di Stefano Bonacina |
07 giugno 2007
Sta facendo discutere lo studio condotto da Cyber-Ark Software,
un'azienda americana specializzata nella protezione delle informazioni,
che rivela che un terzo degli impiegati nell'IT ficca il naso nei
sistemi dell'azienda per venire in possesso di informazioni
confidenziali, come file privati, dati sugli emolumenti, email
personali, curriculum vitae.
Lo studio, che secondo Cyber-Ark rivela
"lo scandalo nascosto dei dipendenti IT ficcanaso" non fa che
confermare quelle sentimento diffuso che, a bassa voce, si sparge in
tutte le aziende: il dipartimento IT ha il potere dell'informazione,
non solo perché ne gestisce l'esistenza, ma soprattutto perché ci può
guardare dentro e ne può disporre a piacimento.
Quante volte mi sono
sentito appellare da colleghi non-tecnici come parte della schiera di
coloro che detenevano il possesso dei dati e con questi dati poteva
fare ciò che voleva. E quante volte ho dovuto appellarmi alla
deontologia professionale per "difendere" il mio dipartimento dalle
insinuazioni.
Purtroppo la deontologia non è patrimonio di tutti e
parallelemente è difficile avere un monitoraggio delle attività di
ognuno, se non mediante appositi strumenti e dispositivi normativi
aziendali.
In ogni caso il problema dei superpoteri dell'IT esiste
(non per niente in Unix l'amministratore di sistema è chiamato
superuser), ed è confermato dai risultati dello studio in oggetto che,
francamente, risultano oltremodo sconfortanti.
Esaminiamoli brevemente:
- più di un terzo degli intervistati utilizza gli accessi privilegiati per ficcare il naso qua e là nei sistemi aziendali;
- più
di un terzo degli intervistati, una volta cambiato lavoro, è stato in
grado di accedere ai sistemi dell'azienda che avevano lasciato;
- il
25% ha affermato che era al corrente che un ex-collega fosse ancora in
grado di collegarsi alla rete nonostante avesse lasciato l'azienda;
- più
del 50% delle persone intervistate conservano le password su Post-it,
nonostante si tratti di amministratori di sistemi informativi, persone,
cioè, con una conoscenza dei rischi indotti da questo tipo di gestione.
Questa è però la conferma che anche i sistemisti sono, prima di tutto,
uomini;
- le password di amministratore vengono cambiate raramente nel 20% delle aziende, mentre il 7% non le cambia mai.
- l'8%
dei rispondenti non ha mai cambiato le password di default assegnate
dal costruttore sui sistemi critici (e sappiamo che il primo tentativo
di intrusione in un sistema viene condotto proprio utilizzando le
password di default, peraltro facilmente disponibili anche su Internet);
- il
57% delle aziende conserva le password in formato cartaceo, il 18% in
un foglio excel e l'82% dei sistemisti le conserva nella propria testa,
introducendo un'ulteriore criticità di sicurezza e impattando
potenzialmente sulla produttività aziendale.
- il 15% delle aziende ha avuto atti di sabotaggio dall'interno.
Questo
studio delinea due tipi di minacce: uno derivato dalla possibilità di
disporre del patrimonio informativo aziendale, l'altro indotto dalla
incapacità di organizzare la protezione dei propri sistemi, entrambi
palesi sintomi di una scarsa professionalità.
Capiamo bene che
metodologie come l'ITIL debbano prendere sempre più piede nelle
aziende, anche nelle medie e piccole, ma è comunque arduo affrontare il
problema dal punto di vista della gestione del personale.
Come
garantire l'accesso all'informazione senza che essa diventi aperta a
tutti o addirittura un bersaglio per un abuso?
Come accennavo sopra,
è un problema che va affrontato dal versante normativo aziendale e da
quello degli strumenti di verifica di accessi e utilizzi non
propriamente professionali: nessuno dei due può prescindere dall'altro.
Stefano Bonacina - http://connexioni.blogspot.com/
Stefano Bonacina è CTO, o anche Direttore Tecnico, di Advanction,
una società che propone soluzioni strategiche nell'ambito della
protezione delle informazioni aziendali, delle architetture avanzate -
Grid computing - e della finanza.
Lavora come Director in Intelligrate,
una società che si occupa di Competitive Intelligence, Text Mining e
Sicurezza.
Al contempo tengo seminari e corsi e collaboro con siti e
pubblicazioni.
Precedentemente (1998-2003) ho lavorato in Fineco SIM e Banca Fineco,
di cui ho diretto i sistemi informativi dal 2000, sono stato IT System
and Project Manager in St Microelectronics dal 1990 al 1998
Sono membro della Society of Competitive Intelligence Professionals e
della Information Systems Security Assosiacion, nonché vicepresidente
della XML Finance Association.