Rapporto Censis, territori digitali e cittadini - poco - multimediali
Come ogni anno il rapporto indaga anche l'avanzata del digitale nei servizi ai cittdini e nell'uso che essi ne fanno. E l'Italia deve ancora crescere molto.
di Luca De Nardo |
05 dicembre 2006
E' stato presentato il Rapporto Annuale Censis, in cui, come sempre, viene anche analizzato l'aspetto digitale della nostra società. Vi proponiamo alcuni dati significativi in merito al processo che viene definito di costruzione di territori digitali.
Le analisi di Rur e Censis sulle città digitali, partendo dai siti web istituzionali, consentono di esprimersi sul percorso di regioni, province e comuni verso la digitalizzazione dei propri territori. Tra i veterani, nelle regioni troviamo la triade di eccellenza rappresentata da Liguria, Emilia Romagna e Toscana seguite dalla Lombardia che viaggia a ridosso delle tre con un andamento lievemente più incostante.
I veterani tra i comuni capoluogo sono Bologna e Torino in primis, che si passano da anni il testimone della migliore città on line. Fanno parte di questa categoria anche i siti del Comune di Firenze (sebbene in discesa quest’anno) e Roma, i siti dei comuni di Genova, Modena, Pisa, Venezia, Ravenna, Cremona.
Il Mezzogiorno digitale.
Per quanto riguarda gli utenti la distribuzione di questi per area geografica ci restituisce un’Italia una volta tanto omogenea nei comportamenti: usa la rete il 38% degli italiani con scostamenti minimi da una parte all’altra del Paese a parte il Nord-Ovest.
Più articolati i risultati in merito alle attività svolte su internet.
Da questa prospettiva si evince una specificità del Sud Italia dove gli intervistati dichiarano un utilizzo di internet meno prevalente sul lato business ma più legato ai consumi familiari (informazioni sugli acquisiti, acquisti svolti direttamente on line, ascolto della radio on line, ecc.).
Analoghe considerazioni emergono per quanto riguarda la copertura aggiornata della rete Adsl per Regione. La realtà italiana in questo caso è ancora più articolata, a tal punto che in alcune regioni la popolazione raggiunta dalla "alta velocità" è pari al 90% del totale mentre, in altre, si ferma al 56%. Nonostante ciò, anche in questo caso, la differenziazione territoriale non si concentra in aree specifiche per cui ad un Molise, che in effetti registra il valore più basso in termini di diffusione tra la popolazione, si contrappongono regioni come la Campania e la Sicilia che possono vantare valori tra i più alti.
Innovazioni diverse: etnobusiness, migranti e panorami tecnologici
Negli ultimi cinque anni l’etnobusiness è cresciuto notevolmente, non solo in settori tradizionali quali costruzioni (+202,1%), agricoltura e pesca (+28,9%), commercio (+101,7%), ma anche nel settore informatico (+28,2%) e delle telecomunicazioni.
Nel settore dell’informatica la serie storica mostra un incremento costante delle imprese gestite da extracomunitari che crescono più del doppio rispetto alle imprese gestite da italiani. Gli immigrati che fanno impresa nel settore Ict sono in prevalenza uomini (ogni dieci imprenditori, 7 sono uomini) e si concentrano nella classe di età mediana.
Inclusione, coinvolgimento e partecipazione: la democrazia elettronica per una migliore qualità della vita
I 129 progetti di e-democracy presentati nel 2004 al Cnipa (di cui 57 sono stati ammessi a finanziamento e 55 sono ora in fase di start-up) hanno visto la partecipazione di comuni nell’80% dei casi, di province nel 6% dei casi e di regioni nel 3% dei casi, per un complesso di 744 enti (in fase di sviluppo o di riuso).
L’indagine 2006 sulle città digitali individua sui siti istituzionali una crescita nella tendenza ad aggiornare e rendere trasparente l’attività quotidiana dei vertici politici: sono 17 le regioni che pubblicano le delibere di giunta (15 delle quali le pubblicano in versione integrale (erano 13 nella precedente rilevazione). Delibere di giunta sono presenti integralmente nel 35,2% dei siti provinciali (che comunque danno informazioni in diversa misura delle delibere in oltre il 60% dei casi). Anche per i comuni capoluogo, è di oltre il 60% la pubblicazione delle delibere, quasi il 40% pubblicate interamente, la maggior parte delle volte è presente un motore di ricerca che facilita la consultazione. Aumenta anche la tendenza a chiedere la registrazione dell’utente al sito, presente ormai nel 55% dei siti regionali, nel 21,5% dei siti provinciali e nel 31% dei siti comunali.
Eppure nonostante i servizi si stiano ampliando, pare proprio che la cultura di un uso congiunto di tutti i media a disposizione in Italia stenti ancora ad approdare. Nel confronto fra cittadini che usano (sanno usare) sostanzialmente un solo media (ossia la televisione) e cittadini che invece usano (sanno usare) sostanzialmente tutti i media a disposizione siamo in coda in Europa. L’unico paese con un profilo simile al nostro è la Francia (con il 47,1% di mono-mediali rispetto al nostro 47%), mentre la Spagna (61,3% di multi-mediali), la Germania (67,7%) e la Gran Bretagna (74,9%) si collocano su posizioni molto distanti.
Negli ultimi anni in Italia c’è stato un aumento significativo di cittadini multi-mediali, che erano il 46,6% nel 2002 e sono diventati il 53% nel 2006. Un incremento importante, raggiunto grazie all’apporto delle fasce più giovani e più istruite della popolazione, ma con cui non riusciamo a colmare il divario che ancora ci separa dal resto d’Europa.
Centralità e multi-medialità della musica nella vita quotidiana
Nel rapporto con i media ben il 46,5% degli italiani attribuisce la "massima importanza" all’interesse per la musica (al terzo posto dopo i più urgenti/diffusi bisogni di informazione e approfondimento).
Quali sono i media a cui si fa ricorso per assecondare tale interesse e con quale grado di soddisfazione? Ai primi posti per l’uso, la radio (77,4%) e persino la televisione (57,3%). Ma la "massima soddisfazione" si ottiene con i lettori mp3 (77,2%) e con internet (69,7%), che tuttavia sono ancora usati da quote di popolazione modeste rispetto ai grandi pubblici di radio e televisione.