La Guardia di Finanza di Torino ha scoperto in questi giorni illegalità
nel campo informatico per un importo pari a 300.000 euro. Sequestrati 134 computer.
di Luca De Nardo |
30 giugno 2006
Nel corso di alcuni accertamenti eseguiti da Nucleo Provinciale
di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza del capoluogo piemontese
presso 15 aziende piemontesi è stato scoperto un giro illegale di
software. E' stato infatti riscontrato che presso l'oltre il 70%
di queste aziende (11 per l'esattezza) era stato installato software
illegale per un valore pari a 300 mila euro. Mancavano di fatto regolare
licenze d'uso e ne era stata fatta copia illegale.
Situazione spesso frequente nel campo professionale, dove la pirateria informatica
non ha spesso finalità di rivendita verso terzi, quanto l'utilizzo specifico
in ambito lavorativo senza passare attraverso l'acquisto di regolari licenze
d'uso.
La tipologia di software illegale riguardava sia i Sistemi Operativi
(Windows in primis) che applicazioni vere e proprie, quali Acrobat, Office,
PhotoShop, Autodesk) oltre ad un numero consistente di altre applicazioni
minori ma di ampio uso (filtri anti spamming agli antivirus come Norton). Oltre
313 i programmi complessivamente rilevati come illegali.
Dopo la scoperta sono stati sequestrati 134 computer
sui quali era stato illegalmente installato il software non regolarmente acquistato,
per successivi controlli e verifiche. Nel frattempo le Fiamme Gialle hanno denunciato
per violazione della legge sul diritto d'autore 11 persone (corrispondenti ai
responsabili delle 11 aziende colte nell'illegalità).
La duplicazione illegale del software tra aziende e professionisti
è una delle cause principali della crescita del tasso di pirateria medio in
Italia, rilevato per conto di BSA da IDC, che annualmente diffonde uno studio
sull’andamento del fenomeno nei maggiori paesi del mondo. Secondo tale rapporto,
diffuso pochi giorni fa, la percentuale di software abusivo sul totale utilizzato
nel nostro paese ha superato la fatidica soglia del 50%, raggiungendo
il 53% nel 2005. Un valore preoccupante che, viste le sue gravi implicazioni
sociali ed economiche (mancato gettito fiscale, danno ai livelli occupazionali,
alterazione del regime di libera concorrenza, etc.), comporterà maggiori sforzi
in termini di sensibilizzazione e di repressione dei reati.