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PMI Dome

Il furto d'identità aumenta e preoccupa anche in Italia

Nel 2006 sono stati stimati oltre 17.000 tentativi di frode creditizia (+55% rispetto al 2005) per un ammontare complessivo pari a circa 80 milioni di euro.
Redazione PMI-dome
Dall’analisi di un campione delle frodi denunciate alle Forze dell’Ordine, la tipologia di finanziamento maggiormente oggetto di frode si conferma essere l’acquisto di beni a rate (51% dei casi). È quanto emerge dall’Osservatorio sulle frodi creditizie presentato da CRIF in occasione della European Fraud Conference.

Il fenomeno delle frodi creditizie, con specifico riferimento ai furti d’identità, è in continua crescita negli ultimi anni e nel solo 2006 sono stati stimati oltre 17.000 tentativi fraudolenti (con un incremento del 55% rispetto al 2005), per un ammontare complessivo pari a oltre 80 milioni di Euro (era 46,5 milioni di Euro la stima per il 2005).

Sulla base dei risultati dell’Osservatorio non emergono significativi segnali di inversione di tendenza ma aumenta anzi l’aspettativa, da parte degli operatori del settore finanziario e creditizio, di una ulteriore crescita delle frodi creditizie nel prossimo futuro.

Secondo i risultati di un questionario a cui hanno risposto istituti del settore finanziario e creditizio (nel periodo luglio-settembre 2007) l’84% degli operatori intervistati ritiene che le frodi creditizie aumenteranno ancora nel prossimo anno: secondo il 45% addirittura “molto”, secondo il 39% “poco”. È interessante sottolineare che nessuno degli operatori ha indicato una flessione, seppur minima, del numero dei casi di frode creditizia.

L’analisi qualitativa del fenomeno presentata nell’Osservatorio CRIF si è basata, inoltre, sullo studio di 1.400 casi di frodi creditizie realizzate mediante furto di identità, denunciati alle Forze dell’Ordine nel periodo compreso tra luglio 2006 e giugno 2007.
Per quanto riguarda il profilo-tipo di vittima più diffuso, i soggetti che hanno subito una frode creditizia sono risultati essere principalmente uomini, di età compresa tra i 30 e i 40 anni, e prevalentemente liberi professionisti.
Inoltre, nel 93% dei casi le vittime non sono riuscite a denunciare l’autore della frode ma hanno sporto denuncia contro ignoti.

L’Osservatorio CRIF sulle Frodi Creditizie 2007 rappresenta un tentativo di raccogliere e analizzare, in maniera sistematica, informazioni quantitative e qualitative che possano contribuire a delineare il contesto italiano e le principali dinamiche criminali che contraddistinguono il fenomeno delle frodi creditizie.

La stima del valore economico dei casi di frode e la loro tipologia

Nella maggior parte dei casi analizzati attraverso le denunce presentate alle Forze dell’Ordine, è stato possibile rilevare anche gli importi richiesti e ottenuti dal frodatore e stilare una valutazione dei “costi della frode”: l’importo medio dei caso denunciati è stato di 5.301 Euro.

La maggior parte delle frodi oggetto di denuncia è riconducibile a importi inferiori a 2.000 Euro oppure superiori a 10.000 Euro.

L’analisi dei casi di vittimizzazione ha consentito di delineare inoltre il quadro delle tipologie di frode creditizia che si sono verificate con maggiore frequenza nell’ultimo anno:
  • l’acquisto di beni a rate (51,06%)
  • e la richiesta di finanziamenti (39,06%) risultano essere le fattispecie più diffuse

Più contenuto, invece, è il numero dei casi di frode che hanno coinvolto le carte di credito, l’apertura di conti correnti e l’emissione di assegni falsi.

Come anticipato, la profilazione delle vittime dei casi analizzati di frodi creditizie realizzate mediante furto di identità non può prescindere dalla considerazione anche della professione svolta dalle vittime.


I liberi professionisti risultano essere i soggetti maggiormente esposti a frode. Tale dato diventa ancora più importante se, adottando una definizione estensiva di libero professionista, si includono in questa categoria anche gli avvocati, i commercialisti e gli ingegneri.
Seguono, poi, gli impiegati, gli operai, i pensionati, le casalinghe e sorprendentemente i disoccupati.


Questi risultati permettono di fare due osservazioni principali:

  • la vittimizzazione sembra prescindere dalla tipologia di status professionale e sociale; 
  • attualmente, la tecnica più diffusa di frode sembra utilizzare non tanto dati legati alla professione, quanto piuttosto i dati anagrafici (da intendersi prevalentemente quali nome e cognome) mentre difficilmente vengono rubate sia le generalità sia la professione. In linea di massima, la professione – assieme all’indirizzo - è uno degli elementi che viene più frequentemente modificato o alterato.

Per quanto riguarda i tempi medi di scoperta delle frodi creditizie mediante furto d’identità, da parte della vittima, sono stimati in 206 giorni. Tale media sale a 580 giorni, nel caso in cui il reato consista nell’attivazione di una carta di credito e si attesta invece a circa 103 giorni nel caso di acquisto a rate con contestuale attivazione di una carta di credito.
In un caso, il tempo di scoperta è stato addirittura di 1525 giorni, cioè più di quattro anni.


La prevenzione possibile


In una prospettiva di prevenzione delle frodi questi dati confermano sia la necessità di controlli capillari sulla coerenza e la completezza dei dati forniti sia il ruolo fondamentale che rivestono le banche dati per il controllo incrociato delle informazioni.


L’autore della frode rimane infatti fondamentalmente sconosciuto, venendo infatti, individuato solo nel 6% dei casi. Con riferimento al numero esiguo di situazioni in cui la vittima sia riuscita a risalire al ladro di identità, si è trattato per lo più di esercenti un’attività commerciale, di un parente o un famigliare, di un amico o di un collega di lavoro.


I riscontri ottenuti dall’analisi casistica in merito agli autori delle frodi confermano, inoltre, un dato importante: quanti commettono frodi creditizie, mediante il furto di identità, godono di un livello di impunità particolarmente alto sia perché le vittime non sono in grado di identificare la persona e il momento in cui sono stati sottratti o alterati i loro dati sia perché gli istituti vittimizzati non riescono, a loro volta, a risalire alle generalità dei ladri di identità.


Infatti, nel 93% dei casi, le vittime non hanno potuto denunciare l’autore della frode, ma hanno dovuto sporgere denuncia contro ignoti.

CRIF ha dedicato un proprio centro di competenza, CRIF Fraud Prevention Solutions, al costante approfondimento e all’analisi della materia in ambito nazionale e internazionale, attraverso la cooperazione con i principali network, nell’ottica di fornire consulenza e servizi specializzati per il contrasto alle frodi.


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