Ministro delle Comunicazioni? No grazie!
Assoprovider durante il governo Prodi ha costantemente stimolato lo staff del Ministro delle Comunicazioni perché venissero messe in atto alcune autentiche liberalizzazioni per rimuovere caste, oligarchie e privilegi che popolano il settore delle telecomunicazioni.
Redazione PMI-dome |
10 marzo 2008
Nonostante le promesse, però, i risultati
sono stati deludenti ed è per questo che ci auguriamo che il prossimo
governo, almeno sappia ridurre il numero dei Ministri e riporti le
funzioni del Ministro delle Comunicazioni (come originariamente previsto
dalla riforma Bassanini) entro quelle del Ministro dello Sviluppo
Economico.
Quello che ha reso la situazione ancora più paradossale è la netta
sensazione, avvalorata da alcuni fatti concreti, che viceversa i
funzionari a vario livello del Ministero abbiano compreso che la
giustificazione dell'esistenza di questo Ministero sia nel sostenere
concretamente con la loro attività, il processo di liberalizzazione e
apertura alla concorrenza.
Alcuni esempi dell'immobilismo politico a cui abbiamo assistito in
questi mesi sono:
1) l'assenza di direttive chiare e precise sulle modalità con le quali
le PA locali avrebbero dovuto operare se volevano adoperarsi per una
riduzione del digital divide sul loro territorio, ed il risultato è
stato che, con risorse provenienti dalla fiscalità pubblica o con
risorse provenienti dalle municipalizzate (mediante la riscossione delle
bollette), molte PA hanno finanziato iniziative nel settore delle TLC
che hanno e/o stanno gravemente danneggiando il mercato delle TLC
alterando indebitamente la concorrenza tra i vari operatori.
2) la mancata abolizione del patentino installatori (D.M.314) una norma
anacronistica che rende illegittime TUTTE le installazioni di ADSL in
Italia, e che unica al mondo prevede un meccanismo dove la competenza si
acquisisce per "osmosi", in pratica il patentino non si ottiene in base
al possesso di titoli professionali, ma tramite "prossimità" con altri
patentati, una norma che puzza di casta lontano mille miglia.
3) il mancato utilizzo del Wimax per infrastrutturare le zone digital
divise, infatti nonostante i proclami la gara alla fine è stata
strutturata solo per fare cassa e non ha voluto agevolare in alcun modo
gli ISP regionali. Assoprovider aveva proposto l'assegnazione delle
licenze ad un unico operatore che gestisse in modo razionale la
pianificazione delle infrastrutture, evitando così inutili duplicazioni,
e a cui fosse consentita esclusivamente la rivendita all'ingrosso e,
contestualmente, la liberazione di ulteriori frequenze per il broadband
wireless, come garanzia di una vera soluzione del digital divide.
4) la mancata istituzione di un catasto delle infrastrutture
utilizzabili dagli ISP per infrastrutturare velocemente e con bassi
investimenti il paese, Assoprovider ha più volte dichiarato che senza un
corretto ed efficiente utilizzo delle risorse disponibili in mano alle
PA centrali e locali, le infrastrutture TLC continueranno ad avere
elevati ed artificiosi gradini finanziari di ingresso in pratica un
affare riservato a pochi "amici" in grado di spremere a piacimento gli
utenti. Se a ciò aggiungiamo che in compenso il Ministro ha bloccato in
parlamento ogni tentativo di fare abbassare a valori prossimi al costo
industriale, come la legge prevederebbe, il canone delle adsl naked, di
fatto danneggiando lo sviluppo del VoIP, riteniamo che la frittata sia
completa e servita.