differenza fra tv a pagamento e tv gratuite. E nella nota in più punti Adiconsum sottolinea come debba essere sottolineato e inserito nella regolamentazione il fatto che essendo le frequenze utilizzate le stesse concesse per la visione della normale tv digitale terrestre, quindi dello stato e quindi di tutti i cittadini, nel regolamento sottoposto a consultazione debbano essere prese decisioni in merito alla quantità di canali gratuiti che devono essere forniti in mobilità.
Regole al momento non previste, così come troppo poco approfonditi il ruolo delle compagnie di telefonia mobile, le responsabilità dei produttori di videofonini e dei costruttori di altri apparati di ricezione mobile.
Inoltre, punto che appare di sicuro interesse per tutte quelle aziende italiane che volessero affacciarsi su questo mercato in futuro, nel regolamento "Non viene garantita la visione in mobilità del servizio pubblico,cioè i canali RAI, pagati con il canone. Il regolamento non concede opportunità alle numerose emittenti italiane di trasmettere anch’esse in modalità DVB-H, limitando quindi il pluralismo e la liberà di scelta."
"In assenza quindi di certezze e di una chiara e neutrale regolamentazione è necessario rinviare la commercializzazione di qualsiasi prodotto relativo alla tv in mobilità. Adiconsum chiede l’intervento autorevole dell’ AGCom e di tutte le forze politiche per garantire i consumatori affinché non si regolamenti il settore a case fatte, come in passato gia accaduto."
a cura di Francesca Girolfi