Privacy o servizio migliore? Questo è il problema...
Un'indagine firmata USA segnala un piccolo ma importante cambiamento di rotta nelle ritrosie dei consumatori online. Più disponibili a fornire maggiori informazioni personali purché siano garantiti sicurezza e un servizio migliore.
di a cura di Emanuela Pasino |
12 gennaio 2007
Quando cominciò l'e-commerce, molti venditori furono, a ragione, prudenti sulla questione della privacy dei propri clienti. D'altra parte molte, moltissime ricerche confermarono come proprio la questione sicurezza dati sia stato uno dei motivi principali di scarsa fiducia nell'acquisto online.
Questo valeva allora. Ora sembra che qualcosa stia cambiando. Quando è stato chiesto ai consumatori online di bilanciare le proprie preoccupazioni sulla privacy con la prospettiva di un servizio migliore, molti hanno comincianto a propendere per quest'ultima direzione.
ChoiceStream ha realizzato un'indagine "Personalization Survey" che indica proprio tale tendenza. Cresce il numero di consumatori disposti a "barattare" un po' meno privacy (non meno sicurezza) con una personalizzazione più efficace, ovvero sono più numerosi coloro che rendono disponibili informazioni personali affinché l'esperienza di acquisto online diventi sempre più soddisfacente.
Il numero di questi consumatori è cresciuto molto nel 2006, rispetto all'anno precedente, registrando un +24% (rappresentando il 57% del totale), e del 34% è cresciuta la percentuale di coloro che sono anche disposti ad accettare sistemi di tracking dei loro clicks e acquisti in linea (43% del totale).
Inoltre, il 38% degli intervistati afferma che sarebbe certamente più attento ai messaggi offerti dalla pubblicità se questi ultimi fossero maggiormente cuciti sui propri interessi.
Nonostante tale apertura non cambia molto sul fronte della preoccupazione per la propria sicurezza e privacy. I consumatori online infatti sono bel lontani dalla completa serenità, e in effetti le ultime indagini su frodi online e furti di identità, qualche timore non possono che destarlo.
Anche l'indagine conferma quasi la stessa percentuale di "utenti preoccupati" tra 2005 e 2006, con una variazione di un solo punto percentuale (rispettivamente 63% e 62%).
La sostanza sembra essere una maggiore consapevolezza della necessità di fornire più dati qualora si voglia usufruire di un'alta personalizzazione dei servizi, pur mantenendo alta la guardia sulla sicurezza dei propri dati. Per questo, sostengono gli analisti, diviene fondamentale che i fornitori indichino chiaramente che cosa sta accadendo in ogni passaggio affinché la personalizzazione sia amichevole e non sospetta.