Un recente studio ribadisce come i blog siamo sempre più un punto di riferimento importante per raccogliere informazioni e prendere decisioni.
di Emanuela Pasino |
22 novembre 2006
I blog influenzano le decisioni. Lo afferma un recente studio reso noto da Hotwire Ipsos MORI. Sono infatti più di 25 milioni gli utenti in Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Spagna, che ammettono di aver cambiato opinione su un'azienda o un prodotto dopo aver letto commenti e recensioni sui blog.
Un potere - che è anche una responsabilità - di cui le aziende si sono accorte da qualche tempo, lo dimostra la loro attenzione al mondo blog e anche qualche richiesta - non molto in linea con lo spirito blogger - di "pubblicità occulta".
Il collegamento diretto tra quelli che vengono ormai definiti dal mercato "user-generated content" e le intenzioni sull'acquisto di un prodotto / servizio degli utenti, è confermato da questo studio che rivela come un terzo circa (il 34%) degli europei abbia rinunciato a un acquisto dopo aver letto esperienze e commenti da parte di altri consumatori. Mentre il 52% ha dichiarato di esserne stato convinto proprio grazie ai blog letti.
Nella ricerca si evidenzia anche come i blog stiano velocemente raggiungendo i giornali come fonte affidabile di informazione. I due mezzi infatti raccolgono rispettivamente la fiducia del 24 e del 30% degli utenti. Non solo, sebbene la televisione sia l'ingrediente di punta della dieta mediatica europea, la fiducia nella pubblicità da essa trasmessa scende al 17% e cala ancora fino al 14% nel caso di comunicazioni commerciali inviate attraverso e-mail marketing.
Visti questi primi risultati, non stupisce che il 61% degli europei conosca i blog e che il 17% di essi li legga. Al primo posto, per familiarità con la blogosfera, vi sono i cugini francesi, che nel 90% dei casi conoscono bene il fenomeno. All'ultimo posto invece l'Inghilterra, dove i blog sono familiari "solo" al 50% degli intervistati. Tra i due estremi di consapevolezza e conoscenza, si posizionano l'Italia (58%), la Germania (55%), e la Spagna (51%).
A questo punto non resta che augurarsi che le evidenti potenzialità commerciali del mezzo non finiscano per insinuarsi e distorcere la genuinità delle informazioni offerte, tradendo così la fiducia di molti, troppi consumatori.
a cura di Emanuela PasinoQui di seguito le slide della ricerca.