Vediamo di spiegare per i meno tecnici tra noi.
E' complicato ma rileggendolo una decina di volte confido che sia comprensibile... ;-)
Le linee telefoniche che entrano nelle case trasportano segnali elettromagnetici su un certo insieme di frequenze che vanno sul filo. Una parte di queste frequenze sono state tradizionalmente usate per infilarci la voce; con il DSL una parte di queste frequenze (diverse da quelle usate dalla voce) viene usata per infilarci i dati (Internet).
Succede che quel filo abbia un costo di manutenzione che deve essere coperto dall'operatore che lo usa.
Quando Telecom affitta quel filo all'ingrosso, l'operatore che lo prende in affitto corrisponde a Telecom una quota che ripaga la manutenzione (il costo vero della manutenzione non è noto con certezza, AGCOM dice una cifra, Telecom dice che costa di più).
Un operatore però può essere interessato solo alle frequenze dei dati e non a quelle della voce, per cui l'abbonato tiene il contratto della voce con l'utente (e becca i soldi del canone, una "quota voce") e dà all'operatore DSL le altre frequenze (e becca un affitto per quel pezzo di frequenze, una "quota dati")
Se però l'utente disdice il contratto con Telecom per la voce, perchè non gli interessa più, ad esempio perchè usa il cellulare, Telecom perde la remunerazione per la parte di frequenze "vocali" di quella linea e i soldi che piglia dall'operatore DSL non bastano a pagare la manutenzione (secondo Telecom).
Grossomodo la questione è questa (in realtà ci sono ulteriori complicazioni ma, in prima approssimazione è così).
A questo punto Telecom dice all'operatore DSL: se l'utente è senza fonia (cioè ha una linea "naked"), allora mi devi pagare un quid in più che va a compensare la mancanza di remunerazione venuta meno con la cessazione del servizio telefonico.
AGCOM ha stabilito che tutti i prezzi all'ingrosso debbano essere tutti determinati sulla base dei COSTI SOSTENUTI DA TELECOM (cd "cost plus") più un interesse succoso (chiamato WACC, mi pare sia il 10,2%) per remunerare l'investimento.
Si può disquisire se il WACC sia eccessivo o no, ma il principio è giusto.
Peccato che, per le linee senza fonia, AGCOM (contraddicendo se stessa) ha detto che il prezzo all'ingrosso non deve essere ricavato dai costi della linea ma DAL PREZZO CHE TELECOM FA AL DETTAGLIO per il canone (cd "retail minus").
Ovviamente, contro questa decisione di AGCOM che contraddice una
propria decisione, AIIP ha fatto ricorso al TAR (e ovviamente vincerà,
IMHO (è talmente macroscopico!)
Spiegata la questione, passo
alla mia opinione. Io credo che sia giusto che ci sia un prezzo della
linea all'ingrosso, credo che sia giusto che sia pari al costo
maggiorato di un interesse (che sia il 10% va bene; va bene che sia
anche di più, se una remunrazione più alta serve a dare soldi per
investire nella rete e non a ripagare i debiti di altri).
Quindi, va da sè che pur essendo ovviamente piacevole pagare meno per avere un servizio, non si può andare sotto i costi e quindi una linea solo dati (senza "quota voce") non può costare come la sola "quota dati" di una linea dove c'è anche il servizio di fonia (dove c'è anche la "quota voce").
Il problema non è quindi avere o no la "maggiorazione", ma che questa debba essere basata sui costi reali. (E su questo adesso non c'è consenso).
Credo che sia giusto che questo costo venga suddiviso tra tutti quelli che quella linea utilizzano: se costa 100 e la usano in due (uno per la voce, uno per il DSL), si paghi 50/50; se costa 100 e la usa uno solo, la paghi uno solo.
Credo che posto in questi termini, anche il consumatore lo può
capire. Se la strada la usa solo uno, deve pagare a quello; se la usano
in due, metà del costo lo si deve a un operatore, metà all'altro.
Come
giustamente ha osservato Darmix nei commenti al post, l'intervento
dell'On. Folena, non è una legge ma un ordine del giorno "che impegna"
il governo. Da qui alla legge ce ne passa.
Io spererei che passasse, pur non condividendo il principio, perchè così almeno si darebbe una spinta verso la soluzione giusta, ovvero una determinazione del costo e un approccio COST PLUS (e non retail minus) con ripartizione dei costi tra gli operatori. (Se fosse 50/50, per me sarebbe più comprensibile per gli utenti, anche se le conseguenze non sarebbero banali sugli equilibri tariffari dei servizi).
puff puff...
Spero sia comprensibile ma devo uscire e non riesco a rileggerlo...
Stefano Quintarelli
Via Quinta 's weblog