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Internet non è libero ovunque. Amnesty denuncia Google, Yahoo! e Microsoft

Le tre aziende leader avrebbero contribuito alla violazione dei diritti umani in Cina e non solo, aiutando le autorità locali nella repressione della libertà di espressione e informazione.
di Luca De Nardo | 21 luglio 2006
Amnesty International ha mosso accuse a tre giganti di Internet, Yahoo!, Google e Microsoft per aver contribuito alla violazione dei diritti umani in Cina, collaborando con il Governo.
L’apparato repressivo di Pechino è considerato particolarmente all’avanguardia rispetto ad altri paesi e le aziende paiono particolarmente desiderose di collaborarvi.

Nel rapporto "L'attacco alla liberta' di espressione in Cina: il ruolo di Yahoo!, Google e Microsoft", Amnesty dichiara che le tre compagnie hanno facilitato la censura in Cina. Yahoo! avrebbe infatti violato la privacy degli utenti fornendo informazioni alle autorità cinesi. Informazioni utilizzate poi per condannare almeno due giornalisti.
Google ha lanciato in Cina la sua versione del motore di ricerca censurata e Microsft ha ammesso di aver bloccato un blog su richiesta del governo.

L'impegno dell'Associazione per i diritti umani sul tema Internet è diventato una campagna "Irrepressibile.info" nata nella Sezione britannica e ora resa globale.

L’obiettivo è restituire al web la sua caratteristica di forza per il cambiamento, a fronte della crescente disponibilità delle aziende ad aiutare la censura e la repressione.
Dall’Iran alle Maldive, da Cuba al Vietnam, i governi stanno intensificando il giro di vite nei confronti di chi usa internet per comunicare i propri punti di vista e contestualmente negano ai propri cittadini l’accesso alle informazioni. Il quadro della repressione è il seguente: utenti di internet arrestati, internet café chiusi, chat room sorvegliate, blog cancellati, siti bloccati, notizie dall’estero censurate, motori di ricerca sottoposti a filtri per non trovare "risultati" sensibili...

"Internet può essere un grande strumento per la promozione dei diritti umani: gli attivisti possono far sapere al mondo cosa accade nel proprio paese con un solo click. La gente ha un accesso senza precedenti a informazioni provenienti da un numero amplissimo di fonti. Ma il potenziale di internet per il cambiamento è sotto l’offensiva di quei governi che non tollerano la libertà d’informazione e di quelle aziende che sono disposte ad aiutarli a reprimerla" – denuncia Amnesty International.

Sun Microsystems, Nortel Networks, Cisco Systems, Yahoo! e Google sono tra le compagnie che collaborano coi governi per censurare internet o rintracciare singoli utenti. Nel 2004, Microsoft ha messo a disposizione delle autorità israeliane informazioni sul fisico nucleare Mordechai Vanunu, senza che questi ne fosse a conoscenza o avesse fornito il proprio consenso; queste informazioni sono state usate per incriminare Vanunu per aver avuto contatti con la stampa estera. Vanunu è sottoposto al divieto di avere tali contatti. Questo provvedimento, che di per sé è una violazione dei diritti umani, è stato appena rinnovato per un altro anno. Sebbene il giudice del processo in corso abbia accolto la richiesta di non usare le informazioni fornite da Microsoft, i dati sono nelle mani delle autorità israeliane e potrebbero essere usati per continuare a limitare la libertà di Vanunu.

"Chiediamo agli utenti di internet di ogni parte del mondo di andare sul sito irrepressible.info e firmare l’appello per sollecitare tutti i governi e le aziende a rispettare la libertà su internet" – è l’invito di Amnesty International. "Le aziende spesso rivendicano un comportamento eticamente responsabile, ma la loro cooperazione nella repressione rischia di renderle complici di violazioni dei diritti umani e di danneggiare la loro credibilità".


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