Minori e nuovi mezzi di comunicazione
Dall'Inghilterra all'Italia rimbalza la questione del bullismo e della sua propagazione anche grazie ai più moderni strumenti tecnologici. Ecco cosa ne pensa Fioroni.
di Luca De Nardo |
12 aprile 2007
I nuovi mezzi di comunicazione sono al centro di polemiche per l'uso che ne fanno i giovani e giovanissimi. Atti di bullismo ripresi e immessi in rte, violenze, voglia di protagonismo sbagliato. Un problema che non è solo italino, tanto che il ministro dell'istruzione inglese ha posto l'attenzione sulle misure da prendere, chiedendo la collaborazione anche di altri paesi affinche sia una iniziativa comune e ferma.
Il nostro ministro Fioroni così commenta:
Meno male che lo dice anche Johnson… Il ministro inglese solleva un
tema ormai comune a livello mondiale e che, da novembre scorso, sto
cercando di porre all'attenzione di tutti i soggetti coinvolti anche
qui in Italia: come proteggere i minori dai contenuti violenti o
addirittura criminali ai quali sono esposti, anche in rete?
Fermo restando il fatto che i ragazzi vanno prima di tutto educati
all'uso dei nuovi mezzi, in questa azione educativa è necessario avere
la collaborazione dei gestori dei siti. Nessuna censura, sia chiaro: ma
è chiedere troppo se ai gestori chiediamo di vigilare sui contenuti dei
video che circolano sui loro siti, in particolare quelli di bullismo?
Che segnale è quando un diversamente abile sottoposto a prepotenze
diventa il "video divertente" più cliccato? Credo che la riflessione
sia obbligatoria per tutti.
La libertà è la vita della rete e come tale la rete deve continuare a
vivere: non si tratta di fare censure che limiterebbero la circolazione
di notizie e informazioni, ma effettuare controlli per individuare e
rimuovere contenuti violenti. Perché la rete è libertà ma deve esserlo
per tutti, e la rete deve difendere la libertà di tutti, non solo dei
più forti.