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PMI Dome

Italia IT: rapporto Assinform primo semestre 2007

Le imprese fanno salire la domanda di software, aumenta la spesa di individui e famiglie. Le Tlc crescono, ma le mobili di più. Commercio elettronico: grande opportunità di mercato, ma l’Italia è ancora il fanalino di coda.
Redazione PMI-dome | 12 novembre 2007
Informatica + 1,7%

Nel primo semestre 2007, il mercato italiano dell’informatica ha raggiunto i 9.921 milioni di Euro, in crescita dell’1,7% sul primo semestre 2006, consolidando una tendenza al recupero che a metà fine 2005 risultava ancora timida (+1,1%).


"Dietro l’1,7% in più speso dal Paese in Information Technology il primo semestre di quest’anno, c’è un’Italia in movimento verso l’innovazione che costituisce un’importante novità per l’economia nazionale e apre nuove prospettive di sviluppo. - ha affermato il presidente di AITech-Assinform Ennio Lucarelli. "Va colto il segnale di un cambiamento qualitativo dell’economia che vede alla guida le imprese del made in Italy impegnate a conquistarsi uno spazio nella competizione globale investendo in It, come conferma l’incremento del 3% registrato dalla domanda di software."


Hardware: + 4,1%
Sulla crescita del mercato dell’hardware ha influito la domanda di personal computer, cresciuta nel primo semestre 2007 del 19,4%. Più in particolare sono stati venduti 2.528.000 PC, grazie al contributo dei portatili e delle famiglie. I portatili collocati sono stati 1.458.000, con un incremento in unità del 38,2%, tale da far sì che essi costituiscano oramai più del 60% del venduto (contro il 26% di cinque anni prima).
Le vendite di PC alle famiglie (551.000, +25,8%) sono ancora cresciute di più di quelle alle aziende e alla PA (1.977.000, +17,7%) e, sempre per unità, pesano ormai per il 22% delle vendite complessive di PC.

Software e dei Servizi: + 1%
Nel primo semestre 2007, il comparto del software e dei servizi (6.671 milioni), la componente più importante ai fini dell’innovazione e dell’attività delle imprese nazionali, ha ripreso a crescere (+1%), grazie soprattutto al contributo del software aumentato del 3% (contro lo 0,6% del periodo corrispondente dell’anno prima).

Nell’ambito dei servizi IT (4.696 milioni; +0,2%) è risultato palese l’effetto dell’ulteriore calo delle tariffe, del potere contrattuale dei grandi clienti, dell’incertezza economica.


Le dinamiche più vivaci sono risultate quelle dei segmenti dei servizi in outsourcing (1.378 milioni; + 2,1%), dei sistemi embedded (520 milioni; +0,9%), dell’integrazione dei sistemi (512 milioni, +0.8%) e della consulenza (532 milioni; + 1,8%), che tuttavia hanno a malapena bilanciato gli andamenti riflessivi di tutti gli altri segmenti d’offerta, a partire a quello più consistente dello sviluppo e della manutenzione delle applicazioni (1058 milioni; -1,3%).

Telecomunicazioni : + 0,5%
Nel primo semestre 2007, il mercato delle telecomunicazioni è risultato pari a 22.050 milioni, e ha pagato l’effetto delle incertezze sul futuro della rete del gestore principale, che hanno portato anche all’attendismo di tutti gli altri operatori sul fronte degli investimenti in infrastrutture.


Il tasso di crescita è così risultato molto modesto (+05%, inferiore anche se di poco a quello già molto contenuto dell’anno prima) ed è stato di fatto ottenuto solo grazie alla spinta dei servizi (17.380 milioni; + 1,3%) e in particolare della componente mobile. Questo si è tradotto in un ulteriore allargamento della “forbice” fra le dinamiche dei mercati in cui si può ripartire il settore, e quindi:

  • fra i mercati delle telecomunicazioni fisse e mobili, ove comprendendo tutte le componenti (infrastrutture, terminali e servizi), le fisse calano del 3,1% a 10.500 milioni, mentre le mobili crescono del 4% a (11.500 milioni);
  • fra i mercati delle infrastrutture (2.080 milioni; -9,2%) da un lato, e dei servizi (17.380; +1,3%) e dei terminali dall’altro (2.590 milioni, +3,2%).


Servizi di telecomunicazione + 1,3%
Nel primo semestre 2007 i servizi di telecomunicazione sono cresciuti del 1,3% (più dello 0,5% rilevato lo scorso anno) nonostante il venir meno dei contributi di ricarica del prepagato per il mobile. E in effetti sono stati proprio i servizi mobili (8.960 milioni; +6,2%) ad aver trainato la domanda di servizi, oltre che l’intero mercato delle telecomunicazioni.


Nell’ambito dei servizi mobili ha ritrovato dinamismo la domanda di servizi voce (6.690; +2,8% contro il -3,1% dell’anno prima e con incremento in volumi che supera l’effetto delle riduzioni tariffarie) ed è rimasta sostenuta la progressione dei servizi a valore aggiunto (2.270 milioni; +17,6%) che oramai pesano per il 25% della domanda di servizi su rete mobile. Il tutto si spiega anche con l’ulteriore crescita del numero delle carte SIM attive (13,6% in più rispetto a metà 2006), che a metà 2007 hanno sfiorato gli 86 milioni (di cui più di 19 milioni già in grado di utilizzare i servizi UMTS) per un totale di utilizzatori effettivi stimato in circa 45 milioni (76% della popolazione).


