Truffe via web, negli Usa arrivano quelle fiscali
È recente la notizia relativa alla individuazione di un sito web il cui scopo è intercettare i rimborsi delle imposte.
di Gianluca Di Muro |
25 ottobre 2007
La frode più comune consiste in un messaggio di posta elettronica non
richiesto, con cui si notifica al destinatario che il governo federale
è debitore di un rimborso da corrispondere soltanto previa
comunicazione del numero di carta di credito.
È recente la notizia pubblicata sul sito del Ciat (Centro
interamericano delle Amministrazioni tributarie) e relativa alla
individuazione negli Usa di un sito web fraudolento il cui scopo è
intercettare i rimborsi delle imposte, sottrarre ai contribuenti le
proprie informazioni personali e finanziarie ed esporre potenzialmente
coloro che presentano le dichiarazioni dei redditi per via telematica a
una successiva verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate (la IRS
ossia l’Internal Revenue Service).
Le tipologie più comuni di frode negli Usa
La
frode più comune consiste in un messaggio di posta elettronica non
richiesto con cui si notifica al destinatario che il governo federale è
debitore di un rimborso che verrà accreditato soltanto previa
comunicazione del numero di carta di credito. L’altra frode è ancora
più dannosa e riguarda siti web che si presentano come membri ufficiali del programma "e-file"
di Irs, con cui si dà facoltà ai gestori delle pratiche tributarie di
offrire servizi gratuiti in linea per la presentazione delle
dichiarazioni dei redditi ad alcuni cittadini degli Stati Uniti.
Come nascono e si sviluppano
Questi siti, pubblicizzati attraverso la posta elettronica spam e le campagne spam
che fanno salire la posizione dei siti nei risultati di ricerca,
sembrano ufficiali. Lo stratagemma è che insieme ai dati personali e
finanziari, i falsari provvedono a deviare qualsiasi rimborso ai conti
bancari che controllano.
La strategia dell’Agenzia delle Entrate Usa
A
causa, in parte, dell’aumento del numero dei siti illegali per la
presentazione delle dichiarazioni dei redditi telematiche, l’Agenzia
americana delle Entrate ha emanato di recente nuove regole per le
società deputate a offrire il servizio, che aiutano il Governo a
riconoscere rapidamente i provider elettronici autorizzati da quelli
non autorizzati.
Un fenomeno che allarma anche l’Europa
Proposte
di incredibili affari da qualche milione di dollari, e-mail che
annunciano favolose vincite a lotterie. Sono soltanto alcune delle
truffe che imperversano sul web anche nella forma siti e che
hanno come conseguenza semplici seccature per gli utenti. Ancora più
gravi sono quelle che comportano un danno economico diretto come la
modifica non autorizzata delle impostazioni del computer, la
sottrazione di dati riservati dietro le quali spesso si nascondono
gruppi criminali o addirittura terroristici. Soltanto in Italia l’Istat
ha calcolato che nel 2003, le truffe via web sono aumentate
del 245 per cento rispetto al 2002. Dati questi peraltro confermati dal
ministero dell’Interno secondo cui nel triennio (luglio 2001-giugno
2004) sono stati registrati più di 300mila casi a fronte dei 145.212
del triennio precedente (luglio 1998-giugno 2001). Secondo l'Anti-Phishing Working Group,
le truffe legate al furto di identità digitale, tra novembre 2004 e
novembre 2005, sarebbero cresciute del 52 per cento su scala mondiale.
Phishing e botnet le nuove frontiere della truffa via e-mail
Anche la Polizia di Stato italiana ha segnalato l’aumento esponenziale della truffa online chiamata phishing attraverso cui si carpiscono, per e-mail, i dati di accesso personali alla propria banca online. Una delle ultime frontiere delle frodi via web è il botnet.
Si tratta di virus che infettano una rete di computer e che permettono
all’ideatore di controllare l’intero sistema sfruttandone la
compromissione per promuovere attacchi e operazioni illecite. Per far
fronte al problema la Microsoft, in collaborazione con e-Bay e Visa,
hanno predisposto un database, denominato Phish Report Network,
in cui sono raccolte tutte quelle informazioni che possono rivelarsi
utili per identificare e distinguere le e-mail oneste da quelle
truffaldine ma anche di stilare una sorta di black list dei siti del phishing responsabili dei tentativi di truffa.
Articolo di Gianluca Di Muro, tratto da Fisconelmondo.it
Fonte:
alcuni dati indicati fanno riferimento a relazioni di Confcommercio e a
studi e ricerche Istat e della Polizia di Stato italiana.