Scoppiata la bomba sul DDL sull'editoria, dopo le reazioni pubbliche,
anche il Governo pare voglia fare qualche passo indietro. Nuovi
spiragli si aprono soprattutto per i blogger.
di Emanuela Pasino |
25 ottobre 2007
La bomba è esplosa qualche giorno
fa, grazie all'avvocato Valentino Spataro di Civile.it e Punto
Informatico. Ve ne abbiamo dato notizia e non siamo stati i soli. Il
rumore mediatico è stato forte e il Governo non ha potuto non tenerne
conto.
Ieri in Commissione Cultura Riccardo Franco Levi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, ha fatto il primo passo indietro
proponendo un ritocchino alla legge che renderebbe salvi i blogger e
tutti coloro che utilizzano il web per diffondere informazioni a scopi
non imprenditoriali.
Su Adnkronos si legge la risposta di Levi all'editoriale di Beppe Grillo intitolato "La legge Levi-Prodi e la fine della Rete":
''Non intendiamo in alcun modo né 'tappare la bocca a Internet' né
provocare 'la fine della Rete'. Non ne abbiamo il potere e,
soprattutto, non ne abbiamo l’intenzione''
...sarà....
Levi ha voluto insomma tranquillizzare Grillo e il "popolo della rete" affermando che in realtà si tratta di una legge che vuole migliorare le cose e non peggiorarle!
...sarà...
Così si giustifica:
"Vogliamo creare le condizioni di un mercato libero, aperto ed organizzato in modo efficiente.
Per questo, intendiamo, tra le altre cose, abolire la registrazione
presso i Tribunali sino ad oggi obbligatoria per qualsiasi
pubblicazione e sostituirla con l'unica e più semplice registrazione
presso il Registro degli operatori della comunicazione (Roc) tenuto
dall'Autorità garante per le comunicazioni (AgCom)."
E afferma:
"Quando
prevediamo l'obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al
ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog.
Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con
Internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa,
così un autentico operatore del mercato dell'editoria".
Peccato che nel testo del DDL i pensieri non si possano leggere tra le righe e che nella sostanza il ragazzo o la ragazza siano inclusi eccome.
Se così non fosse non ci sarebbe bisogno del "ritocchino" all'articolo in questione.
"Il comma aggiuntivo - ha dichiarato ieri - dice che sono esclusi
dall'obbligo di iscriversi al Roc i soggetti che accedono o operano su
internet per i prodotti o i siti personali o ad uso collettivo che non
costituiscano organizzazione imprenditoriale del lavoro". Secondo
Levi questo significa "che sono esclusi i blog che non rientrano in
questo comma teso a ridefinire le responsabilità di chi opera su
Internet". (fonte Punto Informatico)
Numerose le reazioni politiche registrate... guarda caso diffuse sui blog dei parlamentari.
Dura quella di Antonio di Pietro che ringrazia Beppe Grillo per averli fatti riflettere - a posteriori - su una legge comunque approvata in Governo (no comment!) e scrive dal suo blog:
"Solo dopo, e solo grazie a Grillo e al suo blog, si è venuto a sapere
che quel provvedimento contiene norme volte a impedire a tutti i
blogger, a tutto il mondo della Rete, di informare ed informarsi
liberamente.
Anche al Consiglio dei Ministri bisogna pensarci due volte prima di dire “sì”. Questa è una lezione che ora ho imparato.
Io e altri ministri abbiamo ammesso di essere stati male informati:
Gentiloni, Pecoraro Scanio, io, Mussi ed altri abbiamo preso atto che
questa legge sia da rivedere."
Pietro Folena presidente della Commissione Cultura della Camera (no comment di nuovo!), rincara la dose:
“C’è un punto che va chiarito nella legge – spiega – e cioè che chi fa
un blog non è un editore. E quindi non deve sottostare a nessuna regola
particolare riguardante la stampa o gli operatori della comunicazione”.
“Quindi – conclude Folena – va chiarito che chi fa informazione
amatoriale on-line, così come è oggi, se vuole usufruire dei vantaggi
della legge sulla stampa si iscriverà al tribunale, altrimenti non deve
iscriversi da nessuna parte. Un conto è la professione, l’impresa,
altro è la libera circolazione delle idee e dell’informazione”.
Anche i Verdi chiedono
emendamenti alla legge e l'eliminazione di qualsiasi possibile
fraintendimento e ambiguità che possa trasformare la legge in un
bavaglio per la rete.
Insomma se come dice Mia Martini "l'ambiguità mette radici dove il pensiero va a morire"... speriamo che pensino e questa volta per tempo!
Emanuela Pasino