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PMI Dome

Mezzogiorno futura India nostrana?

Una domanda provocatoria per capire se le regioni del Sud, alcune ad alto potenziale innovativo, possanno attrarre nei prossimi anni investimenti importanti.
di a cura della Redazione | 31 maggio 2006

IDC nel corsodell'Innovation Forum 2006 ha reso noti i risultati della ricerca " Il Sistema dell’Innovazione nelle Regioni Meridionali: ICT e Società dell’Informazione".
L’Italia soffre di un deficit di innovazione digitale segnalato dal basso livello della spesa in IT sul PIL rispetto agli altri paesi europei (1,99% contro il 3% circa di Francia e Germania).
È evidente che l’accelerazione dell’innovazione digitale in Italia rappresenta una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per il rilancio dei processi di innovazione e crescita.

Sulla base di queste considerazioni, IDC ha condotto una ricerca sul sistema dell’Innovazione nelle Regioni Meridionali (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia), primo passo verso la realizzazione dell’Osservatorio del Sistema dell’Innovazione previsto per il 2006-2007, con l’obiettivo di colmare il gap di conoscenza delle specificità territoriali per l’innovazione.

Secondo quanto emerso dallo studio IDC a cura di Gabriella Cattaneo, Director, Expertise Center Competitiveness & Innovation Policies & Strategies, IDC Italia e Guido Pagnini, Research Director IT, IDC Italia, i problemi riscontrati nelle Regioni Meridionali sono simili a quelli di tutte le Regioni italiane per quanto riguarda la gestione e il rilancio dell’innovazione, anche se aggravati da una più debole dotazione infrastrutturale e da un sistema delle imprese ancora più frammentato e debole che nel Centro-Nord. Tuttavia si è riscontrata la presenza di un notevole potenziale di sviluppo, sulla base di modelli differenti a seconda delle diverse aree territoriali, e una significativa presenza di aziende realmente innovative.

Lo scenario delle Regioni del Mezzogiorno non è, se mai lo è stato, monolitico ma differenziato per aree produttive con diverse dinamiche di crescita.
L’indice di specializzazione IT delle Regioni Meridionali, inteso come la percentuale di imprese IT sul totale delle imprese attive, è molto basso, metà di quello medio italiano.
Ma per tre Regioni (Sardegna, Campania e Abruzzo) l’indice è superiore alla media e si avvicina a quello medio italiano. Non solo, la dinamica di crescita del numero delle imprese IT delle Regioni Meridionali nel periodo 2002-2005 è stata nettamente superiore a quella media italiana (11,6% contro 4,4%), con particolare vivacità in Campania (anche per numero di imprese), Abruzzo e Sardegna.

Secondo il survey condotto da IDC sulle imprese IT del Mezzogiorno con più di sei addetti:

  • il 40% del campione investe in ricerca e sviluppo
  • il 40% ha fatto innovazioni di prodotto nell’ultimo anno
  • il 25% innovazioni di processo
  • e ben il 54% innovazioni di organizzazione e management

Lo scenario dei fattori strutturali e della capacità innovativa delle Regioni presenta enormi differenze e discontinuità:

  • l’incidenza sul PIL della spesa in ricerca nel 2003 è stata pari allo 0,75% nel Mezzogiorno, mentre in Italia era dell’1,14%
  • l’investimento in ricerca nel Sud è trainato dalle Università, che coprono il 56% della spesa mentre nel resto d’Italia coprono il 34%
  • mentre la spesa privata nel Sud rappresenta solo il 10% del totale

La Campania presenta il potenziale migliore per un modello di sviluppo basato sui distretti tecnologici: un sistema di governance dell’innovazione relativamente evoluto, un buon livello di infrastrutture tecnologiche e di capitale umano, un sistema delle imprese potenzialmente in grado di maturare.
L’Abruzzo sta attraversando una fase critica di transizione, con una debole governance dell'innovazione. Dallo studio risulta interessante la scelta di puntare sullo sviluppo del turismo anche in una logica innovativa.
La Sardegna e la Basilicata presentano un profilo misto: il sistema economico è debole ma i governi regionali hanno accelerato negli ultimi anni gli investimenti in eGovernment e infrastrutture tecnologiche e stimolato la domanda consumer; la dotazione di capitale umano è buona in Basilicata, più debole in Sardegna.

La frammentazione del sistema produttivo della Puglia e la carenza di forti strategie pubbliche per l’innovazione richiama per certi versi il modello di sviluppo del Veneto. Poiché il sistema delle imprese è molto orientato a settori tradizionali, potrebbe essere interessante sviluppare iniziative rivolte all’innovazione per questi settori.

La Sicilia presenta un quadro poco favorevole per l’innovazione secondo il sistema di indicatori adottato da IDC. Il potenziale di sviluppo esiste, con alcune punte di eccellenza del sistema delle imprese e del sistema universitario, ma si riscontra una notevole discontinuità nell’implementazione delle politiche di innovazione e sviluppo e divari territoriali nella dotazione infrastrutturale. È necessaria una politica per l’innovazione più efficace puntando a far crescere le aree territoriali con il potenziale maggiore.

Il profilo della Calabria riflette i forti problemi strutturali dell’economia e la debolezza dell’azione di governance di Regione ed enti locali, nonostante segnali di vitalità nel sistema delle Università e nelle dinamiche di crescita delle imprese IT. È necessario investire nel rafforzamento dei fattori strutturali per l’innovazione, così come in Molise.

Concludendo, dalla ricerca IDC si evince che per migliorare la performance delle imprese sarà cruciale il ruolo dei sistemi regionali dell’innovazione, cioè la capacità di realizzare sul territorio nuove relazioni fra le imprese, il sistema della ricerca e gli enti pubblici per creare la gamma di conoscenze specializzate necessarie ad innovare. Non esiste una ricetta singola per lo sviluppo basato sull’innovazione: le specificità territoriali giocano un ruolo fondamentale.

Il buon livello di alcune Università, la ricchezza di talenti e di intelligenze, espressa da una percentuale di laureati superiore alla media nelle materie scientifiche, e dall’altra parte la diffusa disoccupazione intellettuale inducono, secondo Roberto Masiero, President, IDC EMEA & WW Conferences, ad una domanda in qualche modo provocatoria: “Può il Mezzogiorno diventare la nostra India?”. In altre parole, può il Mezzogiorno, con il supporto di una fiscalità di vantaggio, attrarre investimenti ICT secondo un modello di near-shoring? Anche se il vantaggio di aree come Bangalore in India in termini di costo del lavoro è molto ampio, secondo IDC l'offshoring in Asia comporta molti costi nascosti e problemi per la qualità dei servizi. Questo scenario dà alle Regioni Meridionali un'opportunità di sviluppo da giocare.

a cura della Redazione


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