Nel primo semestre 2007, il mercato
italiano dell’informatica ha raggiunto
i 9.921 milioni di Euro, in crescita
dell’1,7% sul primo semestre 2006,
consolidando una tendenza al recupero
che a metà fine 2005 risultava ancora
timida (+1,1%).
"Dietro l’1,7% in più speso dal Paese in Information Technology il primo semestre di quest’anno, c’è un’Italia in movimento verso l’innovazione che costituisce un’importante novità per l’economia nazionale e apre nuove prospettive di sviluppo. - ha affermato il presidente di AITech-Assinform Ennio Lucarelli. "Va colto il segnale di un cambiamento qualitativo dell’economia che vede alla guida le imprese del made in Italy impegnate a conquistarsi uno spazio nella competizione globale investendo in It, come conferma l’incremento del 3% registrato dalla domanda di software."
Hardware: + 4,1%
Sulla crescita del mercato dell’hardware
ha influito la domanda di personal
computer, cresciuta nel primo semestre
2007 del 19,4%. Più in particolare
sono stati venduti 2.528.000 PC, grazie
al contributo dei portatili e delle
famiglie. I portatili collocati sono
stati 1.458.000, con un incremento
in unità del 38,2%, tale da far sì
che essi costituiscano oramai più
del 60% del venduto (contro il 26%
di cinque anni prima).
Le vendite di PC alle famiglie (551.000,
+25,8%) sono ancora cresciute di più
di quelle alle aziende e alla PA (1.977.000,
+17,7%) e, sempre per unità, pesano
ormai per il 22% delle vendite complessive
di PC.
Software e dei Servizi: + 1%
Nel primo semestre 2007, il comparto
del software e dei servizi (6.671
milioni), la componente più importante
ai fini dell’innovazione e dell’attività
delle imprese nazionali, ha ripreso
a crescere (+1%), grazie soprattutto
al contributo del software aumentato
del 3% (contro lo 0,6% del periodo
corrispondente dell’anno prima).
Nell’ambito dei servizi IT (4.696
milioni; +0,2%) è risultato palese
l’effetto dell’ulteriore calo delle
tariffe, del potere contrattuale dei
grandi clienti, dell’incertezza economica.
Le dinamiche più vivaci sono risultate
quelle dei segmenti dei servizi in
outsourcing (1.378 milioni; + 2,1%),
dei sistemi embedded (520 milioni;
+0,9%), dell’integrazione dei sistemi
(512 milioni, +0.8%) e della consulenza
(532 milioni; + 1,8%), che tuttavia
hanno a malapena bilanciato gli andamenti
riflessivi di tutti gli altri segmenti
d’offerta, a partire a quello più
consistente dello sviluppo e della
manutenzione delle applicazioni (1058
milioni; -1,3%).
Telecomunicazioni
: + 0,5%
Nel primo semestre 2007, il mercato
delle telecomunicazioni è risultato
pari a 22.050 milioni, e ha pagato
l’effetto delle incertezze sul futuro
della rete del gestore principale,
che hanno portato anche all’attendismo
di tutti gli altri operatori sul fronte
degli investimenti in infrastrutture.
Il tasso di crescita è così risultato
molto modesto (+05%, inferiore anche
se di poco a quello già molto contenuto
dell’anno prima) ed è stato di fatto
ottenuto solo grazie alla spinta dei
servizi (17.380 milioni; + 1,3%) e
in particolare della componente mobile.
Questo si è tradotto in un ulteriore
allargamento della “forbice” fra le
dinamiche dei mercati in cui si può
ripartire il settore, e quindi:
Servizi di telecomunicazione +
1,3%
Nel primo semestre 2007 i servizi
di telecomunicazione sono cresciuti
del 1,3% (più dello 0,5% rilevato
lo scorso anno) nonostante il venir
meno dei contributi di ricarica del
prepagato per il mobile. E in effetti
sono stati proprio i servizi mobili
(8.960 milioni; +6,2%) ad aver trainato
la domanda di servizi, oltre che l’intero
mercato delle telecomunicazioni.
Nell’ambito dei servizi mobili ha ritrovato dinamismo la domanda di servizi voce (6.690; +2,8% contro il -3,1% dell’anno prima e con incremento in volumi che supera l’effetto delle riduzioni tariffarie) ed è rimasta sostenuta la progressione dei servizi a valore aggiunto (2.270 milioni; +17,6%) che oramai pesano per il 25% della domanda di servizi su rete mobile. Il tutto si spiega anche con l’ulteriore crescita del numero delle carte SIM attive (13,6% in più rispetto a metà 2006), che a metà 2007 hanno sfiorato gli 86 milioni (di cui più di 19 milioni già in grado di utilizzare i servizi UMTS) per un totale di utilizzatori effettivi stimato in circa 45 milioni (76% della popolazione).
Per contro,
i servizi di rete fissa (8.420 milioni)
hanno accentuato il calo (-3,3%, contro
il -0,9% rilevato nel primo semestre
del 2006), per effetto di una non
trascurabile riduzione dei servizi
voce (6.670 milioni; -4,9%) solo in
parte attenuato da un progresso sul
fronte dei servizi a valore aggiunto
(1.750 milioni, +3,2%), che iniziano
a mostrare la stabilità dei servizi
maturi.
