L'affaire Société Générale sta assurgendo a parabola su come vengono spesso (mal) gestiti i controlli e la sicurezza all'interno delle banche.
di Stefano Bonacina |
14 febbraio 2008
Davvero l'affaire Societe Generale sta assurgendo a parabola su come vengono spesso gestiti i controlli e la sicurezza all'interno delle banche.
Ebbene, come ben spiega il blog Duo&Co nei suoi articoli scritti da un ex-SG (il primo e il secondo)
tutto cominciò quando Jérôme Kerviel venne assunto in Société Générale
nel 2000 all'interno del middle- e del back-office della banca.
Fino al 2005 si occupa di controllo dei rischi e dell'autorizzazione delle operazioni, guadagnandosi la fiducia dei colleghi.
Passa
poi a occuparsi di arbitraggio sui derivati, ovvero, quell’attività che
prevede di prendere posizioni sui mercati contemporaneamente sia
puntando a un rialzo, sia a un ribasso, e cercando di guadagnare sul
margine tra le due posizioni.
Ma Kerviel è fermamente convinto che i mercati saliranno, e quindi, al riparo del suo angolino,
acquisisce posizioni al rialzo sugli indici Eurosoxx, Dax e Ftse,
posizioni, quindi, unicamente in un senso, e non in due, come invece
richiede la prassi.
Parallelemente però, allo scopo di salvaguardare
la sua posizione - a tutti gli effetti speculativa - è necessario
costruire una posizione inversa – e quindi fittizia – nei sistemi della
banca, mostrando così che le operazioni del trader non sono a rischio.
E qui gli viene in aiuto la sua esperienza passata nel middle-office.
In
ogni azienda ci sono settori dove, per ragioni di tempestività nelle
operazioni, un dipendente lasci ai colleghi di fiducia l’accesso a un
suo account con determinati privilegi, ad esempio, con la possibilità
di autorizzare determinate operazioni (in realtà questo accade un po'
in tutti gli ambiti di tutte le aziende, purtroppo...)
Normalmente, quando il collega effettua determinate operazioni in vece del titolare dell’account, lo informa dell’attività.
Il
sistema interno del dipartimento che si occupa del trading dei derivati
in Société Générale si chiama Eliot: si tratta di un sistema
estremamente sensibile e controllato da diverse entità di back- e
middle-office.
Purtroppo, però, l'accesso è regolamentato solo da
username e password: nessun criterio di autenticazione a due fattori
(implementando, ad esempio, smartcard, token USB, impronta digitale,
suono della voce, visura retinale, odore del testosterone, ecc).
Jerome
Kerviel è cresciuto là dentro, per cui, grazie ai precedenti rapporti
con i colleghi, ha accessi con privilegi che gli consentono di
scavalcare il perimetro tra le aree definito da quell'approccio
chiamato separazione dei ruoli (o in inglese, la segregation of duties), uno dei pilastri fondamentali di ogni metodologia di gestione del rischio.
La
segregation of duties è una caratteristica delle organizzazioni che
conducono attività con un rischio annesso e, in parole povere, prevede
che chi esegue un'attività rischiosa sia un’entità diversa da chi la
autorizza.
Nel nostro caso specifico, chi esegue l’attività,
indipendentemente da quale essa sia, è il trader Kerviel. Chi la
autorizza, dovrebbe essere il collega dei middle-office, che, ricevuta
la segnalazione dell’attività - ovvero di una transazione in un solo
senso, anziché di due transazioni di senso diverso - intraprende le
opportune azioni di verifica.
In realtà, era lo stesso Kerviel che,
con user e password del collega, autorizzava ogni movimento non
caratterizzato da un movimento di copertura dei rischi.
SG acquista
quindi dei contratti forward – simile al contratto future, ma trattato
tra banche, anziché sui mercati - su Eurostoxx, Dax e Ftse
Arriva
quindi la settimana critica in cui, dal 15 al 18 gennaio, i mercati
finanziari subiscono ribassi pesantissimi, per cui le posizioni lunghe,
cioè che puntano al rialzo, assunte da Kerviel gli provocano ingenti
perdite.
Il 18 gennaio, un nuovo sistema di controllo, individua un movimento sospetto nei confronti di una controparte tedesca.
Il resto è storia recente...
Société
Générale, la banca che negli ultimi anni ha decretato la propria
leadership proprio nel mercato dei derivati, si rivela ora un gigante
dai piedi d’argilla.
Come può essere successo che un solo uomo potesse costituire una tale concentrazione di privilegi?
Contrariamente
a quanto affermato nella prima ora, Kerviel non ha straordinarie
capacità informatiche, ma piuttosto conosce molto bene il sistema
autorizzativo delle transazioni e, terribile a dirsi, conosce le
password di accesso a tale sistema.
Cosa manca quindi in SG?
Pochi, semplici elementi.
Innanzitutto
manca una cultura della sicurezza, che, introdotta a tutti i livelli,
conduca i dipendenti a comprendere che dare la propria password a un
collega comporta dei rischi per l’azienda e per sé, e conduca gli
amministratori dei sistemi informativi a costringere i dipendenti a
cambiare password periodicamente, in modo che se malauguratamente
capitasse che un dipendente dia una sua password a un collega, dopo un
certo periodo tale password possa essere resa inutilizzabile.
Secondo
elemento: l'implementazione delle prassi di sicurezza in specifiche
procedure interne. Questo elemento è il più semplice da attuare e di
certo sarà già presente in Societe Generale. Ma purtroppo emanare leggi
senza avere un controllo efficiente non serve a nulla.
E quindi
arriviamo al terzo elemento (peraltro, forse già introdotto
recentemente e grazie al quale si è avuta segnalazione delle
speculazioni selvagge di Kerviel): un sistema di segnalazione di
posizioni non adeguate alle policy aziendali, ovvero non compliant,
che non invii segnalazioni soltanto al personale di middle-office, ma
che collezioni i dati per darli in pasto a controlli incrociati, sia
automatizzati, sia presentabili al back-office, sia a un’entità di
controllo.
Infine l'elemento più tecnologico: un'autenticazione a
due fattori, che permetta cioè di determinare l'identità di un'utente
che accede al sistema non solo tramite la conoscenza di nome utente e
password, ma anche con il possesso di strumenti come smartcard o token
usb con certificati, o mediante una scansione dell'impronta digitale.
Costano poco, aiutano molto.
Stefano Bonacina
http://connexioni.blogspot.com/
Stefano Bonacina è CTO, o anche Direttore Tecnico, di Advanction,
una società che propone soluzioni strategiche nell'ambito della
protezione delle informazioni aziendali, delle architetture avanzate -
Grid computing - e della finanza.
Lavora come Director in Intelligrate,
una società che si occupa di Competitive Intelligence, Text Mining e
Sicurezza.
Al contempo tengo seminari e corsi e collaboro con siti e
pubblicazioni.
Precedentemente (1998-2003) ho lavorato in Fineco SIM e Banca Fineco,
di cui ho diretto i sistemi informativi dal 2000, sono stato IT System
and Project Manager in St Microelectronics dal 1990 al 1998
Sono membro della Society of Competitive Intelligence Professionals e
della Information Systems Security Assosiacion, nonché vicepresidente
della XML Finance Association.