La bocciatura dei bollini SIAE
Il nostro legislatore va poco d'accordo con la normativa in materia di diritto d'autore. E ora la bacchettata sulle mani se l'è presa dalla Corte di Giustizia Europea...
di Valentina Frediani |
15 novembre 2007
Un'interessante sentenza è stata emessa in questi giorni dalla
Corte di Giustizia delle Comunità Europee, e va a toccare un tasto
sempre molto caldo in Italia: il diritto d'autore. In sintesi, la
pronuncia emanata dispone che l'obbligo di apporre sui CD contenenti
opere protette dal diritto d'autore il contrassegno SIAE ai fini della
commercializzazione, non può essere fatto valere nei confronti di un
privato allo stato attuale in Italia, sussistendo una carenza a carico
dello Stato Italiano che non ha ancora provveduto ad ottemperare degli
obblighi "procedurali" sulla materia, nei confronti della Commissione
Europea competente. Senza scendere troppo nel "giuridichese" passiamo
ai fatti, per intenderci meglio.
Nel
2000 la Procura della Repubblica di Forlì avvia una indagine
preliminare nei confronti del rappresentante legale di una società,
"accusato" di detenere - al fine di commercializzazione - una
determinata quantità di cd importati dalla Germania e contenenti
riproduzione di opere pittoriche. Motivo dell'indagine: i cd erano
sprovvisti di bollino SIAE.
Avviato
il procedimento, l'avvocato difensore dell'indagato solleva una
questione di non poco conto, ovvero "insinua" la mancanza di
"regolarità" da parte della normativa nazionale. Difatti nel caso di
specie - ovvero in materia di disciplina dei contrassegni - l'Italia
avrebbe dovuto provvedere a notificare alla competente Commissione
delle Comunità Europee, il fatto di aver adottato una disciplina in
materia di contrassegni, in contrasto con la direttiva del Consiglio
83/189/CEE del 28 marzo 1983. Questa mancata notifica della normativa
tecnica specifica, poneva dei seri dubbi sulla "pretesa punitiva" dello
Stato Italiano rispetto all'indagato.
Sulla
questione è così intervenuta la Corte di Giustizia Europea che si è
trovata a dover accertare se le nostre norme italiane in tema di
contrassegno SIAE siano compatibili o meno con le direttive vigenti, e
se in caso negativo, il contrassegno SIAE possa considerarsi una
"specificazione tecnica" tale da dover essere preventivamente
notificata alla Commissione, per potersi ritenere valida.
Come
dicevamo la risposta della Corte è stata positiva, spazzando via la
possibilità di applicazione degli obblighi in materia di contrassegno
che uno Stato possa imporre ai privati.
Al
di là della specificità della materia in cui si rischia di perdersi per
la quantità della normativa nazionale ed europea coinvolta, il dato
forse più importante è l'assenza di "regolarità" da parte dello Stato
Italiano proprio su una materia tanto scottante (il diritto d'autore) e
produttrice di non pochi procedimenti civili e penali.
Sarebbe
interessante verificare quante sentenze abbiano condannato privati che
magari non hanno avuto la fortuna (o la bravura!) di avere un arguto
legale come nel caso di specie, e si sono visti sentenziare condanne
civili e penali da uno Stato che è il primo a non rispettare "le
regole" (tecniche in questo caso...).
Un
caso - uno dei tanti - in cui emerge piuttosto prepotentemente ed
ancora una volta, un dato sintomatico: il nostro legislatore va poco
d'accordo con la normativa in materia di diritto d'autore. E ora
addirittura la bacchettata sulle mani se l'è presa pure dalla Corte di
Giustizia Europea...
Qualcuno correrà ai ripari?
Valentina Frediani
Consulentelegaleinformatico.it