Collegamenti Internet veloci: +
25%
A contenere il calo delle telecomunicazioni
fisse hanno comunque contribuito gli
accessi Internet ad alta velocità
(broadband), cresciuti del 25% rispetto
al 2006 e attestatisi a metà 2007
a quota 9,4 milioni (per il 3,6% in
fibra ottica e per il 96,4% in modalità
xDSL).
Commercio
elettronico
Le imprese italiane sembrano avere
ancora molte difficoltà nell’usare
le modalità innovative di Internet,
per aumentare il fatturato e conquistare
quote di mercato. I dati parlano chiaro:
nel 2006 la quota di fatturato complessivo
realizzato tramite vendite online
dalle imprese italiane è dello 0,8%,
rispetto a una media europea (Ue a
15) del 3,5%, con picchi da parte
dell’Irlanda del 9,1% e del Regno
Unito del 6%.
Inoltre gran parte delle vendite online sono state effettuate verso il territorio italiano, mentre la quota di vendite all’estero è soltanto del 17%, in calo addirittura rispetto al 2002 (20%). Ha fatto eccezione il settore dell’Abbigliamento che ha raggiunto verso l’estero la quota del 63%.
Del volume complessivo di
vendite online, il settore del Turismo
copre il 49%, mentre altri importanti
settori concorrono con quote molto
inferiori. Fra questi l’informatica
e l’elettronica copre una quota pari
al 9%.
“Il risveglio della domanda d’informatica in Italia - ha precisato Lucarelli - risente ancora di una serie di fattori di arretratezza che vanno superati per colmare il gap che ci tiene ancora lontani dai trend internazionali. Pesa la debolezza cronica delle politiche e degli incentivi sull’innovazione tecnologica. Pesano i ritardi dimensionali e organizzativi di un tessuto produttivo fatto per il 90% da piccole imprese, che si traducono nella difficoltà a cogliere le grandi opportunità di mercato del web e Internet veloce. Se le stime per il 2007 indicano che le vendite al dettaglio nel mondo, sul canale dell’e-Commerce, supereranno i 300 miliardi di euro, già sappiamo che il made in Italy nel suo complesso vi parteciperà ancora troppo marginalmente, non riuscendo così a mantenere le proprie quote di mercato all’aumentare dei commerci mondiali. Un segnale positivo arriva dai consumer, famiglie e singoli individui, che con un aumento di spesa informatica del 25,8%, sono destinati a far crescere la domanda di acquisti in rete”
Pubblica
Amministrazione
In termini complessivi la spesa It
della Pa nel 1° semestre del 2007
è scesa di un ulteriore 1,4% rispetto
allo stesso periodo dell’anno scorso,
ma le dinamiche tra Pa centrale e
Pa locale sono diverse.
Per la Pa centrale il calo totale
è stato del 4,8%, risultato di una
diminuzione dell’8,9% da parte dei
Ministeri, solo in parte compensata
dall’aumento di spesa informatica
del 4,8% da parte dei grandi enti
non economici. La Pa locale al contrario
ha aumentato la sua spesa del 2,9%,
ma di questa solo l’1,9% va attribuita
agli enti locali, mentre il 4% riguarda
la domanda proveniente dalla sanità
e dalle utilities locali.
Interessanti sono i dati sull’offerta di servizi online messi in campo dalla Pa, la cui quota passa dal 53% del 2004 al 58% del 2006. Siamo di fronte a una crescita importante che posiziona l’Italia non solo al di sopra della media europea (50%), ma tra i paesi più attrezzati in questo settore. Tuttavia, per ora, i risultati non sono all’altezza, giacché rimane molto scarso il grado di utilizzo di questi servizi: solo il 16% dei cittadini usa la rete per interfacciarsi con la Pa (anche se vi è stata una leggera crescita rispetto al 14% del 2005), mentre la media europea è del 24%. Ciò a fronte del 58% di utenti che comunicano via web con la Pa in Norvegia, del 52% dell’Olanda, del 43% della Danimarca, 32% della Germania e 25% della Spagna.
“Le amministrazioni locali – ha commentato Ennio Lucarelli - sembrano sempre più mal interpretare il principio della sussidiarietà, secondo cui l'azione pubblica ha il compito di occuparsi di fornire quei servizi e di tutelare quelle esigenze che non possano essere efficacemente garantiti dal mercato. Ora l’Italia dispone di un settore It di grande tradizione tecnica e professionale, che sta crescendo sia come dimensione d’impresa che come articolazione dell’offerta con molti casi di eccellenza. Non vi sono motivi affinché la Pa italiana non debba affidarsi alle proprie capacità di scegliere e guidare progetti It e di selezionare sul mercato, tramite un’aperta concorrenza, le competenze necessarie a soddisfare le proprie esigenze informatiche e poter così svolgere quel ruolo di stimolo della qualità e competitività dell’offerta che le compete”.