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PMI Dome

C’è un confine profondissimo

Ovvero: so a chi dare il vanghetto.
di Andrea Signori | 13 dicembre 2006
Oggi pomeriggio sono stato ad un evento che aveva come tema le ricerche effettuate su internet e la possibilità di studiare i dati emersi per conoscere meglio il territorio. Da questo evento/presentazione sono usciti alcuni dati interessanti ma più che altro ho potuto capire un paio di cose. Mi spiego.

Ho capito esserci un solco profondissimo dettato quasi probabilmente dalla differenza d'età tra noi, generazione nata tra gli anni 70 ed 80 e la generazione precedente. Ero sempre stato scettico su questo divario prettamente anagrafico ma (forse) oggi mi sono ricreduto.

Ho sentito il responsabile di un ente istituzionale con "delega specifica" all'informatica (non so se è giusto dire così, ma ho poca familiarità con i "titoli politici") affermare che i problemi di internet sono: (i) le agenzie che propongono servizi di posizionamento e (ii) la mancanza di autorevolezza delle fonti. Per ovviare a questi due problemi la soluzione è "l'isolamento" delle prime e l'introduzione della firma digitale così da preservare i documenti nella loro interezza "accreditando" così le "vere" fonti di comunicazione/informazione.

Piccolo inciso: introdurre strumenti che "accreditino" alcune fonti di internet come le uniche "degne" di irradiare la vera informazione è il miglior modo (sono ironico) per far diventare internet come tutti gli altri mezzi di informazione. In merito alla firma digitale ho una mia idea, ovvero non ne vedo l'utilità (anche se aspetto sempre che qualcuno mi porti delle argomentazioni che mi facciano cambiare idea).
Come ha spiegato "l'oratore istituzionale" di oggi, la firma digitale è una sorta di codice a barre che permette ad un documento di essere riconosciuto, passando questo codice sotto un particolare scanner, come autentico. Ora mi chiedo: se per esempio fossi un avvocato e avessi la necessità di reperire una sentenza e la cercassi su internet, mi sembra normale scaricarmela da qualche sito forense, o dal sito di qualche studio legale o dal sito dell'albo degli avvocati. Mi sembra ovvio dire che se mi scarico una sentenza da un sito che si chiami, per esempio, ciccioformaggio.com c'è grossa possibilità (!!!) che la sentenza sia "inquinata". Quindi secondo me la firma digitale è una non soluzione che risolve un non problema.

Tornando al convegno di oggi, ho notato che gli interventi di persone "attempate" si siano tutti risolti nel problema del "controllo di internet e dell'informazione". Ho capito che c'è una parte del mondo che vede internet come "opportunità" ed un'altra che lo vede come "minaccia".
E la cosa è grave per lo sviluppo attuale del mezzo, perchè rischia di rallentarne il processo di crescita. Regolamentare vuol dire controllare, controllare vuol dire svilire il concetto di internet ovvero l'accessibilità alla consultazione e soprattutto alla produzione di contenuti da parte di gonuno di noi. Nei vecchi media le fonti dovevano venir accreditate da un ente terzo e certificatore, sulla rete le fonti si auto accreditano attraverso gli utenti che reputano un "sito" degno di attenzione. Ed il concetto è rivoluzionario per questo.

Ho capito che c'è bisogno di organizzare eventi che non si rivolgano a "noi" alfabetizzati al mezzo ma occorre organizzare convegni per spiegare a chi ignora le potenzialità di internet cosa vuol dire farne parte o comunque "utilizzarlo". E' finito il tempo di parlarci addosso e di fare formazione all'esterno perchè altrimenti si rischia di progredire con lentezza e creare un divario sempre maggiore tra chi è dentro e chi è fuori.

Chiosa finale: terminato il convegno sto girando tra il buffet insieme ad un relatore e si avvicina un uomo sulla sessantina che esordisce così:" salve, sono XY ed ho scritto un libro sull'e-commerce, vorrei sapere la sua opinione in merito alla pubblicità online, perchè sa secondo me non funziona molto ed è un po' sorpassata". Mi sembra di capire che il signore in questione non frequenta internet così tanto da leggere, oramai giornalmente, le statistiche di importanti istituti di ricerca che affermano le avanzate continue della pubblicità online e soprattutto da un paio di obiezioni mi è sembrato di capire che il tipo non conoscesse gli AdWords. Ed allora mi chiedo: ma se uno che fa un'osservazione del genere sulla pubblicità online e ignora gli AdWords, come può scrivere un libro sull'e-commerce? Molti di noi che allora frequantano giornalmente internet potrebbero scrivere un'enciclopedia, un simposio, o almeno un trattato. C'è bisogno di formazione; ma verso l'esterno.

Andrea Signori
Via MarketingRoutes.com

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