Una task force di esperti, sotto il patrocinio della Commissione Europea, ha appena pubblicato l’European Electronic Invoicing (EEI) Final Report. Il documento stima in 243 miliardi di Euro (oltre due volte la capitalizzazione di Google, ogni anno!) il risparmio potenzialmente ottenibile con la fatturazione elettronica.
I risparmi derivano non tanto dalla dematerialializzazione dei documenti, ma dalla possibilità fornita dalla fatturazione elettronica di “accorciare” la supply chain, permettendo l’immissione automatica dei documenti e il cosi’ detto Straight Throught Processing (la possibilità di trattare fatture elettroniche automaticamente senza intervento umano).
E’ interessante notare che, secondo il rapporto, gran parte di questi risparmi di costo andrebbero a favorire le PMI. Il rapporto cita l’esempio della Francia dove uno studio stima in 40 miliardi di euro il risparmio della fatturazione elettronica di cui uno solo attribuito alle 50 maggiori aziende.
Per l’Italia, il paese delle PMI e dei distretti industriali, il discorso vale ancora di più. La frammentazione e specializzazione del nostro tessuto produttivo in tantissime micro-aziende è uno dei segreti della nostra efficienza e flessibilità, ma significa anche che per produrre qualcosa in Italia ci vogliono – passatemi in termine – più fatture. Non per nulla il CNEL aveva stimato un beneficio pari a 4 punti di PIL.
La seconda importante conferma che viene dal rapporto è che la fatturazione elettronica è ancora ferma al palo. Le cause proposte sono il costo/complessità (soprattutto per le PMI) di passare alla fatturazione elettronica, la non interoperabilità legale (in altre parole le differenze nella implementazione della Direttiva europea che fanno sì che una fattura elettronica “italiana” possa non essere riconosciuta valida in Germania), e la mancanza uno standard universale per il formato elettronico della fattura.
Il rapporto propone una serie di misure per rendere più omogenea e chiara la legislazione (soprattutto per quanto attiene alle problematiche crossborder) e propone di creare un gruppo di lavoro per definire un “superstandard” della fattura sotto gli auspici dell’ONU e dell’ISO.
Non trattenete il respiro. Gli esperti della Commissione stimano che ci vorranno parecchi anni per metterle in opera.
La domanda vera che bisogna porci sia perché il mercato non sia riuscito a sfruttare una opportunità da 243 miliardi di Euro l’anno, e – di conseguenza – se uno sforzo top down come quello suggerito dalla Commissione sia in grado di risolvere il problema. O se non vi possa essere una via, magari “italiana”, per arrivare prima alla meta.
Normalmente, quando la posta in gioco è così grossa, il mercato non si fa spaventare da difficoltà di adozione, complessità legali e mancanza di standard. Certo questi problemi non aiutano, ma il mercato in modo o nell’altro trova il modo per risolverli.
Vengono sviluppati tool che semplificano cose complicate, si trova la soluzione per superare le differenze nelle leggi dei diversi paesi (ci sono gli avvocati apposta…), e, se proprio non si riesce a fare adottare a tutti lo stesso standard, ci si inventano dei traduttori che permettono a tante “lingue” di convivere pacificamente.
Ci sono però casi dove il mercato strutturalmente non funziona. Accade quando l’interesse del singolo non corrisponde con l’interesse della collettività.
Se un servizio è legato ad effetti rete, dà benefici importanti solo quando è stato adottato da molti. Fino ad allora, al singolo conviene poco adottarlo. Pensate solo alle difficoltà (e i soldi persi) per promuovere l’uso dei videotelefoni.
La fatturazione funziona esattamente nello stesso modo. Nessuno ha interesse ad essere il primo ad inviare o a ricevere fatture elettroniche.
Se però inviare fatture elettroniche fosse realmente semplice e a basso costo (diciamo fosse gratis e richiedesse un impegno minimo), se si potesse “saltare” il problema della adozione dello standard (ognuno invia le fatture nello standard che vuole, e poi ci pensa un pezzo di software a fare la traduzione), e se fosse possibile ricevere un beneficio immediato dal passaggio alla emissione di fatture elettroniche (ad esempio la possibilità di dematerializzare il proprio archivio fatture attive a costi molto limitati), forse si potrebbe allineare l’interesse delle singole aziende con quello della comunità.
Ci sono diverse start-up (tra cui quella per la quale lavoro) che hanno sviluppato soluzioni che vanno esattamente in questo senso.
E’ ovvio però che la soluzione
tecnologica, pur brillante, non basta.
Affinché la fatturazione elettronica
diventi un fatto comune, è necessario il supporto della grandi aziende, degli
operatori del mercato EDI e delle associazioni imprenditoriali, soprattutto
quelle che rappresentano le piccole e medie aziende.
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