Per il suddetto motivo, soltanto i computers hanno la capacità di
effettuare rapidamente ed esaustivamente un appropriato tagging
semantico di un qualsivoglia contenuto od informazione complessa (ad
esempio un testo), sebbene essi possano altresì operare in qualità di
suggeritori di etichette e di categorie semantiche (tags ontologici)
nei confronti di chiunque abbia la necessità di taggare semanticamente
un qualcosa.
Inoltre, in quanto in grado di uniformare i significati,
l’etichettatura ontologicamente esatta dei contenuti e delle
informazioni esistenti su Internet costituisce un requisito
indispensabile per aumentare la trovabilità degli stessi.
E nel mentre il Web evolve verso il Web Semantico, sulla Rete emergono una serie di servizi e di piattaforme che permettono di taggare semanticamente i suoi contenuti, sia in modo automatico che semi-automatico, sia in maniera collaborativa nonché "aperta".
Ecco quindi che, al fianco di servizi come Twine o Freebase, per quanto concerne il tagging semantico (automatico) di contenuti, nasce il servizio Calais di Reuters,
un servizio attualmente utilizzato anche dal Powerhouse Museum of
Science and Design di Sydney allo scopo di taggare semanticamente la
sua collezione online (lo riporta ReadWriteWeb).
Ecco inoltre servizi, strumenti e sistemi (alcuni sperimentali) che, a vario titolo, implementano funzionalità di tagging semantico o di tagging semantico collaborativo, come ad esempio notitio.us, SCOT, int.ere.st, MOAT, FaceTag, ecc. Ecco infine piattaforme od iniziative come OpenTagging o TagCommons.
In conclusione perciò, una delle peculiarità del Web Semantico sarà data dall’esistenza di un sistema di tagging ontologico aperto, comune, e distribuito sull’intera Internet, laddove probabilmente le folkstologie (ontologie e schemi ontologici in qualche modo modificabili da parte delle comunità di utenti Internet) si sostituiranno gradualmente alle folksonomie.
Enrico Bertini
Via Stalkk.ed