Viviane Reding parla di innovazione e nuova normativa al Parlamento italiano
Il commissario europeo per la società dei media e dell'informazione, si rivolge al mondo politico italiano per sottolineare la nuova visione - e regolametazione - che l'Europa ritiene necessaria per una competitività di tutti gli stati membri.
di a cura di Emanuela Pasino |
16 ottobre 2006
Il 10 ottobre, Viviane Reding, membro della Commissione Europea e responsabile per media e società dell'informazione, si è rivolta al Parlamento italiano delineando la situazione del nostro Paese in termini di innovazione raggiunta e sviluppi necessari.
Riportiamo di seguito i punti salienti del suo intervento per comprendere in quale direzione si stia muovendo l'UE per quanto il nostro paese sia allineato o distante dalla visione comunitaria.
Necessari in Italia come in tutto il Vecchio Continente, per "la prosperità e la qualità della vita nell'intera Unione europea" "L'economia moderna - spiega Reding - si fonda sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione che rappresentano il 50% della crescita di produttività in Europa e costituiscono la principale fonte delle innovazioni che sono il motore della competitività. Questo settore costituirà un significativo driver per l'evoluzione economica dei i paesi europei che sapranno puntare decisamente su queste tecnologie, così come lo è già per Stati Uniti - dove rappresentano l'ottanta per cento della crescita di produttività - e altre economie emergenti, quali Brasile, Cina e India."
Per ora, tuttavia, l'Europa è in ritardo. E la politica è chiamata a svolgere un ruolo chiave per una forte promozione di queste tecnologie.
Ma quali sono le sfide cruciali che riguardano l'Italia?
Viviane Reding le ha elencate al nostro Parlamento.
E al primo posto c'è l'accesso a banda larga.
Essa, sottolinea il commissario europeo, "offre nuove possibilità in termini di qualità dei servizi forniti: insegnamento a distanza, e-government, servizi sanitari, intrattenimento, commercio elettronico, sono molto spesso accessibili in modo ottimale soltanto con la banda larga. Nonostante un miglioramento in termini di penetrazione della banda larga, con un tasso del 13,2% l'Italia permane comunque sempre al di sotto della media europea e decisamente al di sotto della media dei quindici Stati membri, nei quali il tasso medio di penetrazione è del 16,6%.
Un altro aspetto preoccupante è che la copertura della banda larga che è pari al 87%, vale a dire una percentuale molto più bassa della media dell'Unione europea ed ovviamente inadeguata per lo sviluppo di applicazioni avanzate.
L'accesso in banda larga si concentra nelle aree urbane, mentre la copertura nelle zone rurali è nettamente inferiore alla media (44% per cento contro 65% per cento).
Altro limite nostrano, gli investimenti in ricerca. Mentre la percentuale degli investimenti connessi alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione sul totale della ricerca e sviluppo è solo leggermente inferiore alla media europea (25%), gli investimenti complessivi in ricerca e sviluppo da parte delle imprese è meno della metà della media (0,3%). In questo settore meno investimenti in ricerca significa minore competitività. La riduzione degli investimenti privati nella ricerca è dunque particolarmente preoccupante, in quanto rischia di compromettere la solidità del settore e, nel lungo termine, la competitività dell'Europa rispetto alle altre regioni del mondo.
Un punto a favore l'Italia lo segna con i propri servizi di e-Government definiti in misura ben superiore alla media dell'Unione europea (60% contro una media del 40%), eppure un "ma" esiste anche qui: il loro uso va a rilento: se il loro utilizzo da parte delle imprese è simile a quello delle altre imprese europee, i cittadini italiani vi ricorrono invece meno che nel resto d'Europa.
Inoltre, continua Reding, "la regolamentazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e, in particolare, delle comunicazioni elettroniche, è una delle condizioni essenziali per favorire investimenti in innovazione, lanciare nuovi servizi e avere prezzi più competitivi. Le mie proposte di modifica del quadro normativo delle comunicazioni elettroniche, in vigore dal 2003, mirano a creare le condizioni ottimali per rafforzare la competitività attraverso la concorrenza, senza tuttavia perdere di vista di interessi degli utilizzatori. È necessario assicurare che tale quadro sia attuato integralmente ed in modo efficace e che resti adeguato a un ambiente tecnologico in rapida evoluzione."
E qui il Commissiorio torna su una problematica affrontata in ambito europeo: la telefonia mobile e il roaming.
"L'Italia dispone di una rete altamente sviluppata per la telefonia mobile e vanta uno dei maggiori tassi di penetrazione dell'UE. L'Italia è un paese leader in termini di diffusione di telefonini di terza generazione, con oltre settanta milioni di abbonati.
Ma cosa succede se un utente italiano di telefonia mobile si reca in un altro paese europeo? Il livello di concorrenza non è certo lo stesso e le tariffe di roaming che deve pagare sono scandalosamente alte. Oggi le tariffe al dettaglio per le chiamate sono in media 5 volte maggiori del costo di base e quattro volte più alte delle chiamate nazionali. Le tariffe al dettaglio per ricevere chiamate sono da 4 a 6 volte più alte dei costi di base. Per esempio il costo per un cittadino Italiano che usa il telefonino all'estero è di 4 Euro per una telefonata di 4 minuti!
