Il risparmio gestito on line non decolla
Un anno a basso tasso di crescita, aumenta l’offerta non parte la domanda, poca trasparenza e innovazione. Il mercato dei fondi on line disattende le aspettative di crescita degli operatori.
Redazione PMI-dome |
24 aprile 2008
Tra il 2006 ed i 2007 si è registrato un incremento dell’offerta di
fondi. I player che offrono prodotti multimarca sono gli stessi del
2006 ma registrano un aumento dell’offerta sia in termini di fondi che
per numero di Società di Gestione. L’aumento dei prodotti offerti non
ha avuto ricadute consistenti sul numero di clienti che si avvalgono
dei servizi online. Rispetto alle rilevazioni del 2006, rimane stabile
le percentuale dei clienti del comparto sul totale del banking online:
su 5,3 milioni di clienti delle banche online, meno del 10% consulta la
propria posizione sui fondi. L’offerta dei fondi online sarà in grado
di sbloccare la crisi del settore del risparmio gestito?
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La
crisi che, a partire dal 2006, ha colpito il mercato dei fondi riguarda
anche i servizi online del comparto. Gli istituti bancari che offrono
fondi multimarca rimangono 4 e aumentano considerevolmente l’offerta di
prodotto, così come il numero di società di gestione del risparmio. Se
nel 2006 i quattro player multimarca facevano riferimento a 84 società
di gestione attualmente si rivolgono a 126 SGR. In particolare Fineco
fa registrare l’aumento percentuale maggiore, 85%, Iwbank, pur
mantenendo il numero maggiore di società esterne, presenta un tasso di
crescita inferiore, intorno al 20%.
Aumenta anche il numero di
fondi offerti. I quattro player multimarca, in particolare, propongono
una serie di prodotti per diversificare il più possibile il mercato.
Fineco rispetto al 2006 aumenta l’offerta di fondi del 140% passando da
1.000 a 2.400 mentre Iwbank incrementa del 35% circa, passando da 1.400
fino a 2.000. Banca Sella e Webank presentano una gamma di prodotti ben
al di sotto dei primi due player.
La logica del supermercato
proposta dai player multimarca non sembra però avere sviluppato
dinamiche virtuose sul bacino di utenza. Se guardiamo infatti ad altri
rami del mercato del risparmio, come i conti deposito o l’investimento
in titoli, vediamo che la percentuale di chi investe in fondi è
inferiore. Su questo dato influisce di sicuro la poca trasparenza
dell’offerta e la minore predisposizione all’informazione finanziaria
da parte dell’utenza. Infatti solo il 28% di chi utilizza il banking online accede ad un’informazione finanziaria.
Sul versante della
trasparenza dell’offerta bisogna sottolineare la differenza esistente
fra i player multimarca e gli altri.
I primi infatti dispongono di siti
web che rispondono alle esigenze di una clientela attiva. Sui siti di
questi operatori è infatti possibile ottenere le informazioni
necessarie per attivarsi e per gestire il proprio portafogli in
autonomia. Gli altri player invece mantengono delle modalità di sito
vetrina senza tra l’altro sfruttarne appieno le possibilità neanche
sotto questo aspetto. Su molti dei siti in questione infatti risulta
persino difficile ottenere informazioni inerenti i prodotti offerti.
Tali informazioni stentano ad ottenersi anche chiamando i numeri verdi
reperibili sulle pagine web. Questa stato di cose costringe ancora la
clientela a recarsi in filiale per ottenere anche solo informazioni
inerenti il prodotto.
In generale la percentuale di utenti che
utilizzano i servizi online del risparmio gestito rappresentano ancora
una quota inferiore al 10% del mercato del banking, rimanendo intorno
ai 400 mila. Questo dato conferma che i servizi online del mercato del
risparmio gestito non riescono a sfruttare le potenzialità del mezzo.
La dinamica del mercato si sviluppa inoltre in maniera concentrata dal
momento che solo i primi 5 player hanno quote superiori al 10%: Banca
Intesa, Ing Direct, Fineco, San Paolo e Unicredit. La miglior
performance è di Fineco che avanza di tre posizioni e che vede così
premiata la politica di ampliamento dell’offerta di fondi e
diversificazione delle Società di gestione. Intesa passa dal secondo
posto al primo e Ing Direct dal terzo al secondo.
Le modalità di
acquisizione di clientela mantengono comunque delle differenza. Alcuni,
come Intesa, usano l’online semplicemente come strumento di
avvicinamento obbligando il cliente a recarsi in filiale per la
conclusione vera e propria. Diversamente Ing Direct mira
all’acquisizione di clientela tramite offerte molto convenienti su
comparti diversi, come i depositi online. Acquisita la fiducia del
cliente propone successivamente prodotti di risparmio gestito
appetibili dal punto di vista delle performance.
Appare
interessante osservare che il liberarsi di risorse economiche derivanti
dalla riforma della previdenza integrativa non abbia influito in alcun
modo sul mercato del risparmio gestito. Sono 4,6 milioni gli utenti che
si sono rivolti a forme alternative di gestione o pensionistica. In
particolare, rispetto all’anno precedente, si è registrato un aumento
percentuale del 41,8%. Il mercato del risparmio gestito non è stato in
grado dunque di intercettare le risorse liberate dall’intervento del
legislatore, contrariamente per esempio a quanto successo per il
pagamento dei moduli F24 on line che ha fatto registrare una immediata
impennata del mercato del banking online.
Il risparmio gestito
online risente dunque sì della crisi generale che investe il settore
tradizionale, ma i player online hanno anche delle evidenti
responsabilità sul mancato sviluppo di questo settore. Poca trasparenza
e fruibilità dello strumento aggiunti alla scarsa scolarità
finanziaria, soprattutto italiana, confermata dalla bassa fruizione dei
siti di news a tema, svolgono un ruolo determinante. Tuttavia il tasso
di innovazione dei servizi dal punto di vista dell’offerta non permette
di sfruttare i vantaggi della digitalizzazione del settore. In tal modo
il mercato on line rimane legato alle dinamiche del risparmio gestito
tradizionale e non intercetta i flussi disponibili.