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PMI Dome

Riflessioni lucide sul web

Tornato dalla ridente Macherio da nemmeno 12 ore e già leggo alcune cose online che il mio ego mi spinge a ‘considerare’...
di Jacopo Gonzales | 28 marzo 2007
Nessuna vena polemica, lo premetto subito, onde evitare che animi sensibili si offendano.

Dopo aver letto il post di Andrea sui comunicati stampa nei motori di ricerca, ritengo sia il caso di spiegare in modo discorsivo e non tecnico alcune inesattezze, per facilitare la vita a chi è costretto a convivere con la grande distribuzioni di ‘pillole’ aziendali.

Per comprendere come funziona un motore di ricerca non vi basterà certo il mio post, ma qualcosa in più lo apprenderete. Veniamo al dunque. Quando scrivete un comunicato stampa e dovete poi inserirlo nei vari hub presenti sul web, non vi basterà certo cambiare qualche parola qua e là, modificare un titolo o roba simile per ‘ingannare’ un motore. E poi parlare di penalizzazioni è sbagliato. Quindi eccovi spiegata la realtà di Google: il caro motore di ricerca dei Brin boys rileva senza problemi il 90% di contenuto duplicato attraverso un semplice e rapido confronto con l’informazione che già gestisce. Il che vuol dire che se modificate il 10% di ciascun contenuto, ciò equivale per Google a non aver cambiato nulla. I vostri testi cloni sono e cloni rimangono. Inoltre il ranking in un motore, visto che di questo sembrate preoccupati o interessati mal sopporta che accanto gli si piazzi la parola stabile. E’ un controsenso logico.

Quindi cosa dovreste fare, voi guru della comunicazione aziendale? Avete 2 strade:

  • Fottervene, e fare come Andrea che modifica qua e là pensando all’utente, ma in questo caso il motore di ricerca si accorge palesemente di voi (il che non è detto che sia un danno).
  • Modificare il 90% del comunicato per ogni sito su cui lo pubblicate. Il che rende annoso il vostro operato e difficile da giustificare lo stipendio che percepite al datore di lavoro, che vedrebbe in effetti il vostro tempo impiegato solo a dar luce ad un singolo CS, opportunamente modificato per i motori. Ma quella pila di altri comunicati da fare? Chi la fa? E soprattutto quando?

Torniamo sul punto uno. Cosa è il contenuto duplicato per un motore di ricerca? Un clone, parziale o totale di dati di cui il motore è già in possesso. Ora confrontiamo questa affermazione con uno dei punti cardine della mission di Google: offrire contenuto rilevante all’utente. Forse una lampadina nella vostra testa si è già accesa. Per quelli meno rapidi, ve la accendo io: immaginiamo che una serp generi milioni di risultati, come spesso avviene: essere filtrati in questo caso sarà probabile. In una serp che ne genera pochi avverrà con grande probabilità esattamente l’opposto.

Perché? I motori di ricerca sono TUTTI LESSICALI. Quindi una query di un utente costringe il motore come Google a tirar fuori dal calderone la migliore informazione di cui dispone, rispetto alle parole chiave utilizzate dal navigatore. A nessuno piace fare scena muta, e ad un motore piace poco non aver nulla da mostrare, anche se questo può accadere in taluni casi. Ecco perché il filtro anti-duplicazione di Google sembra funzionare meglio in presenza di serp più popolate. Perché il tasso di probabilità che il motore abbia di farvi vedere qualcosa di diverso e rilevante sale in modo esponenziale.

Quindi in linea di massima, se pensate di venire penalizzati perché caricate lo stesso contenuto su vari siti, state sbagliando (wannabe seo inclusi). Fossi in voi, continuerei a seguire la strategia di Andrea, non tanto per il motore di ricerca (penso che abbiate capito che tecnicamente è sbagliata), quanto per l’utente, anche se penso che a pochi importi di leggere i comunicati stampa aziendali. Ma questa è un’altra storia che comunque è interessante da affrontare, nei toni tipici di Marketing Routes. Non volendo che suoni contraddittorio rispetto a quello che ho scritto poche righe sopra del fatto che i CS secondo me non li legge nessuno o quasi, io li leggo e vi spiego il perchè. Come sapete, mi tocca tra gli altri, l’ingrato compito di editore su Articolista.com, sito di article marketing e comunicati stampa. Il che significa che ovviamente prima di pubblicare devo leggere ed eventualmente editare.

Leggendo un comunicato stampa mi assale sempre una crisi di sbadigli. Quella che dovrebbe essere parte della comunicazione esterna di un’azienda, sembra più la scusa per promo-redazionali. E quindi mi chiedo: non dovrebbero essere quanto meno credibili? Penso di sì, pur non essendo un guru della comunicazione in senso stretto. Ma possibile che nelle aziende italiane non si dia carta bianca ad un responsabile della comunicazione nello svolgimento delle sue mansioni? Che non sia possibile che sia il datore di lavoro a ‘fidarsi’ della competenza di un professionista e che questo sia libero di muoversi fuori dagli schemi classici imposti? Per veicolare un’informazione online esistono mille modi, anche molto più proficui. Basterebbe conoscere un po’ la rete.

La comunicazione, specie quando passa per l’online, è questione assai delicata. Pensiamo però che concreti vantaggi si potrebbero anche avere. Secondo me i CS non servono a molto. E’ strategia vecchia e passata. Le aziende, piccole o grandi che siano, hanno bisogno di impostarsi in tutt’altro modo, se non vogliono rischiare di apparire come old fashioned spammer.

Jacopo Gonzales
Via MarketingRoutes

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