La mia proposta di abbassare le tariffe del roaming costituisce un esempio chiaro e di grande interesse per gli utenti, data l'importanza della telefonia mobile per gli italiani. Confido nell’appoggio delle autorità italiane per questa iniziativa."
A questo punto viviane Reding entra più nello specifico riguardo la politica che, come rappresentante della Commissione Europea si prefigge di attuare e quali siano i motivi che la spingono a ritenere una modifica del quadro normativo, sui servizi di comunicazione elettronica, necessaria.
"Presenterò formalmente le mie proposte di modifica dell'attuale quadro normativo all'inizio del 2007 e mi auguro di poter contare sul sostegno delle autorità italiane. Durante recenti incontri, ho potuto constatare che alcune autorità nazionali di regolamentazione, inclusa l’AGCOM, condividono i miei obiettivi politici di rinforzare il mercato interno anche da un punto di vista regolamentare. Questo ha confermato la mia intenzione di esplorare la possibilità di istituire un'Autorità di Telecomunicazione Europea indipendente basata sul modello del Sistema europeo di banche centrali."
"Vorrei passare ora a un punto chiave sul quale desidero soffermarmi: la revisione della direttiva 'Televisione senza frontiere'.
La Commissione parte dal presupposto che è necessario riconoscere l'importanza dei media e delle comunicazioni per una società inclusiva, democratica e libera. Il settore audiovisivo è l'industria culturale per eccellenza. Le mie politiche perseguono tre obiettivi principali:
- garantire la diversità culturale e il rispetto dei diritti fondamentali e dei diritti dei consumatori
- creare il miglior quadro normativo possibile per lo sviluppo del settore audiovisivo europeo
- tener conto delle conseguenze della convergenza
La nuova proposta mira a sostituire norme nazionali disparate in materia di protezione dei minori, di lotta contro la pubblicità occulta e l'incitamento all'odio razziale, con norme minime di base, a livello europeo, di protezione applicabili ai servizi audiovisivi "a richiesta".
La direttiva non prevede obblighi nuovi, ma si limita ad armonizzare le legislazioni nazionali permettendo agli operatori di beneficiare pienamente del mercato interno. Ma al di là di questi obiettivi attinenti al mercato interno, la proposta non persegue una liberalizzazione radicale dell'attuale regime e mantiene in vigore le norme di tutela dei consumatori e dei contenuti culturali che erano state attentamente elaborate all'interno della direttiva originaria.
Il quadro normativo fisserà le regole del gioco, di cui i nuovi modelli di impresa e i nuovi sviluppi tecnologici hanno bisogno per conquistarsi la piena accettazione da parte dei consumatori e per permettere l'ampia diffusione di nuovi servizi sul mercato interno.
La proposta della Commissione intende disciplinare i servizi di media audiovisivi, ma non attività che non costituiscono servizi ai sensi del trattato, nè servizi che non abbiano un contenuto audiovisivo (ossia filmati), né servizi che, pur contenendo filmati, non sono servizi di media audiovisivi. Dunque non si intende regolare l’Internet per sé, né la stampa on line o il blog personale.
La proposta della Commissione coprirà invece servizi sottoposti alla responsabilità editoriale di un fornitore di servizi di media, il cui principale scopo sia l'offerta di programmi costituiti da immagini in movimento, con o senza suono, allo scopo di informare, divertire o istruire. La nuova direttiva fornirà quindi, in linea con il principio della neutralità tecnologica, un quadro flessibile per il mercato interno di servizi che possono essere chiamati sostanzialmente "servizi televisivi o di tipo televisivo".
La proposta della Commissione è stata oggetto di discussioni approfondite in seno al Parlamento e al Consiglio ormai da sei mesi. Il dibattito ha compiuto notevoli progressi, facendo tuttavia emergere la necessità di ulteriormente approfondire alcuni argomenti più sensibili, come le nuove disposizioni in materia di comunicazioni commerciali, in particolare per quanto riguarda la pubblicità attraverso l'inserimento di prodotti.
A questo proposito, vorrei evidenziare due aspetti. Innanzi tutto, la Commissione non propone di aumentare il limite di pubblicità che resta fissato a dodici minuti per ora. Non vogliamo infatti una televisione all'Americana in cui non è la pubblicità ad interrompere il programma ma è il programma che interrompe la pubblicità!
In secondo luogo, per quanto riguarda la pubblicità attraverso l'inserimento di prodotti, questa esiste di già e mi auguro che condividiate la mia preoccupazione per l’anarchia che regna in quasi tutti i paesi membri. Questa è una realtà che deve essere assoggettata a un quadro normativo preciso a livello europeo."
E concludendo il proprio intervento, afferma: "Tutte queste iniziative legislative sotto la mia responsabilità, dal roaming alla revisione del quadro normativo per le comunicazioni elettroniche e della legislazione sui contenuti audiovisivi, rappresentano degli strumenti importantissimi per migliorare la competitività, completare il mercato unico e promuovere gli interessi dei consumatori.
Conto sul sostegno delle autorità italiane per conseguire questi importanti traguardi per l' Europa.".
a cura di EP