Attraverso 9 focus group condotti nelle principali città italiane sui fruitori di contenuti di intrattenimento e attualità via internet, l’analisi ha fatto emergere come a ciascun canale i lettori attribuiscano una specifica funzione. Cambia la fruizione, quindi, sia in termini di tempi e modi d’uso, che in relazione al vissuto connesso, che influisce sulle attese verso i diversi messaggi, e al tempo stesso modifica, a livello percettivo, i contenuti.
Si è così evidenziato come la scelta di informarsi via web si fondi sulla stessa esigenza che ha fatto esplodere il fenomeno della free press: il bisogno di essere costantemente aggiornati. Per rispondere a questa richiesta (scaturita da una crescente pressione sociale), non è necessario andare in profondità sui diversi argomenti: basta crearsi un’idea d’insieme. E’ quando si desidera approfondire, per soddisfare un bisogno personale, che il web non basta più e il giornale cartaceo viene in soccorso.
Federico Capeci, General Manager di OTO Research, commenta: “Il web rappresenta l’alibi per il senso di colpa che la società inculca su chi non legge e non si informa sulle cose che lo circondano. I due mezzi (stampa e web) si rivolgono, per questo, a target specifici e a specifiche motivazioni di lettura. Per questo possiamo affermare che il fenomeno della migrazione dalla stampa al web sia in effetti già in atto, ma che al momento risulti limitato a quei lettori, saltuari, mossi alla lettura della carta stampata unicamente dalla spinta dell’approvazione sociale”.
Il fenomeno, insomma, non tocca – e difficilmente lo farà a breve - i lettori spinti da desiderio o necessità individuale (gratificazione, relax, informazione per lavoro, svago). Questa nuova lettura apre le porte a possibili strategie sia per gli editori che per gli inserzionisti: comprendendo lo stato d’animo connesso alla lettura della pagina stampata e della pagina web, si possono attivare strategie mirate che favoriscono le sinergie tra i canali.
“Se ai lettori che affrontano la pagina web con il vissuto del dovere – continua Capeci – occorre fornire un tipo di informazione, firma, lessico, iconografia tipiche delle prime pagine dei maggiori quotidiani, per i lettori “per piacere” occorrerà individuare modalità sinergiche. Perché per questi – e per non favorire la “migrazione degli ultimi” – la stampa non può scimmiottare il web e il web deve e può rappresentare qualcosa di altro dalla carta stampata, qualcosa con canoni di autorevolezza e attese di interazione diversi”