Nome
Cognome
Email
Password
Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy
Desidero ricevere la Newsletter di PMI-dome.com
FacebookTwitterRSS
PMI Dome

Lombardia: 100 mila le imprese innovatrici

In media tre su dieci dei settori avanzati: mancano soldi e persone. La moda non eccelle: solo il 30 per cento innova, così come lo fa il 20 per cento dell’editoria.
di a cura della Redazione | 23 maggio 2007
Orientamento all’innovazione in Lombardia: il 4% delle imprese lombarde è innovatrice, più di una su quattro è un’aspirante innovatrice e sette su dieci sono inerti, cioè non pongono l’innovazione al centro della loro strategia limitandosi a reagire ai cambiamenti del contesto in cui operano.

I motivi della rinuncia alle innovazioni?
Per tutte le imprese soprattutto la mancanza di risorse finanziarie, poi la mancanza di risorse umane adeguate e di un vantaggio competitivo rilevante e quindi il timore dei rischi connessi.

Le innovatrici sono più diffuse tra le imprese attive da almeno quarant’anni, di grandi dimensioni, che lavorano con l’estero e nei settori dell’ICT, del design e delle biotecnologie agroalimentari.
Si tutelano depositando brevetti e hanno rapporti costanti con università e centri di ricerca. Reinvestono in innovazione e ricorrono spesso ai finanziamenti pubblici per richiedere i quali si rivolgono ad  enti istituzionali come Camere di commercio e associazioni di categoria.

Le imprese inerti si trovano soprattutto tra le imprese di servizi, molte nell’editoria, il settore meccanico, le costruzioni e la moda. Sono imprese giovani, nate da meno di 30anni, e di piccole dimensioni, lavorano soprattutto in Italia. Questi alcuni dei dati sull’orientamento all’innovazione delle imprese lombarde che emergono da una stima della Camera di commercio di Milano e dal rapporto "Studio della domanda e dei bisogni dei servizi a supporto dell’innovazione" della Camera di commercio di Milano realizzato con la collaborazione del Politecnico di Milano – Dipartimento di ingegneria gestionale.

Ecco alcuni dati in dettaglio:

 
Orientamento all’innovazione delle imprese: le imprese innovatrici sono il 31% (tra innovatrici pure 4% e aspiranti innovatrici 27%) mente il 69% è costituito da inerti (spente il 2%, persistenti il 67%).

Profilo dell’impresa innovatrice:

Fa dell’innovazione un fattore strategico per vincere nella competizione e la vive come elemento quotidiano a tutti i livelli, è un’impresa leader che realizza innovazioni di frontiera
  • oltre la metà (51,4%) delle imprese innovatrici re-investe in innovazione fino al 5% del fatturato, quasi una su dodici (11,4%) oltre il 10%, e ciò nonostante ritengono (55%) l’innovazione attuata non sufficiente a causa soprattutto della mancanza di risorse finanziarie (59,1%) e di risorse umane adeguate (27,3%).
  • è una impresa che brevetta (47,4%), ha regolari rapporti con università e centri di ricerca (42,5%) ed offre stage agli universitari (30%), vanta in organico dei laureati (65,8%) ed ha addetti impegnati in attività di ricerca (81,6%) e in uffici tecnici e di sviluppo (84,6%).
  • nel 62,5% dei casi ha chiesto finanziamenti pubblici per innovare, si informa partecipando a convegni sulle nuove tecnologie (62,5%) e programma piani per le innovazioni future (45%) ma usa ancora poco i software specializzati per la gestione dei progetti (30%) e solo in un caso su dieci stabilisce incentivi per il personale associati all’innovazione.

