Il 78% del nuovo malware usa packing file per evitare la rilevazione
UPX, impiegato nel 15% dei casi, è il programma più utilizzato dai cyber criminali, seguito da PECompact e PE al 10%.
di Luca De Nardo |
07 giugno 2007
Uno studio effettuato dai Laboratori di Panda
Software ha rivelato che il 78% del nuovo malware si serve di alcuni
tipi di packing file per nascondersi. Un packer è un programma
utilizzato per ridurre la dimensione ed unire file eseguibili,
generalmente attraverso la loro compressione. Può essere sfruttato
anche per proteggere copie del codice maligno installate sui computer o
per renderne più difficile la scoperta da parte delle soluzioni
antivirus una volta che sono state ripartite.
Esistono differenti packer: l’indagine della multinazionale ha mostrato
che UPX (Ultimate Packer for eXecutables) è il più diffuso ed è stato
impiegato nel 15% del malware individuato, seguito da PECompact e PE,
rilevati nel 10% dei casi. Tuttavia ci sono più di 500 tipi di questi
programmi che possono essere sfruttati dai cyber criminali.
“In sostanza, si tratta di una tecnica di occultamento. L’incremento
nell’uso di questi programmi evidenzia l’interesse dei pirati
informatici a rendere le loro creazioni meno rilevabili” spiega Luis
Corrons, Direttore Tecnico dei Laboratori di Panda Software.
Spesso questi tool permettono di combinare diversi file
pericolosi in un pacchetto singolo. In questo modo se ne ostacola
l’individuazione e si permette ad un codice maligno di scaricare copie
di altra natura più efficacemente.
“Il problema si ha quando si individua questo malware. Molti sono
compressi con programmi legali e non è possibile distinguere tra file
pericolosi e quelli normali. Qual è la soluzione? Nel caso delle e-mail
deve esistere un sistema per rilevarli prima che raggiungano i PC: le
soluzioni di sicurezza devono essere in grado di scoprirli prima che
vengano eseguiti”, conferma Corrons.
Negli ultimi mesi, alcuni dei più importanti codici maligni hanno
utilizzato packer, come i Trojan Conycspa.AJ, che scaricava altro
malware, e Clagge.G e il worm Rinbot.Q, che si diffondeva sfruttando
numerose vulnerabilità di Windows.
Altre tecniche di occultamento.
Un altro importante e sconosciuto pericolo si presenta in forma di
binder o joiner. Sono programmi creati per unire due o più file. I crackers usano questi tool per nascondere i codici maligni all’interno di
file apparentemente inoffensivi. Per esempio, l’esecuzione di un Trojan
può essere combinata con la proiezione di una foto con estensione .jpg,
così che, quando un utente visualizza l’immagine, fa funzionare anche
il codice maligno.
I Laboratori di Panda Software hanno già rilevato diversi esemplari che
impiegano questa tecnica, come alcuni dei Trojan della famiglia
Mitglieder, che mostrano una fotografia mentre vengono eseguiti.
Un altro sistema per proteggere i file che contengono malware è lo
scrambling. Si tratta di una serie di file, simili a quelli compressi,
tra i quali se ne possono nascondere di eseguibili. Questa tecnica
richiede però che i codici maligni siano criptati, così che, per poter
funzionare, hanno un decodificatore interno. I worm della famiglia
Feebs, ad esempio, impiegano questo metodo per nascondersi.
“La caratteristica più pericolosa di questa tecnica è la
personalizzazione. I cyber criminali più bravi possono creare un
proprio codice di crittografia rendendo il loro malware molto difficile
da rilevare”, spiega Corrons.