Ormai quasi il 90% delle aziende lombarde attive nei settori del commercio al dettaglio, del commercio all'ingrosso, dei pubblici esercizi e dei servizi ha almeno un pc; l'86% ha un accesso ad internet e il 63% utilizza un server.
E' quanto emerge dalla ricerca "Il Digital Divide nella micro e piccola impresa italiana" i cui dati lombardi sono stati presentati da Unione regionale lombarda del commercio del turismo e dei servizi, Assintel (Associazione nazionale delle imprese ict) con l'Associazione commercianti di Bergamo. La ricerca è stata realizzata da Freedata attraverso un'indagine campionaria che complessivamente ha coinvolto in Italia più di 3.300 micro e piccole imprese, 602 per la Lombardia.
Il digital divide
All'interno di ogni settore merceologico sono stati individuate tre tipologie di imprese - rispettivamente low-tech, medium-tech e high-tech, sulla base dell'osservazione delle principali differenze che ne caratterizzano il livello di dotazione tecnologica.
A livello nazionale è di circa il 13% la quota di aziende classificate come high tech, mentre le aziende medium e low tech si attestano rispettivamente al 43% e al 44%.
Per la Lombardia il quadro, invece, cambia significativamente:
Incrociando questi risultati con le quattro macro-regioni italiane, si osserva come la posizione privilegiata della Lombardia non sia tanto imputabile a un effetto-area, quanto a una peculiare composizione del suo tessuto economico: uno dei settori più tecnologici, quello dei servizi, ha un peso numerico significativamente maggiore. Inoltre, anche a livello dimensionale l'incidenza della fascia meno tecnologica, le ditte individuali, è minore rispetto ai dati nazionali.
Aziende lombarde "consapevoli", ma investire in tecnologia costa
Le aziende Lombarde dimostrano invece di avere una consapevolezza diffusa rivolta all'Ict: chi non investe in tecnologia ne attribuisce la causa ai costi e alla mancanza di soluzioni flessibili e ad hoc per la propria attività.
Questi i risultati nel dettaglio:su una scala da 1 a 7:
In questo contesto, le possibilità di intervento percepite dagli imprenditori come utili per aiutare le imprese a colmare il divario tecnologico, si focalizzano su un'area business per le aziende high tech, e su un'area tecnica per quelle a bassa informatizzazione. In particolare, per esse è più importante la consulenza e il rapporto con i fornitori (79,4%), mentre per le high tech la creazione di occasioni d'affari (80,6%).
Elemento invece comune fra le low e le high tech è la richiesta di interventi
che favoriscano l'accesso alla rete, operando in particolare sul fattore costi:
su una scala da 1 a 7, il punteggio è di 5,8. Alta anche la richiesta di
maggiori finanziamenti, che raggiunge un punteggio di 5,7, e di diffusione di
banda larga e wi.fi (5,6).
a cura della Redazione