YouTube e copyright. Qualche riflessione sul futuro dell'informazione online
Chi giadagna su cosa? Quali sono i diritti che ledono davvero le opere di ingegno, quali gli strumenti online che invece le avvantaggiano?
di Francesca Girolfi |
23 ottobre 2006
Da una notizia di agenzia a qualche considerazione e ipotesi sul futuro del binomio Internet-informazione. Un "caso" che esiste da sempre, da quando esiste la rete.
La notizia.
YouTube, da poco acquistata da Google ha dovuto rimuovere quasi 30.000 video dai propri server dopo averne ricevuto richiesta da parte di un gruppo di aziende giapponesi.
Il motivo? Ovvio, la violazione del copyright.
La "Japan Society for Rights of Authors, Composers and Publishers" (simile alla nostra SIAE), composta da 23 media company tra cui televisioni, e case di distribuzione cinematografica e musicale, ha contestato a YouTube la pubblicazione di contenuti postati da persone che non avevano chiesto e ottenuto il permesso per diffonderli.
Ha inoltre chiesto all'azienda di mettere a punto strumenti per bloccare la pubblicazione e lo sharing di contenuti protetti. Considerando che sulla piattaforma video ormai più famosa al mondo, vengono visti circa 100.000.000 di video ogni giorno, e 65.000 nuovi contributi vengono aggiunti, sembra difficile poter controllare il fenomeno.
Qualche considerazione sorge spontanea.
La storia è vecchia e si ripete: prima con la musica, ora con i video (per caso questa improvvisa alzata di scudi non sarà dovuta anche all'ingresso di Google e dei suoi capitali a ulteriore copertura di eventuali sanzioni pecuniarie?).
Nessuno qui contesta il diritto di proteggere la propria opera di ingegno, sia chiaro. Nessuno pensa sia giusto appropriarsi di un'opera altrui.
Posto quindi alla base il principio di una corretta attribuzione all'autore, è ovvio che in ogni caso, la condivisione online comporti problemi di gestione tra libertà di parlare come si farebbe al bar - facendo vedere a un amico una foto, una notizia, un video (pur legale) dal proprio device mobile - e le questioni del diritto d'autore che vedono in tale condivisione, soprattutto nei milioni di download effettuati, altrettanti milioni di dollari o Euro che se ne vanno in fumo.
Ma è proprio così? Quando io vedo o condivido, apprezzandolo o criticandolo, un video in cui si parla di un prodotto, o uno stralcio di una trasmissione televisiva che mi ha interessato, faccio solo un danno? O ne aumento anche la popolarità?
Se pensiamo che l'odiato sharing viene ora utilizzato dalle stesse aziende che lo combattono per lanciare un nuovo album, un nuovo prodotto, ecc. ... qualche domanda si presenta alla mente.
E sempre in tema di limitazioni e diritto d'autore, lascia ugualmente perplessi pensare che si sia rischiato - secondo un articolo che pare sia stato cancellato della nuova finanziaria - di diventare "pirati" anche citando un articolo, o un link per una rassegna stampa.
Certo nella proposta che ha fatto sollevare la rete, veniva specificato che tale limitazione si sarebbe riferita a rassegne stampa create a fini di lucro. Ma cosa significa "scopo di lucro"?
i-dome per anni ha scandagliato la rete offrendo una rassegna stampa quotidiana, il fine di lucro comprenderebbe il fatto che su quella rassegna potesse passare della pubblicità? Se sì non sarebbe comunque un guadagno reciproco di chi viene citato e di chi cita?
Se questa norma, temporaneamente cancellata, dovesse essere riprosta, la rete riuscirà a farsi antidoto essa stessa per virus di questo genere?
In caso contrario che fine farà l'informazione online?
E che fine farà la tanto amata e decantata blogosfera che su tali meccanismi di partecipazione si regge?
Chiedo alle tante testate "tradizionali" che da anni hanno scelto di mettersi in gioco sul web, che dall'essere citate, discusse, "rassegnate", hanno tratto un beneficio, a tutte quelle che un blog lo hanno anche aperto: voi cosa ne pensate?
E voi lettori che ne pensate?
Francesca Girolfi