Per tornare all’interazione dei motori di ricerca, personalmente ritengo che questo studio offra diversi spunti di riflessione in merito ai motori di ricerca come tramite tecnologico all’informazione. Non è la prima volta che rilevo come la qualità del search non possa essere considerata secondo standard preconfezionati. Il che vale a dire che con tutta l’informazione che si trovano a gestire i vari engine, è necessario che si consideri l’utente come singolo. Come polo di necessità informative contingenti che un motore di ricerca deve essere in grado di soddisfare. Significati e non significanti. Semantica e non lessico. Ma non solo. Il motore di ricerca deve essere utile, e non d’intralcio alla nostra ricerca, fornendo risultati per noi irrilevanti.
Alcuni punti interessanti dello studio, accennati nell’abstract, rilevano proprio le reazioni ed i comportamenti dei navigatori quando questi, non soddisfatti dei risultati delle serp, cominciano a considerare il motore come un ostacolo alla ricerca, venendo sottoposti come conseguenza ad un breakdown, definito da Heidegger, come una situazione critica in cui lo strumento emerge alla consapevolezza dell’utente, che dovrà impegnarsi nel trovare una soluzione, per poter giungere alle informazioni cercate.
I motori di ricerca come artefatti cognitivi, l’utilizzo degli apici nelle query, breakdown e conseguente percezione del motore, come un ostacolo alla ricerca di informazione e non come strumento tecnologico che semplifica un nostro processo.
Parecchi post fa, parlando di motori di ricerca e usabilità,
mettevo l’accento sul fatto che la tecnologia lessicale dei motori,
costringe noi tutti a query innaturali, che non fanno parte del nostro
reale modo di comunicare ed esprimerci. Il limite è imposto dalla
lessicalità dei search engine, a partire da quello della Brin&Sergey Foundation. In attesa di un reale sviluppo di sistemi semantici, prendiamo appunti dallo studio sui motori. Sia noi che loro. ![]()
Jacopo Gonzales - MarketingRoutes.com