Ora – grazie al volenteroso Andrea Signori – vengo a sapere che Steve Rubel ha previsto la morte della page view entro il 2010. Sulla lapide utilizzata nel suo post non appaiono ancora dei crisantemi, ma nemmeno dei sassi (come dalla tradizione ebraica che gli appartiene), questo significa quindi che ci sarà ancora da aspettare un bel po’, a mio modesto e “gentil” parere.
In sostanza, Rubel dice una cosa sacrosanta (si licet) e ovverosia che il web di “fra x anni” non sarà più come il web odierno o come il web di “x anni fa” e dice anche che sarà proprio il meccanismo delle PV (pagine viste o page view che dir si vogliano) a lasciare il posto a un non ben definito meccanismo di “valutazione” (e quindi di monetizzazione) dei siti, in una analisi prospettica a dir poco barcollante (sotto la croce della necessità di dire cose intelligenti e innovative...): ovvero: già adesso ci sarebbero delle forze oscure (non i savi di Sion si intenda) che cercano di bloccare il progresso della pubblicità su internet (il web advertising...), di quella pubblicità basata arcaicamente (l’antico testamento del web marketing) sulle pagine viste. Nuovi sistemi (quali? Gtalk in what sense?) procureranno gioie immense agli “inserzionisti” e la purga del browsing dei poveri utenti che ora sembrano passare da una pagina vista all’altra, sottolineando il fatto che le pagine vengano solo passate e non viste (anche se molto più degli spot in cui tutta la famigia si riunisce in bagno, in cucina o intorno a un nuovo canale) ma questo significa non aver compreso due cose:
In breve (perchè non tutti siamo intelligenti come un Rubel) potrei riassumere così: se la PV in senso stretto (come quantificazione dell’audience) muterà, lo farà non in forza di una navigazione statica (all inclusive di Gtalk), ma di un nuovo modo di valutare la qualità della quantità del traffico, così come ancora oggi si valutano le qualità delle quantità di persone che scendono in piazza per manifestare.
Come dovrebbe sapere bene Rubel, sono i numeri (e i soldi) che contano.
Federico Riva
Via MarketingRoutes.com