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PMI Dome

La TV mobile è un flop…

Il futuro è la Rete, download, video e musica come e quando vogliamo.
di Pietro Saccomani | 13 novembre 2006

La TV mobile in DVB-H sembra non aver avuto il successo sperato dagli operatori, lo racconta Tommaso Tessarolo in un articolo per PI. C’è davvero domanda per una TV in diretta in mobilità? Non credo… se ci fosse, come scrive Tommaso, i televisori portatili sul mercato ormai da anni avrebbero avuto sicuramente una diffusione maggiore. Quello che interessa a gran parte degli utenti (e anche al sottoscritto) è poter vedere quello che si vuole, quando si vuole e dove si vuole: time shifting e place shifting. Non le ultime stronzate dell’isola dei famosi, ma serie TV, film e contenuti prodotti e distribuiti su Internet (podcasts, video podcasts, video blogs). Non tramite costosi accessi dati in mobilità, ma tramite collegamenti wireless (o sincronizzazione tramite un cavo USB) e poi disponibili sui propri terminali in ogni momento. Ecco perchè la piattaforma iTunes-iPod funziona e quella degli operatori di telefonia mobile no. Ecco perchè l’iPhone sarà probabilmente un successo.

Ma gli operatori di telefonia mobile possono davvero convertire il loro business verso la distribuzione di contenuti in mobilità, attraverso i costosi accessi UMTS? Difficile io credo. Con la diffusione delle reti wireless e la sempre maggiore produzione e distribuzione attraverso Internet (senza contare i downloads “illegali”…) di contenuti video e musica (e non solo) gli utenti sono liberi di scegliere quello che vogliono e vederlo come e quando vogliono (sul PC, sulla TV, sull’iPod o su uno smartphone Nokia di ultima generazione, tanto per citare una compagnia che sembra orientata a produrre terminali adatti ad ospitare qualsiasi tipo di contenuti l’utente voglia trasferirvi, piuttosto che appoggiare le fallimentari strategie di produzione/distribuzione di contenuti degli operatori di telefonia mobile).

Una volta effettuato un collegamento ad Internet abbiamo accesso ad un “tubo” che può trasportare qualsiasi cosa, ovunque e a prescindere da chi la produca e da dove sia stata prodotta. Sono convinto che ci sia spazio per operatori di rete, fissa come mobile, che decidano di fare bene il loro lavoro: trasportare dati, fornire un accesso di qualità e neutrale rispetto ai contenuti, da casa o in mobilità. In un mercato potenzialmente molto competitivo proprio una strategia simile potrebbe essere fonte di un vantaggio non trascurabile nel confronto con operatori tradizionali (per non dire vecchi) ancora convinti di poter costringere i propri utenti in un closed garden dove offrire esclusivamente i loro contenuti (se così possiamo definire suonerie dalle hit parade e bestemmie da reality… altro che Long Tail!). Il futuro non è in un’offerta di contenuti generalista: Internet ha cambiato tutto… il valore è nella possibilità per ogni utente di poter guardare/leggere/ascoltare quello che vuole (…come e quando vuole)… il valore è nei sistemi di ricerca per questi contenuti e nei filtri (persone magari, come i blogs) che permettano di farci strada nel bombardamento informativo e nel mare di contenuti e produzioni accessibile attraverso la rete.

Interessante l’articolo di Tommaso Tessarolo pubblicato ieri su PI: Tv mobile? Una crisi annunciata.

Non è importante con chi accediamo, basta accedere e tutto il mondo dei servizi Internet è a nostra portata. Nel mondo mobile il ruolo di fornitore d’accesso alla rete lo hanno i Mobile Operator, che soffrono dello stesso problema dei telecom operator “fissi”.

