La bozza della legge finanziaria in discussione in parlamento prevede, già dal primo luglio 2008, l’obbligo
“di utilizzare la fatturazione elettronica per tutti gli operatori che hanno relazioni con l’Amministrazione statale e gli enti pubblici”.
Secondo il progetto, a decorrere da tale data enti pubblici e amministrazioni
“non potranno accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea né potranno precedere ad alcun pagamento, nemmeno parziale, sino all’invio in forma elettronica”.
Insomma si fa sul serio.
L’obiettivo dichiarato è lo snellimento delle procedure amministrative della PA, ma anche
“di porre le basi della diffusione della fatturazione elettronica fra le imprese con evidenti benefici di trasparenza e innovazione”.
L’intervento si colloca nell’ambito delle linee di azione richieste dalla Unione Europea nell’ambito della iniziativa i2010 che incoraggia gli stati membri a darsi della infrastruttura legale e tecnologica necessaria per gestire in forma elettronica l’intero ciclo degli acquisti.
L’esempio è la Danimarca, dove le fatture inviate alla pubblica amministrazione sono al 100% elettroniche.
L’iniziativa è assolutamente lodevole.
La fatturazione elettronica, che potrebbe portare
benefici valutabili in decine di miliardi di euro è ferma su tassi di adozione
abbondantemente inferiori al 5%. Il problema è legato ai cosidetti effetti rete. In
pratica non conviene a nessuno essere il primo a inviare o a ricevere fatture
elettroniche. Quindi il processo stenta a partire.
Un forte impulso da parte della pubblica amministrazione può essere la chiave per sbloccare il processo.
Detto questo, è utile guardare più in dettaglio al modello danese per scoprire quello che sarebbe meglio non copiare. Infatti, per ammissione del governo danese, “finora solo qualche rara impresa privata utilizza lo standard e la infrastruttura per scambiarsi fatture elettroniche”.
In pratica le aziende danesi si sono adeguate al dictat della legge ma fra di loro
continuano a scambiarsi fatture cartacee.
Perché?
La risposta – ovvia - è che per qualche motivo alle imprese danesi scambiarsi fatture elettroniche non conviene. E quindi non lo fanno.
Il primo “errore” è stato un errore di “ingerenza” da parte del governo danese.
Si è deciso che, per poter gestire meglio il ciclo
passivo, le fatture dovevano assolutamente contenere quattro “nuovi campi” (il
codice EAN del compratore, il numero di ordine, un riferimento alla persona che
ha ordinato l’acquisto, ed un riferimento al conto di contabilità analitica del
compratore).
In sé nulla da dire, peccato che il 99% dei gestionali (soprattutto quelli delle PMI che emettono la grande maggioranza delle fatture) non gestiva tutti e quattro questi campi senza un intervento più o meno costoso sul software, e peccato che emettere centralmente alcuni milioni di codici EAN abbia comportato notevoli problemi e ritardi.
Il secondo “errore”, sempre di “ingerenza”, è stato rappresentato dall’obbligo di inviare le fatture in standard OIOXML. Ottima idea, peccato che il 99% dei gestionali non erano – e in gran parte non sono ancora – in grado di generare fatture in formato OIOXML senza un modulo software aggiuntivo a pagamento.
Il terzo errore è stato di prevedere una “multicanalità” per la creazione e l’inoltro delle fatture elettroniche alla pubblica amministrazione.
Le fatture elettroniche possono essere generate direttamente dal gestionale del fornitore in formato OIOXML, oppure possono essere digitate manualmente dal fornitore su un portale internet, oppure il fornitore può inviare la propria fattura in forma cartacea ad un servizio di scanning che la scannerizza e la trasforma (ad un euro a fattura escluse spese postali) in fattura elettronica.
Anche qui, l’idea di offrire a tutti una modalità estremamente facile di inviare fatture elettroniche è lodevole.
Peccato che – dati i vincoli appena descritti – scannerizzare (o immettere manualmente le fatture sul portale web) continua a rimanere la soluzione più conveniente per la grande maggioranza delle PMI, che ovviamente continuano a stampare e a inviare per posta le fatture destinate ai propri clienti privati.
Prima o poi la fatturazione elettronica “B2B” esploderà in Danimarca. L’esperimento è stato coraggioso e “apripista”. Però ha ignorato alcuni vincoli oggettivi, primo fra tutti la scarsa capacità e disponibilità delle PMI di investire sul proprio gestionale senza un ritorno immediato.
Esistono soluzioni tecnologiche che permettono di
superare il problema
In Italia possiamo tracciare una strada diversa evitando
di cadere nelle stesse trappole.
Fabio
Annovazzi
www.optiinvoice.it