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PMI Dome

In USA i blogger vogliono essere come giornalisti

Negli USA un giudice equipara un blogger a un giornalista, ma questo non lo penalizza, anzi lo tutela da accuse di diffamazione e violazione della privacy.
Redazione PMI-dome | 08 novembre 2007
Curiosa notizia dagli USA. Mentre in Italia i blogger (e non solo) si sono sollevati per non essere ritenuti alla stregua di un prodotto editoriale professionale, con le responsabilità di un direttore editoriale, oltreoceano i blogger potrebbero essere protetti come giornalisti.

La domanda che è nata in ambito giudiziario è: può un blogger americano fare appello al Freedom of Information Act che permette a un giornalista di mantenere le proprie fonti riservate?

Si tratta di una regola statunitense che permette ai giornalisti di pubblicare parti di documenti confidenziali e sensibili senza essere perseguiti per violazione alla privacy nel caso quanto pubblicato riguardi ad esempio un personaggio più o meno pubblico. Insomma niente diffamazione ma libera informazione.


Un giudice della Corolina del Sud ha dovuto decidere se tale tutela dovesse riguardare anche un blogger. Il dibattito si è aperto su una questione delicata, dato che nei blog molti internauti si comportano a volte come se fossero giornalisti, scrivendo anche post che possono riguardare la vita privata, marchi protetti e l'immagine di una persona, di un'azienda o di un ente.


Proprio l'uso di un marchio è stato l'oggetto dello specifico contendere. Bidzirk, che gestisce anche aste su eBay, e il suo rappresentate Daniel Schmidt, hanno infatti citato in giudizio un blogger, Daniel Philips, accusandolo di aver posto sul suo blog il logo della società, affermando che Schmidt è uno "yes man" al soldo di eBay e ha pubblicato una foto di Schmidt insieme alla sua compagna.


Cosa ha fatto il giudice? Incapace di determinare attraverso il log se Philips sia un giornalista, ha deciso di valutare non la sostanza di quanto scritto ma la sua forma. Ne ha analizzato  il contenuto per determinare se esso avesse "qualità giornalistica". E dato che esso aveva comportato delle ricerche, associato aspetti positivi e negativi, e che era ben scritto, ha concluso che l'intenzione del blogger era informare e non nuocere diffamando.

Ha anche aggiunto che "Certi blogger sono senza alcun dubbio dei giornalisti".


Risultato?
A essere condannato al pagamento di un'ammenda di 1.000 dollari è stato l'avvocato dei querelanti che dovrà versarli proprio al blogger. Una sorta di punizione per aver fatto male il proprio lavoro, per non aver dato prova di sufficiente competenza prima di attaccare il blogger e per non aver portato in giudizio alcuna solida prova a sostegno della propria accusa.


Insomma una bella sorpresa sbucata dal cappello della giustizia americana, e c'è chi si chiede se una simile decisione potrà costituire un precedente. Se così fosse, almeno in Usa, la frontiera tra giornalismo e blogging potrebbe decadere.



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