Da InnovAction il messaggio di Negroponde e de Kerckhove
Due protagonisti della ricerca e dell’innovazione hanno parlato di rete, creatività, futuro e digital divide.
di Luca De Nardo |
19 febbraio 2007
Durante InnovAction 2007 tra i protagonisti protagonisti della ricerca e dell’innovazione che hanno offerto il loro contributo all'evento, c'erano anche Nicholas Negroponte (autore del bestseller “Being Digital”, già
presidente del MIT Media Lab di cui è stato uno dei fondatori e
Presidente dell’Associazione non-profit “One Laptop per Child”) e Derrick de Kerckhove (Direttore del Programma McLuhan sulla Cultura e la Tecnologia e Professore al Dipartimento Francese presso l’Università di Toronto).
Negroponte ha affrontato il tema del divario digitale e informativo dei paesi del terzo mondo, il cosiddetto Digital Divide e presenta il progetto ambizioso di portare l'informatizzazione e i dispositivi informativi come i computer là dove a malapena giunge la corrente elettrica.
L'idea di fondo - già resa nota - è quella di un computer, portatile, tecnologicamente non costoso (intorno ai 100 dollari), elettricamente non troppo oneroso, con una suite completa di programmi non proprietari, orientato alla connessione ed indirizzato principalmente alle nuove generazioni. I paesi citati non offrono situazioni meteorologiche ottimali per i computer, fuori dagli uffici climatizzati e ben aerati, quindi il grande test tecnologico che questi computer dovranno superare sarà la loro funzionalità e adattabilità a polvere, umidità, scossoni, cadute e bagnato.
Per de Kerckhove siamo di fronte ad un salto di qualità quasi “quantico”. Passando dalla parola all’elettronica, l’intelligenza diviene un bene condiviso. Adesso con la rete, l’innovazione viene dalla connessione: l’innovazione oggi è favorita da nuove condizioni, nuovi tipi di collegamenti e connessioni. Ma la cultura dell’innovazione è prima di tutto un’attitudine.
L’innovazione richiede una predisposizione e un’apertura all’innovazione. Nella rete ci sono tendenze contrarie del controllo e dell’abbandono del controllo sul prodotto virtuale, sulla proprietà intellettuale o commerciale dell’informazione. Sembra oggi che la creatività più sorprendente esca dalla parte aperta del sistema della rete – e ogni tanto, forse anche lucrativa.
Fondamentalmente la rete si comporta replicando le logiche complementari del nostro cervello, dividendosi in una parte che “vede il tutto” (Open Source, Linux, wikimondo, etc.) e un’altra che analizza e controlla le cose (Semantic Web, Microsoft, Sony) sistemi proprietari che si chiudono su se stessi. Quando si dà all’utente la responsabilità di co-creare il servizio o il contenuto, è sempre il sistema co-creativo della rete che batte il sistema di pura diffusione: "Wikipedia batte Britannica, Blogger batte CNN, Epinions batte Consumer Reports e così via. Forse noi siamo l’era dell’ipercreatività connettiva."