Le offerte per la voce hanno ormai perso il loro valore, si cerca quindi di trovare nuovi servizi da poter vendere agli utenti cercando di sfruttare anche qui il fatto che i clienti in prima istanza sono clienti TIM, Vodafone, Wind etc. Quali contenuti e servizi a valore aggiunto hanno inventato allora i mobile operator per i loro clienti? Sempre gli stessi: video, musica, giochi e TV. Peccato che nessun operatore era dotato dell’infrastruttura necessaria per servire questo tipo di contenuti. […]

Poderosi investimenti sono stati quindi fatti per acquisire le licenze UMTS e per mettere in piedi la nuova rete. UMTS sembrava il nuovo eldorado del mobile: una rete dati ad “alta velocità” grazie alla quale si spalancavano le porte della distribuzione digitale. Peccato per la velocità rivelatasi poi non cosi “alta” e, soprattutto, per i costi per l’utente finale. Si è quindi abbracciata con entusiasmo la tecnologia DVB-H: televisione digitale in mobilità. Anche qui investimenti importanti per creare o comprare una nuova rete trasmissiva. Ancora una volta peccato per i costi per gli utenti finali che evidentemente non sono dotati di capacità infinita nell’addizionare spese da 30 euro al loro bilancio mensile. Tutte queste grandi manovre e pesanti investimenti per andarsi ad infilare nello stesso terreno dove stanno già battagliando in troppi. […]

Ed il DVB-H? Qualcuno potrebbe obiettare che con il DVB-H si vede la TV di flusso: la diretta, formula evidentemente non compatibile con il “download” di contenuti. Quindi il DVB-H ha un senso molto specifico: consente di vedere tutti quei contenuti che necessitano di esser visti in diretta. Quali sono questi contenuti? La gente ha avuto a disposizione la TV in mobilità più o meno dagli anni settanta. La qualità del segnale video è stata sempre molto scadente, mentre non c’è alcun dubbio che la nuova televisione mobile digitale è veramente un altro pianeta. Ciò nonostante, se un contenuto in diretta è così irrinunciabile la gente avrebbe di sicuro cercato di vederlo anche in passato nonostante la scarsa qualità. A parte qualche momento di euforia e rari casi di cultori del pic nic particolarmente attrezzati, la TV in mobilità non è mai stata utilizzata da nessuno. […]

E, mi dispiace, non perché si vedesse male ma perché proprio non se ne è mai sentita l’esigenza, men che mai oggi che è diventato addirittura un servizio pagamento. Ciò che invece sta emergendo sempre con maggiore evidenza è l’abitudine a vedere i contenuti nella cosiddetta modalità “non lineare”: quando si ha tempo, si manda in visione quello che si è scaricato/registrato. […]

Questa esigenza è particolarmente vera in mobilità dove chi si sposta non può sottostare ai tempi rigidi di un palinsesto. Quando ci si muove non si sa, di solito, a priori quando si avrà tempo per vedere un contenuto. Ecco allora che usare il DVB-H per trasmettere delle dirette ha molto poco senso. Più logico è invece proporre delle piccole pillole di contenuto in “heavy rotation” così che l’utente abbia modo in qualsiasi momento di visualizzare delle brevi clip. È talmente evidente che questo è esattamente il modo in cui è stata strutturata l’offerta di contenuti oggi per il DVB-H. Ma se sul DVB-H ha poco senso trasmettere delle dirette, che senso ha il DVB-H? La formula delle clip video a breve durata esiste già ed ha nel download la sua formula ideale. Scarico quello che voglio dalla rete ad una frazione del costo e lo vedo quando voglio “on demand”.

Crollata la Voce, l’UMTS e a breve il DVB-H, cosa rimarrà in mano agli operatori mobili per tenere i propri clienti all’interno del loro piccolo mondo antico? Il rischio è che non gli rimanga neanche più la possibilità di vendere l’accesso alla rete. Il WiFi è ormai una realtà, con un livello di diffusione molto alto. Nelle grandi capitali mondiali la copertura nelle zone centrali delle città è praticamente totale. Peccato che per la maggior parte siano reti WiFi private, chiuse quindi all’accesso. Ma esistono progetti concreti e molto convincenti per cambiare questa realtà. Progetti sovvenzionati dal quella parte dell’industria interessata proprio alla diffusione del WiFi, dove gli utenti sono incentivati a lasciare una parte della loro banda a disposizione della collettività.

Pietro Saccomani - VoipBlog


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