Un solo dato, tra i molti, dà bene l’idea di efficienza e risparmio del sistema RFId applicato al mondo pubblico. Nella Biblioteca Didattica di Architettura del Politecnico di Milano Bovisa (con 60 mila libri, 10 mila fascicoli, mille documenti multimediali; in media due libri prestati a domicilio per ogni utente, 276 giorni annui di apertura), sono stati comparati il sistema di gestione dei libri con il codice a barre con quello RFId segnando a favore di quest’ultimo un risparmio del 14%, con una differenza di 23.692 euro (ossia 143.919 euro del costo complessivo e gestionale delle placchette radio rispetto ai 162 mila del codice a barre), senza contare i vantaggi in termini di abbattimento dei tempi di attesa, di liberazione di risorse umane, di miglioramento del servizio e, non ultimo, di drastica riduzione dei libri sottratti e di ottimale gestione dell’inventario.
Ma l’indagine del CNIPA si è accentrata non solo sugli aspetti meramente gestionali, per focalizzarsi anche su quelli dell’affidabilità e della robustezza: il verdetto è stato di promozione totale della targhette radio identificative, con un tasso di successo prossimo al 100%
E una risposta positiva è giunta anche per quanti temono le intrusioni del “grande fratello”. In tema di privacy, infatti, le “Linee Guida” dettate alla PA centrale e locale dal CNIPA precisano che “non si sono sinora registrati casi rilevanti di infrazioni delle norme, a fronte di un buon quadro normativo e tecnologico a protezione della raccolta e della diffusione di informazioni sensibili”.
Le istruzioni per l’uso del RFId del CNIPA hanno in sostanza messo in evidenza come “un processo ragionato, coordinato e consapevole di introduzione di tale tecnologia nella Pubblica amministrazione italiana, permetta una maggiore efficacia nell’esercizio di molti processi nella P.A. sia a vantaggio dei cittadini, sia degli stessi operatori delle amministrazioni”.