Profilo dell’impresa aspirante innovatrice:

Imprese che sebbene non abbiano saputo introdurre innovazioni rilevanti per il mercato globale hanno saputo innovare a livello nazionale su più di una dimensione.
  • profilo che riguarda il 27% delle imprese, con ad alto potenziale il 7% è aspirante innovatrice soprattutto l’impresa che offre prodotti (31% contro il 18,4% delle imprese che offrono servizi di servizi)
  • sono abbastanza soddisfatte delle proprie azioni innovative (il 55% ritiene che non avrebbe potuto innovare di più) e quando hanno dovuto rinunciare lo hanno fatto principalmente per mancanza di risorse finanziarie (56,8% che diventa 71,4% per le aspiranti innovatrici ad alto potenziale)
  • investono poco in innovazione, il 42,2% addirittura nulla, e solo poco più di una su quattro investe fino al 5% del proprio fatturato
  • una impresa su sei (16,4%) possiede brevetti e solo poco più di una su venti (6,5%) cura contatti regolari con centri di ricerca e università
  • l’80% delle aspiranti innovatrici ha un ufficio tecnico o di sviluppo e il 42% degli addetti impegnati in attività di ricerca
  • il 49% ha dei laureati in organico che però provengono poco dalle lauree tecnico-scientifiche (solo il 6,5% ha assunto neolaureati in discipline tecnico-scientifiche negli ultimi due anni) e solo il 13,6% attiva stage con le università
  • cercano però di organizzarsi: il 63% ha formalizzato un piano per introdurre innovazioni future e il 57% ha predisposto addirittura dei piani di finanziamento ad hoc e per raggiungere queste innovazioni prevedono incentivi (15,6%) e corsi di formazione sul project management (17,1%) per il personale
  • meno della metà (47%) partecipa a convegni sui trend teconologici e solo il 18,6% ha chiesto negli ultimi due anni finanziamenti pubblici per l’innovazione, rivolgendosi soprattutto ad associazioni di categoria o territoriali (77%) e camere di commercio (23% delle aspiranti, 45% delle aspiranti ad alto potenziale) per il supporto nella richiesta. Buono anche il ricorso alle Camere di commercio per la progettazione innovativa e/o studi di fattibilità (38%)
Profilo dell’impresa inerte:

Non pone l’innovazione al centro della sua strategia e tende ad adottare un atteggiamento reattivo o passivo ai cambiamenti del contesto.
  • riguarda due terzi delle imprese (69%), soprattutto nell’editoria (78,8% del settore), fabbricazione macchine e apparecchi meccanici (77,3%), costruzioni (75%) e moda (70,2%)
  • i settori meno inerti: ICT (47,1%) e biotecnologie agroalimentari (48%)
  • le ragioni della rinuncia alle innovazioni lo sono soprattutto finanziarie (56%) ma più di una impresa su dieci (11,9%) lo ha fatto perché era troppo rischioso
  • oltre la metà (53,1%) non investe in innovazione, solo quasi una su cinque (23,2%) vi investe più del 5% del proprio fatturato, percentuale che resta stabile rispetto all’anno precedente per il l’89,5% delle imprese inerti
  • appena una impresa su otto (12,8%) possiede brevetti e meno di una su venti (3,4) cura regolarmente rapporti con università e centri di ricerca.
  • meno del 3% ha piani formalizzati per l’introduzione di future innovazioni e il finanziamento delle stesse, una su otto si premura di realizzare ricerche di mercato prima di innovare
  • il 28,6% partecipa a convegni sui temi tecnologici ma solo il 22,4% li considera importanti per la propria azienda
  • solo l’11,4% è ricorsa negli ultimi due anni al finanziamento pubblico per l’innovazione, e l’11% si è appoggiata ad enti istituzionali per supportare la richiesta di finanziamento. Per tale supporto scelgono soprattutto le associazioni di categoria/territoriali (69%) e le Camere di commercio (35%)
a cura della Redazione
Fonte: Camera di Commercio di Milano

Condividi

Lascia un commento

Nome:

Mail:

Oggetto:

Commento:

CAPTCHA

Codice controllo:






Inserisci il codice dell'immagine

CAPTCHA
  
Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy



Come calcolare l'IMU

Due nuove aliquote e uno strumento per semplificare il calcolo

La stampante ci spia

Uffici e aziende sono zeppe di stampanti con funzionalità sofisticate di scansione, stampa, copia, invio e ricezione fax, condivisione di rete... Ma siamo proprio sicuri che questi dispositivi non facciano niente altro che il loro onesto mestiere?

BIT 2012

La Borsa internazionale del Turismo riapre i battenti con tante importanti novità

International SEO, la via per essere trovati sui mercati esteri

Nella competizione globale, sempre più serrata, farsi trovare primi sul Google italiano non basta più. Ora bisogna essere visibili anche su motori di ricerca esteri
Accesso rapido