Lo spam è una problematica conosciuta e “temuta” dagli addetti ai lavori nell’ambito e-mail marketing.
Le criticità ad esso correlate sono facilmente tracciabili: la posta elettronica
è ormai uno strumento di comunicazione rapido e economico, e la sua
popolarità fra gli utenti si è affermata di conseguenza. Ma
recentemente, in seguito al moltiplicarsi di e-mail-spam, buona parte
degli utilizzatori di tale strumento, cerca di preservare la propria
casella di posta da e-mail non gradite, attraverso l’uso di un filtro
anti-spam.
Fin qui tutto bene, se non per il fatto che, spesso,
questi sistemi si rivelano troppo “zelanti”, ed etichettano come
“spam” o posta indesiderata anche delle email valide. Mediamente la percentuale di rischio si aggira fra il 10 e il 20 % sul totale delle email inviate.
A questo punto è necessario elaborare delle strategie per evitare tale
evenienza a chi, onestamente e nel rispetto delle leggi sulla privacy,
invia delle email a indirizzi di utenti che hanno espresso la volontà
di riceverle.
Di seguito cercheremo di capire quali possano essere le contromisure da
mettere in atto, visto e considerato che non esiste alcun un tool o un
metodo efficace e sicuro per proteggersi. Possiamo dunque formalizzare
delle strategie che ci permettano di capire come funzionano i filtri e,
di conseguenza, come poter agire.
I filtri antispam non sono proprio dei programmi particolarmente intelligenti, tant’è che si limitano a verificare la sussistenza di una serie di criteri, per lo più legati alle parole e alla loro formattazione, riscontrabili nella tua email.
Ad esempio, alcuni controllano per la presenza di frasi come "Clicca Qui!" o "Acquista ora GRATIS", e nel caso trovino nel testo o nell’oggetto dell’email questi "criteri" gli assegnano un valore probabilistico, in base ad una elaborazione bayesiana; dove maggiore è il punteggio, maggiore è la probabilità che la email sia realmente SPAM.
Riportiamo come esempio le parole che ricevono da SpamAssasin, uno dei filtri anti-spam più utilizzati, un più alto punteggio di rischio:
In pratica, se il testo della tua email
raggiunge la soglia segnalata come limite massimo di tolleranza, la tua
comunicazione viene inviata alla cartella posta indesiderata.
Con
l’ulteriore complicazione che tale limite non è universalmente
calcolabile, in quanto ogni filtro antispam ha diversi valori di
riferimento che ogni singolo utente può ulteriormente modificare
cambiando il livello di sensibilità del filtro.
È utile rimarcare che l’antispam è "auto-apprendente", ossia, adatta
continuamente i criteri di valutazione in base a ciò che riceve, a
quello che eventualmente l’utente indica come indesiderato, incrociando
poi i propri dati e statistiche con quelli online degli altri server
antispam.
Non rimane quindi che cercare di evitare gli errori più comuni e sperare che tutto vada per il meglio.
Di seguito gli errori più comuni che aumentano il rischio di far marchiare come spam la nostra comunicazione:
Come possiamo capire se le email siano già state filtrate e cestinate dagli antispam?
Fra le funzionalità generalmente offerte da una buona piattaforma di email-marketing,
vi sono quelle che permettono di verificare il tasso di apertura. Nello
specifico, se i valori sono in costante calo, potrebbe significare di
essere stati "filtrati".
Se non si dovesse disporre di dati storici di
aperture email, a cui riferirsi, si può comunque tener conto che un
tasso di apertura medio si aggira fra il 20 e il 30%.
In base allo stesso principio, anche l’alto tasso di bounce (email non recapitate) può essere indice di filtraggio. In questo caso si possono cercare filtraggi fra le statistiche che indicano le risposte date dagli SMTP, dove talvolta i filtri indicano i motivi per i quali hanno bloccato la email.
In conclusione, forse uno dei migliori suggerimenti è quello di provare ad osservare lo "spam" con ritrovata attenzione, analizzando come questo sia stato progettato e codificato.
Laura Francesconi
Laura Francesconi
lavora presso Hoplo ed è Responsabile Marketing della
piattaforma di email marketing Infomail. Opera da anni nel settore internet in Italia.
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