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PMI Dome

Critiche a One Network e il nuovo Servizio Universale

E' davvero così difficile portare una connettività che possa definirsi tale a casa di tutti? O è questione di non saperlo decidere anche a costo dell'agonia del mercato?
di Stefano Quintarelli | 23 gennaio 2007

La fibra a casa, per tutti, dovrebbe essere il nuovo servizio universale. Una politica di innovazione e costruzione dovrebbe lanciare chiaramente questo obiettivo, ristrutturando il mercato delle TLC, prima che agonizzi.

Considerato che i prezzi delle TLC sono stati fatti basandosi sull'elasticità e non sui costi, che i mercati voce e dati non sono isolati, che l'eccesso di fornitura danneggia il fornitore, che gli incumbent hanno spinto per un modello competitivo che premiava l'eccesso di capacità in aree limitate agendo sui prezzi marginali, che la remunerabilità della rete é posta in forse dall'evoluzione tecnologica, che tecnologie alternative minano le fonti di marginalità che consentirebbero di ripagare debito e fare nuovi investimenti, che IP separa la rete dal servizio, che lo sviluppo dell'elettronica di consumo non é governato dalla (limitata) sovranità nazionale,

ciò considerato, l'unico modo per limitare i danni é separare velocemente ingrosso dal dettaglio e fare, come proposto in Australia, una società della rete che sia "public" (eventualmente con partecipazione pubblica), certamente con partecipazione degli altri operatori, con un management separato dalla proprietà.

Quello che io chiamo il modello "One Network". (quello sopra è un brevissimo riassunto a favore del 24% di lettori occasionali che magari se lo sono perso, e un invito a cercare "One" nel sito e leggersi il resto..)

Ne ho discusso settimana scorsa con un importante personaggio del mondo TLC, che non vedevo da alcuni anni e, alla fine le obiezioni al modello erano riassumibili in due:

  1. le scelte evolutive della rete non possono essere prese da un soggetto che non veda direttamente il mercato in quanto questo muta troppo velocemente, questa era una soluzione attuabile quando c'era solo la voce
  2. un soggetto collettivo condurrebbe a pianificazione di investimenti con l'interferenza della politica e quindi con tutte le inefficienze derivanti, per cui, acquisito che ci potrà essere una sola rete, comunque e' bene che sia controllata da un solo imprenditore.

1) le evoluzioni avvengono sostanzialmente a livello applicativo; sotto c'è solo IP.
Anzi, separare rete da servizio consente di concentrarsi sui servizi, che è ciò che si vende agli utenti. E' lì che bisogna stimolare la concorrenza, non a generare localmente sovracapacità con l'illusione che i prezzi marginali possano non influire sui prezzi medi.
Se uno vuole far diminuire i prezzi delle case, deve ridurre i prezzi delle abitazioni in periferia, questo ha un effetto riduttivo anche sui prezzi in città; l'adsl broadband va giu' di prezzo in 4 città per effetto dell'unbundling, questo tira giù i prezzi dappertutto (non è possibile fare gabbie di prezzi, per molte ragioni).

2) Questo modo di pensare è riferibile per analogia al dispotismo illuminato: "tutto per il popolo, niente dal popolo"; illuminato da un disinteressato amore del bene razionale o morale ("caritas seu recta dilectio"), il Monarca, come puro soggetto di giustizia, se ne sentirà il più fedele servitore a favore di tutti. (Saggio su "Monarchia" di Dante Alighieri, de Bellis).
Certo, si potrebbe  il dilemma "dove portare la fibra della nuova rete", perché qualche politico o amministratore potrebbe spingere a portarla in zone economicamente secondarie generando inefficienze.
Certamente le inefficienze potrebbero esserci, come c'erano con la rete telefonica.
Basterebbe decidere che One Network deve fare Fiber to the home, per tutti, come nuovo servizio universale, e il bug scompare, diventa una feature.

Odlyzko diceva "non pensiamo alle TLC come un business capital intensive, non lo è. Non so in Italia, ma in USA l'investimento necessario per portare fibra a casa di tutti gli utenti è nell'ordine dei 200 miliardi di dollari, mentre il fatturato annuo dell'industria è più di 300 miliardi di dollari. E' un investimento sostenibilissimo."

Basterebbe deciderlo e remare tutti in quella direzione.

Stefano Quintarelli
Via Quinta's weblog


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