Come vengono scelti i prodotti per la sicurezza? Siamo proprio sicuri - scusate il gioco di parole - che siano i migliori e non invece le sole caratteristiche comparabili (prezzo, semplicità d'uso, ecc.) a prevalere sempre?
di Stefano Bonacina |
04 maggio 2007
Alcuni giorni orsono mi trovai a presentare un prodotto di sicurezza
sviluppato da noi e contenente un’implementazione dell’algoritmo AES
con chiave a 256 bit.
Tra le varie funzioni del prodotto vi è la
possibilità di crittografare un file e, mentre stavo esponendo questa
funzione al mio interlocutore (un responsabile dei sistemi informativi)
mi sentii chiedere: “Ma chi mi garantisce che effettivamente il
programma faccia quello che lei afferma? Davvero implementa una
crittografia forte così come lei dice?”
Al momento rimasi sorpreso
dalla questione sollevata in quanto mi aspettavo una maggior fiducia
poiché l'AES è un algoritmo implementato ormai dalla gran parte delle
applicazioni di crittografia. Dopo un rapido calcolo, però, decisi di
svelare parte dell’arcano e di mostrare qualche riga di codice, che,
fortunatamente, conservavo in una zona criptata dell’hard disk del mio
notebook.
Il mio interlocutore rimase ben impressionato dalla mia
disponibilità, dalla capacità di spiegazione dell’architettura
dell’applicazione e, soprattutto, da quelle poche righe di codice che
indicavano che ciò che affermavamo era coerente con ciò che era
contenuto nel programma.
Tutto sommato, gli sono grato di avermi
dato la possibilità di aumentare la sua fiducia nei confronti della
sicurezza dell’applicazione.
Qual è quindi la morale di questa storia?
Nel
mercato della sicurezza esistono decine di prodotti diversi che cercano
di risolvere lo stesso problema. Il successo di un prodotto sull’altro
non sempre è dato dalle sue caratteristiche di efficacia, robustezza,
affidabilità, etc.
Ce lo spiega anche Bruce Schneier nel suo articolo “A security market for lemons”,
quando parla di Secustick, l’azienda che offriva l’unico prodotto sul
mercato con capacità autodistruttive. Secustick è ua chiave USB in
grado di crittografare il contenuto e proteggerlo con una password: nel
caso si tentasse di accedervi non conoscendola, il contenuto viene
distrutto dopo un certo numero di tentativi.
L’azienda affermava
inoltre che il prodotto era stato commissionato dai servizi segreti
francesi e veniva correntemente utilizzato in campo militare e da
alcune banche.
Per sua sfortuna, un gruppo di esperti olandesi di
Tweakers.net dimostrò che non esisteva nessuna funzione di
autodistruzione, che la protezione via password poteva essere bypassata
e che le informazioni non venivano nemmeno criptate. Non so qual è il
numero di chiavette USB vendute, ma so per certo che ora il sito
dell’azienda olandese è momentaneamente “offline” in attesa di una
nuova versione di Secustick.
Perché ci sono così tanti prodotti mediocri nel mercato della sicurezza? Ma come, non lo sapevate? Ebbene, è proprio così. E perché si vendono più i prodotti mediocri dei prodotti buoni?
Ce lo spiega George Akerlof, economista americano, nel suo "The Market for 'Lemons'
in cui illustra la sua teoria dell’informazione asimmetrica, in cui il
venditore ha più informazioni sul prodotto di quante ne abbia il
compratore.
Nell’esempio del mercato delle auto usate, in cui sono
presenti auto migliori e auto peggiori (i cosiddetti “limoni” negli
USA), il compratore basa il suo acquisto su un’auto usata di qualità
media. A questo punto le auto migliori non verrano vendute, per il loro
prezzo più alto. La loro rimozione del mercato ridurrà il prezzo medio
che i compratori sono disposti a sostenere, e quindi anche le auto
buone verranno tolte dal mercato, e così via, finché non rimarranno
soltanto le auto di cattiva qualità (i limoni).
In conclusione, in
un mercato dove il venditore ha più informazioni del compratore, i
prodotti peggiori possono eliminare i migliori.
Il mercato della
sicurezza è molto simile: il caso delle chiavette USB sicure descritto
sopra è paradigmatico. Di fronte a offerte similari, dove i produttori
affermano di utilizzare gli stessi algoritmi di crittografia, chi può
farla da padrone? È estremamente arduo basare una decisione di scelta
sull’efficacia del prodotto: il compratore dovrebbe avere gli strumenti
(tecnologici e di conoscenza) per effettuare della valutazioni
comparate, ma si tratta di attività specifiche e onerose, in termini di
tempo e denaro da investire.
Quindi, i prodotti di sicurezza molto
spesso non vengono scelti perché più sicuri di altri (caratteristiche
non comparabili dai compratori, se non sulla carta), ma bensì per le
caratteristiche più comparabili, ovvero il prezzo, la facilità di
installazione e di configurazione, la semplicità d’utilizzo, la poca
invasività nelle attività dell’amministratore della sicurezza. O
ancora, la “pervasività” del venditore, la reputazione del produttore o
le valutazioni di organismi indipendenti (i cosiddetti “analisti”).
Stefano Bonacina - http://connexioni.blogspot.com/
Stefano Bonacina è CTO, o anche Direttore Tecnico, di Advanction,
una società che propone soluzioni strategiche nell'ambito della
protezione delle informazioni aziendali, delle architetture avanzate -
Grid computing - e della finanza.
Lavora come Director in Intelligrate,
una società che si occupa di Competitive Intelligence, Text Mining e
Sicurezza.
Al contempo tengo seminari e corsi e collaboro con siti e
pubblicazioni.
Precedentemente (1998-2003) ho lavorato in Fineco SIM e Banca Fineco,
di cui ho diretto i sistemi informativi dal 2000, sono stato IT System
and Project Manager in St Microelectronics dal 1990 al 1998
Sono membro della Society of Competitive Intelligence Professionals e
della Information Systems Security Assosiacion, nonché vicepresidente
della XML Finance Association