Floss: open source promosso in Europa
Un rapporto prenentato in Europa sottolinea i vantaggi competitivi delle applicazioni Floss nel Vecchio Continente e dà qualche consiglio ai legislatori.
di Emanuela Pasino |
16 gennaio 2007
La Commissione Europea ha pubblicato un rapporto che promuove l'open source (Floss - Free/Libre/Open Source Software). Secondo il rapporto infatti le applicazioni Floss si trovano dal primo al terzo posto in molti mercati e in molti settori, dai web server, ai sistemi operativi desktop; dai browser ai database, fino alla posta elettronica. Il tasso di penetrazione appare più alto in Europa rispetto agli Usa, e negli ultimi cinque anni sta registrando una notevole crescita.
Almeno due terzi di tutto il software Floss è sviluppato da individui, le aziende contribuiscono per un 15% e le istituzioni per un 20%. Anche da questo punto di vista è l'Europa la madre più prolifica di sviluppatori, seguita dal Nord America. Asia e America Latina ancora sono svantaggiate soprattutto da barriere di linguaggio, ma stanno migliorando il loro interesse al riguardo.
L'investimento in software Floss in Europa, è attualmente valutato in 22 miliardi di Euro (36 miliardi degli Stati
Uniti) e rappresenta il 20,5% degli investimenti software totali (20%
in Usa).
La posizione dominante dell'Europa, per numero di sviluppatori e share di mercato, le permetterebbe, proseguando nell trend di evidente crescita delle applicazioni Floss, di essere entro il 2010 un'economia competitiva e leader per innovazione. Anche perché se le aziende europee sono spesso restie nell'affronatare grandi investimenti IT, la vasta base di sviluppatori open source sul cui sforzo volontario puà contare, compenserebbe tale mancanza.
Il rapporto (di cui consigliamo una lettura più approfondita), si conclude con una finalità precisa: consigliare i governi sulle politiche da attuare per assecondare tale crescita e non frenarla con interventi legislativi (o assenza di essi) limitanti.
Occorre quindi non penalizzare le soluzioni Floss e stimolarne innovazione e Ricerca e Sviluppo, soprattutto nel settore pubblico. Sostenere i processi di standardizzazione con fondi appropriati affinché le comunità di sviluppo crescano (anche attraverso partnership con grandi aziende) e non siano imbrigliate in norme che ne limitino soltanto la competitività rispetto al software proprietario. Adottare anche un sistema fiscale che agevoli gli sviluppatori volontari open-source, magari trattando le donazioni che ricevono al pari di quelle fatte nel no-profit.
Il rapporto completo.