“Il dato centrale che ha caratterizzato l’ultimo anno è la ripresa di settori dell’economia italiana, caratterizzata dal dinamismo delle medie imprese. Ma solo quelle aziende che hanno saputo ristrutturarsi, integrarsi nelle supply chain globali e innovare rapidamente i loro prodotti con l’adozione di tecnologie digitali sono in grado oggi di competere in modo sostenibile a livello internazionale”, ha dichiarato Roberto Masiero, Presidente, IDC EMEA & WW Conferences, che durante l'evento ha presentato il Rapporto “Il Sistema dell’Innovazione in Italia: ICT e Società dell’Informazione”.
A ribadire questi concetti ha contribuito con il proprio intervento Stefano Micelli, Professore, Università Cà Foscari, secondo il quale esiste una dinamica virtuosa dove le nuove tecnologie hanno assunto il ruolo di motore chiave e in cui le medie imprese sono protagoniste e rappresentano l’interfaccia ideale tra i mercati globali e i territori di appartenenza.
Anche Giacomo Vaciago, Economista e Presidente del Forum dell’Innovazione Digitale ha sottolineato la ripresa in corso dell'economia, individuando tre priorità perché il recupero della competititivà dell'industria italiana si consolidi, ossia una governance efficace, anzitutto per ciò che riguarda politica ed amministrazione, un sistema meritocratico per la formazione del capitale umano e una logistica efficiente per ottimizzare la mobilità di idee, soldi, persone e merci.
Nel corso dell'evento un'intera sessione è stata dedicata all'innovazione nell'era dell'India e della Cina. Secondo Giampio Bracchi, Presidente, Fondazione Politecnico e Fabrizio Onida, Professore Ordinario di Economia Internazionale, Università Bocconi la collaborazione fra atenei e imprese è fondamentale per competere in una prospettiva internazionale. Per Pasquale Pistorio, Vice Presidente per l'Innovazione e la Ricerca, Confindustria il processo verso l’internazionalizzazione rappresenta la componente principale dell’innovazione a 360° e la chiave per rimanere competitivi. Secondo Pistorio però non bisogna guardare ai mercati asiatici solo per il lavoro a basso costo, ma perché caratterizzati da un elevato valore aggiunto intellettuale e da un enorme potenziale di crescita.
Quest'ultimo punto è stato ripreso da Federico Rampini, Giornalista e Scrittore, La Repubblica, che ha riportato un dato importante: la Cina ha superato il Giappone e l'Europa negli investimenti in ricerca e sviluppo e occupa la seconda posizione dopo gli Stati Uniti, grazie all’aumento dei finanziamenti pubblici ai laboratori di ricerca universitari e agli incentivi alle multinazionali diretti a stabilire centri di ricerca e sviluppo sul territorio cinese. La sessione si è conclusa con l'intervento di Manuel Castells, Chair Professor of Communication Technology and Society, University of Southern California, secondo il quale la competitività dipende dalla capacità delle aziende e dei Paesi europei di innovare attraverso il networking del business, il miglioramento della qualità del capitale umano, la diffusione dell’ICT e la generazione di conoscenza.