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PMI Dome

Office Open XML non è pronto per essere uno standard

Secondo l’Associazione PLIO, il formato dei file di Office 2007 non è pronto per diventare uno standard. Ecco quali sono i principali problemi rilevati.
Redazione PMI-dome | 18 luglio 2007
Gli esperti dell’Associazione PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org), dopo aver esaminato le circa 6.000 pagine di specifiche del formato Microsoft Office Open XML – adottato da Office 2007 – ritengono che il formato stesso debba essere sottoposto a una sostanziale revisione prima di poter essere approvato come standard.

I problemi principali, che sono stati evidenziati in un documento inviato a Uninfo, l’ente che rappresenta l’Italia all’interno dell’ISO, e che è stato chiamato a fornire un parere sulla validità del formato e sull’opportunità di adottare una procedura “fast track” per la sua approvazione, sono i seguenti:

- La possibilità di includere parti di documenti in formato proprietario – RTF e MHTML, o i formati chiusi delle precedenti versioni di Microsoft Office – fa si che la sola Microsoft sarà in grado di utilizzare lo standard mentre tutti gli altri saranno limitati a usare un sottoinsieme dello stesso.

- L’assenza di opzioni di interoperabilità con gli standard ISO esistenti e già in uso, come il formato ODF – standard ISO/IEC 23600 – nei confronti del quale non ci sono rimandi, nonostante l’ambito applicativo sia lo stesso (i documenti da ufficio) e il processo di standardizzazione sia terminato da più di un anno, ma siano addirittura presenti più soluzioni incompatibili.

- La possibilità di includere parti binarie non specificate, che apre le porte a una estensione del formato e consente a chiunque di aggiungere delle caratteristiche estranee al formato stesso, trasformandolo da formato aperto a formato chiuso e proprietario (una caratteristica che va contro il concetto di standard aperto).

- La presenza di una sola implementazione completa sul mercato, che è costituita da un software proprietario – Microsoft Office 2007 – che difficilmente potrà essere preso a riferimento da chi intende adottare il formato.

- La mancanza di chiarezza sulla proprietà intellettuale del formato, in quanto la licenza attribuisce la proprietà a Microsoft e tutela le terze parti che adottano il formato stesso con una generica “promessa a non perseguire” (anche questo va contro il concetto di standard aperto).

- Il mancato rispetto di alcune direttive del comitato JTC1, che ha il compito di esaminare e approvare il formato, come quella che richiede la disponibilità di un periodo di tempo sufficiente per un’analisi approfondita delle specifiche e la verifica della loro stabilità (soprattutto se il volume delle specifiche è di circa 6.000 pagine di testo).

- La presenza di numerose contraddizioni all’interno del testo e delle definizioni, che in alcuni casi prendono a riferimento standard obsoleti, come – ad esempio – nel caso dei codici linguistici (che usano un sottoinsieme dello standard ISO 639 che esclude – di fatto – il supporto di molte lingue).

Per tutti questi motivi, l’Associazione PLIO è contraria al processo di “fast track”, suggerisce un iter di discussione analogo a quello adottato per lo standard Open Document Format (che ha seguito la procedura normale e ha tratto vantaggio dal contributo di più aziende e organizzazioni), e auspica una revisione del formato Office Open XML a partire dallo standard ISO/IEC 26300:2006 per realizzare un formato dei documenti da ufficio veramente interoperabile, a vantaggio non di una sola organizzazione ma di tutti gli utenti.

Per chi desiderasse approfondire il tema, sul sito del PLIO sono disponibili tre documenti in inglese – in formato PDF – che forniscono ulteriori elementi di giudizio.

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