Per contro, i servizi di rete fissa (8.420 milioni) hanno accentuato il calo (-3,3%, contro il -0,9% rilevato nel primo semestre del 2006), per effetto di una non trascurabile riduzione dei servizi voce (6.670 milioni; -4,9%) solo in parte attenuato da un progresso sul fronte dei servizi a valore aggiunto (1.750 milioni, +3,2%), che iniziano a mostrare la stabilità dei servizi maturi.

Collegamenti Internet veloci: + 25%
A contenere il calo delle telecomunicazioni fisse hanno comunque contribuito gli accessi Internet ad alta velocità (broadband), cresciuti del 25% rispetto al 2006 e attestatisi a metà 2007 a quota 9,4 milioni (per il 3,6% in fibra ottica e per il 96,4% in modalità xDSL).

Commercio elettronico
Le imprese italiane sembrano avere ancora molte difficoltà nell’usare le modalità innovative di Internet, per aumentare il fatturato e conquistare quote di mercato. I dati parlano chiaro: nel 2006 la quota di fatturato complessivo realizzato tramite vendite online dalle imprese italiane è dello 0,8%, rispetto a una media europea (Ue a 15) del 3,5%, con picchi da parte dell’Irlanda del 9,1% e del Regno Unito del 6%.


Inoltre gran parte delle vendite online sono state effettuate verso il territorio italiano, mentre la quota di vendite all’estero è soltanto del 17%, in calo addirittura rispetto al 2002 (20%). Ha fatto eccezione il settore dell’Abbigliamento che ha raggiunto verso l’estero la quota del 63%.


Del volume complessivo di vendite online, il settore del Turismo copre il 49%, mentre altri importanti settori concorrono con quote molto inferiori. Fra questi l’informatica e l’elettronica copre una quota pari al 9%.


Il risveglio della domanda d’informatica in Italia - ha precisato Lucarelli - risente ancora di una serie di fattori di arretratezza che vanno superati per colmare il gap che ci tiene ancora lontani dai trend internazionali. Pesa la debolezza cronica delle politiche e degli incentivi sull’innovazione tecnologica. Pesano i ritardi dimensionali e organizzativi di un tessuto produttivo fatto per il 90% da piccole imprese, che si traducono nella difficoltà a cogliere le grandi opportunità di mercato del web e Internet veloce. Se le stime per il 2007 indicano che le vendite al dettaglio nel mondo, sul canale dell’e-Commerce, supereranno i 300 miliardi di euro, già sappiamo che il made in Italy nel suo complesso vi parteciperà ancora troppo marginalmente, non riuscendo così a mantenere le proprie quote di mercato all’aumentare dei commerci mondiali. Un segnale positivo arriva dai consumer, famiglie e singoli individui, che con un aumento di spesa informatica del 25,8%, sono destinati a far crescere la domanda di acquisti in rete


Pubblica Amministrazione
In termini complessivi la spesa It della Pa nel 1° semestre del 2007 è scesa di un ulteriore 1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma le dinamiche tra Pa centrale e Pa locale sono diverse.
Per la Pa centrale il calo totale è stato del 4,8%, risultato di una diminuzione dell’8,9% da parte dei Ministeri, solo in parte compensata dall’aumento di spesa informatica del 4,8% da parte dei grandi enti non economici. La Pa locale al contrario ha aumentato la sua spesa del 2,9%, ma di questa solo l’1,9% va attribuita agli enti locali, mentre il 4% riguarda la domanda proveniente dalla sanità e dalle utilities locali.


Interessanti sono i dati sull’offerta di servizi online messi in campo dalla Pa, la cui quota passa dal 53% del 2004 al 58% del 2006. Siamo di fronte a una crescita importante che posiziona l’Italia non solo al di sopra della media europea (50%), ma tra i paesi più attrezzati in questo settore. Tuttavia, per ora, i risultati non sono all’altezza, giacché rimane molto scarso il grado di utilizzo di questi servizi: solo il 16% dei cittadini usa la rete per interfacciarsi con la Pa (anche se vi è stata una leggera crescita rispetto al 14% del 2005), mentre la media europea è del 24%. Ciò a fronte del 58% di utenti che comunicano via web con la Pa in Norvegia, del 52% dell’Olanda, del 43% della Danimarca, 32% della Germania e 25% della Spagna.


Le amministrazioni locali – ha commentato Ennio Lucarelli - sembrano sempre più mal interpretare il principio della sussidiarietà, secondo cui l'azione pubblica ha il compito di occuparsi di fornire quei servizi e di tutelare quelle esigenze che non possano essere efficacemente garantiti dal mercato. Ora l’Italia dispone di un settore It di grande tradizione tecnica e professionale, che sta crescendo sia come dimensione d’impresa che come articolazione dell’offerta con molti casi di eccellenza. Non vi sono motivi affinché la Pa italiana non debba affidarsi alle proprie capacità di scegliere e guidare progetti It e di selezionare sul mercato, tramite un’aperta concorrenza, le competenze necessarie a soddisfare le proprie esigenze informatiche e poter così svolgere quel ruolo di stimolo della qualità e competitività dell’offerta che le compete”.


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