Da qualche mese sta arrivando nelle caselle di posta elettronica delle aziende una e-mail di un avvocato “Dott. Avv. Giancarlo Gentiloni” che chiede il pagamento di una fattura, indicandone il numero P.N. 335624-1, dell'importo di Euro 4.329,50. Questa è una e-mail che se aperta, scarica e installa un activex contenente un rootkit (è un software in grado di nascondere la propria presenza all'interno del sistema operativo, in grado di ottenere il controllo di un computer da remoto in maniera non rilevabile dai più comuni strumenti di amministrazione e controllo).

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Ho analizzato il sito di provenienza www.avvocati-ass.com e risulta come pagina in costruzione ma, effettuando una verifica più approfondita, sono risalito a diversi elementi. Ho eseguito un tracciamento del sito con apposito software e risulta allocato nella Repubblica Popolare Cinese, conferma che ho avuto anche dal tracciamento dell’ip 61.129.57.209.
Ma ci chiediamo come mai cracker della Repubblica Cinese si interessano alle
nostre aziende?
Lo scopo è la ricerca di informazioni della gestione e della
progettazione aziendale, la ricerca e la copia di brevetti esclusivi e quindi
di spionaggio industriale.
Dai tempi della guerra fredda, come documentato da centinaia libri e di film
esistevano le spie che si nascondevano dall’est all’ovest in innumerevoli
intrighi internazionali.
Oggi esistono i cyber-cracker che rimangono seduti davanti al computer in
qualche sperduta provincia cinese.
L'attacco cibernetico cinese contro i sistemi informatici delle potenze
occidentali è di due tipi: economico e militare. Cyber-criminali cinesi mettono in
allerta il mercato dell’economia italiana, giornalmente le aziende italiane
sono oggetto di attacchi informatici, specialmente quelle del nord e del
centro.
Il fatto non si presenta come nuovo in assoluto; un precedente famoso è quello
del maggio del 1999, quando gli USA hanno bombardato accidentalmente
l'ambasciata Cinese a Belgrado durante la campagna aerea della NATO. A questo
atto di guerra convenzionale, seguì il danneggiamento, in nome della Cina, di
molti siti Web americani nonché la diffusione di un gran numero di e-mail di
solidarietà alla causa cinese.
Il sito della Casa Bianca fu messo fuori uso per tre giorni a causa dell'enorme
quantità di e-mail ricevute.
Di recente è stata data notizia della violazione dei computer del Pentagono avvenuta lo scorso giugno e ad agosto anche la cancelleria tedesca ha rivelato cyber attacchi da Pechino.
Ma in Italia ad essere a rischio non sono
ministri o ministeri, ma le aziende, le piccole medie imprese, specialmente
private. Secondo fonti di stampa vi è l’ipotesi che i criminali cinesi siano
interessati proprio i dati riservati delle aziende, poiché questi forniscono
informazioni sufficienti per poter copiare modelli, design e brevetti. E’
stimato che su 1000 piccole aziende italiane che circa il 51% degli attacchi
perpetrati a loro danno siano di origine cinese. Questo è quanto affermato in
base ai dati di molti imprenditori insospettiti, dalle continue visite di
utenti cinesi sui loro siti.
Il cybercrime rappresenta la categoria di crimine in più rapida crescita a
livello globale.
La minaccia del crimine informatico per le aziende e i singoli
individui continua a crescere a una velocità impressionante. Una volta i cinesi
venivano in Occidente a fotografare le vetrine dei negozi di scarpe o di moda
per copiare i prodotti, oggi invece rubano i progetti direttamente dai server
delle aziende produttrici così sono in grado di immettere sul mercato un
prodotto contraffatto prima ancora che venga commercializzato.
La minaccia
dalla Cina è serissima anche perché, spesso, gli appartenenti ai gruppi di
studio, istituiti presso le Università informatiche cinesi, vengono utilizzati
dal Dipartimento di Sicurezza di Pechino attraverso società partecipate dagli
stessi professori, il cui reclutamento, per il governo di Pechino, è quasi a
costo zero.
Su Internet i cinesi vendono di tutto, dagli organi umani, ai medicinali tossici, svolgono traffici d'armi, di droga, gioco d'azzardo etc..: il cyber spazio cinese alimenta un grande business criminale. Le persone vengono apertamente reclutate su bacheche elettroniche e forum online dove il velo dell’anonimato li rende più intrepidi nel pubblicare informazioni.
I cyber-cracker cinesi non hanno bisogno solo di specialisti ma anche di persone
che possono riciclare denaro, che possono specializzarsi in furti d’identità,
qualcuno che rubi i numeri delle carte di credito e che poi li passi a qualcun
altro che produce carte di credito false. Non si tratta certo del crimine
organizzato tradizionale dove i delinquenti si incontravano in fumose stanze
sul retro. Molti di questi criminali informatici non si sono mai incontrati
faccia a faccia, ma solo online.
Diceva Napoleone: "Quando la
Cina si sveglierà il mondo tremerà".
E la Cina si è svegliata.
| Alessandro Sigismondi,
è informatico, esperto e consulente in Computer Forensics e Network
Forensics, docente in Sistemi Informatici e Sicurezza di Rete e
consulente legale presso Tribunali e Procure italiane in materia
di crimini informatici. Collabora come consulente presso Maxima Srl operando come Perito presso Tribunali e Procure italiane in qualità di esperto in Crimini Informatici partecipando ad indagini sia italiane che a livello europeo, analizzando i reati informatici in ogni
loro aspetto sia come tecnico che approfondendo la materia del penale
informatico. Collabora inoltre con l'Osservatorio internazionale Cards, iniziativa senza scopo di
lucro che opera per accrescere e diffondere informazioni, formazione,
comprensione e adozione dell’utilizzo della Smart Card e dei nuovi
sistemi di pagamento. Per contattare l'autore potete scrivere a alsigismo|chiocciola|gmail.com |