La fibra a casa, per tutti, dovrebbe essere il nuovo servizio universale. Una politica di innovazione e costruzione dovrebbe lanciare chiaramente questo obiettivo, ristrutturando il mercato delle TLC, prima che agonizzi.
Considerato che i prezzi delle TLC sono stati fatti basandosi sull'elasticità e non sui costi, che i mercati voce e dati non sono isolati, che l'eccesso di fornitura danneggia il fornitore, che gli incumbent hanno spinto per un modello competitivo che premiava l'eccesso di capacità in aree limitate agendo sui prezzi marginali, che la remunerabilità della rete é posta in forse dall'evoluzione tecnologica, che tecnologie alternative minano le fonti di marginalità che consentirebbero di ripagare debito e fare nuovi investimenti, che IP separa la rete dal servizio, che lo sviluppo dell'elettronica di consumo non é governato dalla (limitata) sovranità nazionale,
ciò considerato, l'unico modo per limitare i danni é separare velocemente ingrosso dal dettaglio e fare, come proposto in Australia, una società della rete che sia "public" (eventualmente con partecipazione pubblica), certamente con partecipazione degli altri operatori, con un management separato dalla proprietà.
Quello che io chiamo il modello "One Network". (quello sopra è un brevissimo riassunto a favore del 24% di lettori occasionali che magari se lo sono perso, e un invito a cercare "One" nel sito e leggersi il resto..)
Ne ho discusso settimana scorsa con un importante personaggio del mondo TLC, che non vedevo da alcuni anni e, alla fine le obiezioni al modello erano riassumibili in due:
1) le evoluzioni avvengono sostanzialmente a livello applicativo; sotto c'è solo IP.
Anzi,
separare rete da servizio consente di concentrarsi sui servizi, che è
ciò che si vende agli utenti. E' lì che bisogna stimolare la
concorrenza, non a generare localmente sovracapacità con l'illusione
che i prezzi marginali possano non influire sui prezzi medi.
Se
uno vuole far diminuire i prezzi delle case, deve ridurre i prezzi
delle abitazioni in periferia, questo ha un effetto riduttivo anche sui
prezzi in città; l'adsl broadband va giu' di prezzo in 4 città per
effetto dell'unbundling, questo tira giù i prezzi dappertutto (non è
possibile fare gabbie di prezzi, per molte ragioni).
2) Questo modo di pensare è riferibile per analogia al dispotismo
illuminato: "tutto per il popolo, niente dal popolo"; illuminato da un
disinteressato amore del bene razionale o morale ("caritas seu recta
dilectio"), il Monarca, come puro soggetto di giustizia, se ne sentirà
il più fedele servitore a favore di tutti. (Saggio su "Monarchia" di
Dante Alighieri, de Bellis).
Certo, si potrebbe il dilemma "dove
portare la fibra della nuova rete", perché qualche politico o
amministratore potrebbe spingere a portarla in zone economicamente
secondarie generando inefficienze.
Certamente le inefficienze potrebbero esserci, come c'erano con la rete telefonica.
Basterebbe
decidere che One Network deve fare Fiber to the home, per tutti, come
nuovo servizio universale, e il bug scompare, diventa una feature.
Odlyzko diceva "non pensiamo alle TLC come un business capital intensive, non lo è. Non so in Italia, ma in USA l'investimento necessario per portare fibra a casa di tutti gli utenti è nell'ordine dei 200 miliardi di dollari, mentre il fatturato annuo dell'industria è più di 300 miliardi di dollari. E' un investimento sostenibilissimo."
Basterebbe deciderlo e remare tutti in quella direzione.
Stefano Quintarelli
Via Quinta's weblog