Firma digitale: l'esperienza italiana
In Italia emesse 2,6 milioni di smart-card, sottoscritti in modo digitale 35
milioni di documenti l’anno e attivi 18 certificatori accreditati
di Luca De Nardo |
01 giugno 2006
La firma digitale italiana sarà precursore
del modello europeo. La totale interoperabilità raggiunta nel nostro Paese dall’utilizzazione
e dalle applicazioni della firma digitale, di cui sono state emesse ormai 2,6
milioni di smart-card, il più alto quantitativo a livello europeo,
ha infatti consentito di dimostrare che è possibile raggiungere l'interoperabilità
ed il conseguente libero scambio dei documenti informatici. Per questo in ambito
UE è stata espressa l’intenzione di utilizzare l’esperienza italiana per aggiornare
e adeguare la direttiva del 1999 per rilanciare l’uso di questo strumento tecnologico.
L'esigenza di individuare gli ostacoli all'interoperabilità della firma digitale
a livello comunitario è emersa nel corso di una riunione a Bruxelles, dove è
stato reso noto agli Stati membri il livello raggiunto in Italia grazie all'applicazione
di precise regole e degli standard europei disponibili in materia, standard
che potrebbero essere individuati e formalizzati dalla Commissione UE in fase
di revisione della direttiva del 1999. Il nostro Paese, quindi, con la piena
applicazione della stessa direttiva, arricchita dall'utilizzo di precise regole
e standard, dimostra che l'interoperabilità è possibile e raggiungibile.
La valenza dell’esperienza italiana in ambito europeo è stata resa nota da Giovanni
Manca, responsabile dell’ufficio standard e tecnologie dell’identificazione
del CNIPA, il Centro nazionale per l’Informatica nella PA, nel corso di un convegno
su “La firma digitale”, svoltosi oggi a Roma.
“Nel nostro Paese”, ha ricordato Manca, “sono stati 35
milioni i documenti firmati in modo digitale nel corso di un solo anno,
mentre l’Unioncamere ha calcolato che le aziende solo nei loro rapporti con
il Registro delle Imprese grazie all’uso della firma digitale risparmiano ogni
anno almeno 260 milioni di €”.
Proprio per favorire la crescita di questo strumento innovativo, non solo nei
rapporti con la Pubblica Amministrazione ma anche tra privati, il CNIPA
ha riconosciuto come legale anche l’utilizzo della firma digitale definito nella
specifica “Pdf”. Tale specifica è pubblica e, quindi, può essere
utilizzata sia nell’ambito del formato Acrobate Adobe, sia in quello del più
vasto scenario dell’open source. Manca ha poi spiegato che “l’utilizzo di
questo formato di firma consente una più efficace gestione dei flussi documentali,
specialmente nell’ambito dei procedimenti amministrativi che operano senza utilizzare
la carta”.