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Ai consumatori piacciono i sistemi biometrici

Uno studio, commissionato da Unisys, evidenzia come oltre due terzi dei consumatori preferiscano i sistemi biometrici per combattere le frodi e i furti di identità.
di a cura di Emanuela Pasino | 02 maggio 2006

Unisys ha reso noti i risultati di una nuova ricerca che riguarda un argomento sempre più sentito dal mercato a dai futuri utilizzatori: le applicazioni biometriche. Secondo l'indagine, quasi il 70% dei consumatori di tutto il mondo approva e sostiene l'adozione di tali tecnologie. I sistemi di lettura delle impronte digitali e di riconoscimento vocale, gestiti da un'organizzazione qualificata (un istituto bancario, un'organizzazione sanitaria o un ente pubblico), risultano strumenti idonei per verificare l'identità degli individui e garantire maggiore sicurezza.

Lo studio, commissionato da Unisys con l'obiettivo di investigare le preferenze dei consumatori in tema di sicurezza, ha evidenziato una crescita positiva delle percentuali dei consumatori favorevoli all'adozione dei sistemi biometrici, ritenuti adatti a prevenire le frodi e i furti dell'identità dal 66% degli intervistati che li preferiscono ad altri dispositivi di sicurezza quali smartcard e token. In base alla ricerca precedente (settembre 2005) i consumatori mondiali favorevoli alla biometria per motivi di protezione erano il 61%.

"Questa ricerca è quanto mai significativa. Sembra, infatti, smentire quanti pongono in dubbio l'adozione dei sistemi biometrici a causa delle preoccupazioni, legittime, in materia di privacy", ha dichiarato Mark Cohn, Vice President of Homeland Security Solutions di Unisys Corporation. "Sviluppatori e utilizzatori di sistemi dovrebbero quindi fugare questi dubbi in modo da diffondere su larga scala tali sistemi, soddisfacendo tutti i requisiti di protezione e riservatezza degli utenti, nel pieno rispetto della loro privacy".

La privacy resta comunque questione da tutelare con molta attenzione in tutti gli ambiti (ad esempio in azienda) in cui la biometria possa trovare applicazione, al di là degli entusiasmi da parte dei produttori di sistemi di questo tipo. E in effetti è quanto ha ribadito il Garante della Privacy, che pur consentendo esperienze sperimentali ad alcuni istituti di credito, ha fissato le prime regole per proteggere chi voglia restare al vecchio sistema, e soprattutto i dati di quanto accetteranno di fornire il proprio dato biometrico a terzi. In particolare dovrà essere esclusa anche la sola possibilità tecnica di poter violare il dato raccolto.

Tornando all'indagine, essa è stata condotta da Ponemon Institute, società indipendente specializzata in ricerche sulla sicurezza e sulla privacy, rivela anche la ragione principale alla base del sostegno dei consumatori all'adozione di sistemi biometrici, ossia la comodità: l'82% degli intervistati apprezza la possibilità di evitare di ricordare login e password. Non solo, oltre tre quarti degli interpellati cita la superiore velocità del processo di verifica dell'identità quale principale motivo a favore.

Analizzando i risultati dello studio per Paesi, risulta che il consenso più ampio viene dai nordamericani (71%); seguono gli europei (69%) e gli utenti della regione Asia-Pacifico (68%). Fanalino di coda è l'America Latina con il 58%.

Osservando i dati relativi alle preferenze espresse dai consumatori circa i dispositivi ritenuti più idonei:

  • il riconoscimento vocale sembra il metodo di autenticazione prescelto, (32%), probabilmente a causa della maggiore familiarità ed esperienza degli utenti con questo tipo di sistema
  • seguono la lettura delle impronte digitali (27%)
  • il riconoscimento facciale (20%)
  • la lettura della geometria della mano (12%)
  • e la scansione dell'iride (10%)

I consumatori nordamericani sono i meno favorevoli al riconoscimento del volto (solo il 10%), rispetto al 27% degli europei, al 23% degli asiatici e al 20% dei latino-americani.

Tra coloro che si sono dichiarati contrari all'adozione dei sistemi biometrici per la verifica dell'identità il 74% ha espresso dubbi sulla validità di queste tecnologie, mentre il 62% ha dichiarato di preferire altri metodi di identificazione.

A cura di Emanuela Pasino


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