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PMI Dome

Pedopornografia online: arresti a Regio Calabria

La Polizia Postale e delle Comunicazioni di Reggio Calabria, ha arrestato un trentenne responsabile di detenzione e divulgazione di immagini pedo-pornografiche sul Web.
Redazione PMI-dome | 10 luglio 2006
L’indagine, iniziata dal monitoraggio della rete internet, è tesa proprio a colpire i cosiddetti colletti bianchi che, pur non partecipando direttamente alle violenze sui minori, contribuiscono alla diffusione di questo turpe mercato, per scopi prettamente commerciali.

Infatti, i gestori dei siti internet illegali, spesso ricevono dei guadagni dimostrando che i loro siti vengono frequentati giornalmente da migliaia di utenti. Dall’indagine si è accertato che l’arrestato, gestiva due siti aventi dominio .IT, ovvero registrati su provider italiani; sembravano normali spazi web di amanti del mondo delle quattro ruote.
All’interno di entrambi vi erano diverse foto di raduni nazionali ed internazionali.

Tuttavia, dalla pagina principale si poteva accedere ad una sezione denominata “porcellone”, accessibile a chiunque, ove vi era una galleria di foto di carattere pornografico, ritraenti donne adulte e giovani; l’immagine che ha destato l’attenzione del personale operante riguardava una ragazzina indotta in riprese erotiche. Dal materiale sequestrato è stato possibile accertare che l’indagato aveva nella propria disponibilità, sia nei computer che nei supporti, un centinaio di file contenenti filmati ritraenti bambini in atti sessuali con adulti.

L’indagine è stata possibile anche grazie alla collaborazione internazionale tra le polizie degli stati aderenti ai protocolli “24/7 Network” e “Mlat”; in Italia il punto di contatto, in materia di pedo-pornografia, è il Servizio delle Comunicazioni della Polizia di Stato, avente sede in Roma, a cui la recente legge nr. 38 del 2006, ha conferito importanti competenze in materia di coordinamento al contrasto alla pedo-pornografia on-line, costituendo il Centro Nazionale per il contrasto della pedo-pornografia sulla rete Internet.

Dall’indagine è stato possibile individuare inoltre, centinaia di siti i cui server si trovano in paesi come la Russia, Giappone, Turchia, Ucraina, Belgio, Francia, U.S.A., che sono stati segnalati al Servizio Polizia delle Comunicazioni ed al Servizio Interpol, per il successivo inoltro alle autorità giudiziarie competenti.


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