Parlare di sicurezza va bene, ma poi occorre farla e saperla mantenere a tutti i livelli societari... a partire dai cestini della spazzatura!
di Stefano Bonacina |
28 maggio 2007
Abbiamo un bel lavorare noi che ci occupiamo (anche) di sicurezza: vai
da una società, cerchi di sensibilizzarla su determinati argomenti
cercando di trasmettere un'immagine della sicurezza che non sia solo
una voce dell'elenco dei costi, ma un vero e proprio patrimonio
aziendale, una cultura, un approccio che dovrebbe permeare tutta la
struttura organizzativa.
Organizzi seminari, corsi, divulghi
informazioni e testi, proponi (anche) soluzioni che cerchino di
mitigare i rischi relativi al trattamento di informazioni sensibili che
ogni azienda tratta all'interno della sua attività.
E' un duro
lavoro, poiché le aziende prima di tutto pensano a come fare business,
a guadagnare soldi, a discapito di quello che è poi la capacità di
preservare i risultati, ovvero il frutto del proprio lavoro, e
soprattutto la privacy dei propri clienti.
Vi farò un esempio, anzi, lascerò che l'esempio ve lo faccia YouTube: in questo video
potrete vedere dei rappresentanti dei sindacati che, frugando tra la
spazzatura delle filiali della banca, scoprono documentazione cartacea
contenente dati sensibili dei clienti.
Nome e cognome, indirizzi, Social Security Number (qualcosa come il
nostro codice fiscale) associati a numeri di conto corrente, firme,
tutti dati a disposizione di chiunque.
Cosa ci può insegnare
questo episodio?
Che le aziende finanziarie non devono investire solo
nella tecnologia, ma si devono assicurare che le prassi (o le policy)
aziendali sulla non divulgazione di dati sensibili siano recepite e
implementate a tutti i livelli della struttura organizzativa.
E'
intuibile capire come l'informazione sia sensibile in tutti i suoi
formati e in ogni momento del suo ciclo di vita: dalla creazione, alla
diffusione, alla replicazione, alla distruzione.
Purtroppo
l'informazione è replicabile e ogni azienda che voglia garantire la
propria sicurezza, deve tenerlo ben presente: ogni qualvolta avvenga la
duplicazione di un dato sensibile, anche il suo nuovo formato dovrà
essere salvaguardato, che si tratti di file o fotocopie cartacee.
E
per implementare questo è necessario che ogni singolo impiegato sia
consapevole della sua responsabilità nei confronti dell'informazione,
dell'azienda e dei clienti.
Non si tratta, quindi, solo di stilare
procedure e policy che una volta scritte vanno a finire in un archivio
e una volta lette terminano il loro ciclo di vita nel cestino sotto il
tavolo, o in quello di Windows: si tratta di creare una cultura della
sicurezza e divulgarla nel modo più efficace possibile.
Non parlo di
comunicazioni interne o di email, ma di corsi, seminari, video,
manuali, strumenti che implementano un approccio completo.
Pensate
anche solo al danno di immagine che una fuga di informazioni può
comportare: se foste a New York, dopo aver visto il video, aprireste un
conto alla Chase Bank?
Stefano Bonacina - http://connexioni.blogspot.com/
Stefano Bonacina è CTO, o anche Direttore Tecnico, di Advanction,
una società che propone soluzioni strategiche nell'ambito della
protezione delle informazioni aziendali, delle architetture avanzate -
Grid computing - e della finanza.
Lavora come Director in Intelligrate,
una società che si occupa di Competitive Intelligence, Text Mining e
Sicurezza.
Al contempo tengo seminari e corsi e collaboro con siti e
pubblicazioni.
Precedentemente (1998-2003) ho lavorato in Fineco SIM e Banca Fineco,
di cui ho diretto i sistemi informativi dal 2000, sono stato IT System
and Project Manager in St Microelectronics dal 1990 al 1998
Sono membro della Society of Competitive Intelligence Professionals e
della Information Systems Security Assosiacion, nonché vicepresidente
della XML Finance Association.