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PMI Dome

Il lato oscuro del social web

Facebook, MySpace, strumenti divertenti di socializzazione online che nascondono anche un lato oscuro. Lasciano impronte digitali sul web che potrebbero essere usate per frodi o semplicemente per scremare i candidati per un posto di lavoro.
Redazione PMI-dome | 23 novembre 2007
E' notizia recente lo scontento, per usare un eufemismo, degli utenti Facebook in merito al rispetto della loro privacy da parte dell'azienda. MoveOn.org ha dato il via a una campagna online con tanto di petizione per sollecitare Facebook a rispettar maggiormente i dati personali degli utenti senza svenderli per fini pubblicitari.

Quest'ultima vicenda rende di nuovo evidente quanto sia sottile e difficile l'equilibrio tra servizi di social web, pubblicità e rispetto della privacy. Strumenti come Facebook, ma anche MySpace e molti altri, sono di sicuro appeal tra giovani - e meno giovani. Se da un lato consentono di interagire con amici o persone nel mondo a cui in qualche modo possiamo essere accomunati da interessi o curiosità comuni, dall'altro possono divenire un'arma a doppio taglio che ferisce nella vita reale.

E' quanto sostiene Information Commissioner's Office - autorità indipendente in UK per la protezione dei dati personali - che ha svolto un'indagine rivolta soprattutto ai giovanissimi che potrebbero subire danni anche per la loro futura carriera a causa delle informazioni personali immesse in questo genere di siti.

Il 71% dei 2000 giovani tra i 14 e i 21 anni intervistati ha ammesso di non voler far domanda alle università o presso aziende prima di aver rimosso alcune loro informazioni disponibili online. E ICO sottolinea come i giovani siano, e debbano essere, consapevoli delle loro impronte digitali lasciate nella rete.

Inoltre, secondo ICO, chi utilizza social network come Facebook o MySpace è sicuramente più a rischio per quanto riguarda i furti di identità o frodi.
Due terzi degli intervistati ha ammesso di aver accettato come amici persone che non ha mai conosciuto e di cui non sa praticamente nulla, contatti, quindi, potenzialmente pericolosi che avrebbero così accesso ai loro dati personali. Il 60% ha inserito la propria data di nascita, un quarto ha dato notizie sul proprio lavoro e uno su 10 il proprio indirizzo di casa.

ICO mette in guardia i giovani anche per un altro aspetto, sono sempre più numerosi i datori di lavoro o gli istituti di istruzione che usano questo genere di strumenti per avere informazioni sui candidati che devono vagliare. Se qualcosa di "indesiderato" o sconveniente è stato pubblicato online dall'interessato, questo potrebbe danneggiarlo.

Un aspetto che preoccupa i giovani che nel 95% dei casi si dichiarano preoccupati dell'utilizzo che dei propri dati viene fatto. Se resi consapevoli essi sono anche 'molto' (54%) preoccupati dell'iter che le loro tracce online possono seguire.
La prevenzione, attraverso l'informazione, rimane dunque l'arma migliore per proteggere le nuove generazioni digitali.

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